Le distanze tra Kurz e Kogler, un antileader che ha fatto rinascere i Verdi

Micol Flammini

L'ex cancelliere rivince in Austria, ma a chi concederà il ruolo di partner? Tre strade, un’idea e il nemico comune d’Europa

Roma. Di parlarsi al momento non c’è fretta, meglio aspettare, valutare ogni possibilità e poi fare il passo decisivo. E visto che i colloqui per formare la futura coalizione di governo in Austria potrebbero essere molto lunghi, Sebastian Kurz prende tempo. Il tempo necessario per capire chi tra socialdemocratici, estrema destra e Verdi potrebbe essere il partner migliore, il più duraturo e il più costruttivo. Nessuno dei tre è perfetto, con l’Spö e l’Fpö il Partito popolare ha già governato, mentre con i Verdi sarebbe una novità, rischiosa. Al momento i due partiti hanno pochi punti di contatto ma, come hanno mostrato le dinamiche europee e anche italiane, la presenza di un nemico comune è in grado di mettere insieme forze tra loro poco omogenee.

 

Il voto di domenica in Austria ha consegnato al leader dell’Övp una vittoria netta, il Partito popolare ha guadagnato il 37 per cento dei voti, più delle elezioni del 2017 e più delle elezioni europee di maggio. L’ex compagno di coalizione, l’estrema destra dell’Fpö, ha invece perso dieci punti, la maggior parte dei voti è passata ai popolari e, dopo aver fatto una campagna elettorale di corteggiamento a Kurz, il suo leader, Norbert Hofer, ha dichiarato che il partito ha bisogno di ristrutturarsi e, per farlo, è meglio stare all’opposizione. Ma al di là delle loro scelte, e nonostante i sondaggi che indicano come gli elettori del Partito popolare non vedano male una nuova coalizione con l’Fpö, potrebbe essere lo stesso Kurz a voler chiudere la stagione dei suoi rapporti con l’estrema destra. Anche i socialdemocratici dell’Spö, che assieme all’Fpö avevano votato a fine maggio contro la fiducia al cancelliere determinando la caduta del governo, hanno perso voti rispetto alle elezioni del 2017, fermandosi al 22 per cento, il peggior risultato nella storia. Sono ancora partner possibili per Kurz, la leader socialdemocratica Pamela Rendi-Wagner aveva detto di non essere contraria al ritorno di una grande coalizione austriaca, ma quello contrario, al momento, rimane lui, il leader dell’Övp, che aveva iniziato, giovanissimo, la sua carriera politica promettendo che mai si sarebbe impantanato nell’alleanza che aveva bloccato per anni la politica del paese.

 

Gli altri vincitori delle elezioni sono i Verdi, rinati dopo il 3,8 per cento alle elezioni del 2017 che sbarrò loro la strada per il Parlamento. I Verdi hanno ottenuto il 14 per cento dei voti grazie al loro nuovo leader, Werner Kogler, che ha deciso di assumere la guida del partito nel momento in cui stava per scomparire, non aveva né soldi né elettori. Kogler è un antileader, tornato dopo la rottamazione – i Verdi si erano messi in testa di ringiovanirsi con pessimi risultati – ha accettato l’incarico rifiutando compensi, ed è stato proprio lui a portare il partito – complici anche gli scandali dell’Fpö, la caduta del governo e un’attenzione internazionale nei confronti dei temi dell’ambiente – a un risultato storico, mai raggiunto prima. Kogler, con lo sguardo dietro ai suoi occhiali verdi, entrato nella storia parlamentare per un discorso di dodici ore e quarantadue minuti contro le stime di bilancio del governo – concluse l’intervento dicendo: “Ecco, ho detto tutto” – ha trasformato il partito da una voce flebile di opposizione extraparlamentare a una forza potenziale di governo.

 

Mentre Kurz fa i conti, con attenzione, e si muove alla ricerca di partner, la sua predilezione potrebbe posarsi proprio su di lui. L’alleanza sarebbe strana, innaturale, dal momento che la popolarità dell’Övp dipende in gran parte dalla decisione di Kurz di spostare a destra le politiche del partito e a qualche sparata contro l’Ue, il leader dei popolari è un europeista ma per accontentare la sua base ha ceduto qualche volta anche lui a comodi commenti euroscettici. Il cancelliere ha una propensione per il rischio e per la sperimentazione, soprattutto è molto bravo a capire gli umori e i fenomeni sociali e politici dell’Austria, a coglierli durante la loro evoluzione, e il balzo dei Verdi non può essere sottovalutato. Per formare un governo con loro potrebbe anche non avere bisogno dei liberali, il partito Neos è all’8 per cento, una coalizione soltanto con i Verdi potrebbe bastare. I compromessi da raggiungere sono tanti, ma per il partito di Kogler entrare a far parte di un governo è un’occasione. Övp e Verdi sono molto distanti su tematiche come immigrazione, spesa sociale e politiche per l’ambiente, ma a tenerli insieme potrebbe essere il nemico comune (l’ultradestra) e la consapevolezza che, anche se non si piacciono tra di loro, la loro unione piace a livello internazionale. “Dobbiamo ribaltare i concetti”, ha detto domenica Kogler ancora incredulo, lasciando intendere di essere disposto a parlare con Kurz, il vero arbiter del futuro governo. Ma entrambi dovranno fare i conti anche con le loro basi, quelle più estremiste, che in questo caso non è detto che si tocchino.

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