Il voto contro Kurz

Andrea M. Jarach

Il cancelliere austriaco è stato sfiduciato, ma l’Övp rimane forte. Le scelte del presidente Van der Bellen

Monaco. Gli appelli alla stabilità da parte del presidente austriaco Alexander Van der Bellen non sono serviti e il Parlamento ha votato a favore della sfiducia nei confronti del cancelliere conservatore, Sebastian Kurz. A sfiduciarlo sono stati i 51 deputati dell’Fpö, dopo lo scandalo che ha travolto il vice cancelliere Heinz-Christian Strache e il licenziamento dei ministri dell’estrema destra che erano al governo in coalizione con Kurz; i 52 deputati socialdemocratici dell’Spö; e i 7 della lista Jetzt, la sinistra radicale che per prima aveva chiesto la sfiducia.

 

Durante il dibattito parlamentare, il cancelliere ha difeso l’attività di governo e ha ribadito di aver visto anche lui due settimane fa per la prima volta – “come la maggior parte di voi” – il video di Strache nella villa a Ibiza. “I contenuti ci hanno sconvolto e dimostrato che c’è un approccio diverso alla politica e mi è stato chiaro che fosse la fine del governo. Resto fedele al mio atteggiamento, stabilità, chiarezza e collaborazione tra i partiti sono importanti” e in qualsiasi posizione “darò il mio contributo”, ha detto Kurz.

 

L’Spö domenica sera aveva però già deciso all’unanimità di seguire l’indicazione della lista Jetz e di presentare una propria mozione di sfiducia contro Kurz, che è quella che è stata poi votata. Secondo la presidente della Spö, Pamela Rendi-Wagner, il cancelliere austriaco è stato corresponsabile della crisi in cui è piombata l’Austria per avere portato al governo i populisti della Fpö, ma soprattutto ha perso la fiducia del suo partito in questi dieci giorni perché non ha fatto alcun passo verso le opposizioni. Rivolgendosi a Kurz, la leader dell’Spö ha ribadito che “la sua politica ha trascinato per la seconda volta il paese a nuove elezioni”. Il compagno di partito Hannes Jarolim ha sottolineato che “un governo come questo non c’è mai stato prima in tutta la seconda Repubblica”, “la fiducia non è una cosa che lei signor cancelliere ha guadagnato o per cui ha lavorato, l’Spö richiede democrazia non egomania”. Per l’Övp, il partito di Kurz, la condotta dell’Spö è stata “contro il popolo”, come ha detto un esponente del partito. Gabriela Schwarz, sempre dell’Övp, ha a sua volta attaccato la mossa della lista Jetzt dicendo che il suo leader, Peter Pilz, “non è nella posizione di fare la morale”, la strada con Sebastian Kurz, secondo la deputata della Övp, era “buona”. Martin Engelberg (Övp) ha sperato fino all’ultimo in un ripensamento: “Le mozioni di sfiducia sono del tutto ingiustificate”, ha detto. Non è mancato un lungo applauso al cancelliere dagli scranni dei deputati del suo partito, ma non è valso a nulla, i 52 deputati socialdemocratici e i 7 della lista Jetzt hanno fatto cadere il governo. Il loro voto tuttavia non sarebbe bastato e alla fine del dibattito contro il cancelliere hanno votato anche i 51 deputati della Fpö. A favore di Kurz erano schierati i 61 deputati dell’Övp e i 10 del partito liberale Neos. L’ex ministro dell’Interno Herbert Kickl (Fpö) ha detto di essere d’accordo con il capo del governo soltanto sul fatto che il governo, di cui il suo stesso partito era parte prima della rottura della settimana scorsa, ha fatto un buon lavoro, ma per il resto ha usato parole di fuoco contro il suo ex alleato. Anche Norbert Hofer, nuovo leader dell’Fpö, ha ribadito che “è venuta meno troppo in fretta e con leggerezza una coalizione molto amata e di successo”. La stessa presidentessa dei liberali di Neos, Beate Meinl-Riesinger, pur avendo tentato di salvarlo, aveva chiesto al cancelliere più trasparenza. Per far cadere il governo sarebbe comunque bastata anche solo la maggioranza semplice. Sebastian Kurz, è apparso davanti ai suoi sostenitori dopo il voto di sfiducia e ha dichiarato: “Finora Spö e Fpö hanno detto soltanto ‘Kurz deve andarsene’, devo deluderli, io sono sempre qui. Dobbiamo accettare la decisione del Parlamento di oggi ma alla fine, a settembre, deciderà la democrazia, grazie per il vostro appoggio”.

 

E’ la prima volta, dopo 185 tentativi andati a vuoto dal 1945 a oggi, che un voto di sfiducia riesce nell’intento di far cadere un governo in Austria. A questo punto il presidente Alexander Van der Bellen dovrà dare a un nuovo cancelliere l’incarico di formare un governo provvisorio per traghettare il paese verso le elezioni che sono previste a settembre. Il nome più probabile potrebbe essere quello dell’ex commissario europeo Franz Fischler che gode dell’appoggio sia della Spö sia, seppure al di fuori del Parlamento, dei Verdi.

 

Non sarebbe neppure preclusa a Van der Bellen la possibilità di conferire un secondo incarico se non allo stesso Kurz a un’altra personalità dell’Övp, dal momento che alle elezioni europee di domenica il partito popolare è stato il vincitore assoluto con il 35,3 per cento di voti, mentre l’Spö si è fermata al 23,7, perdendo punti anche rispetto alle elezioni politiche del 2017. Già da questa sera i capi di stato e di governo dei paesi membri dell’Unione europea si dovranno riunire per decidere quale nome suggerire al Parlamento europeo come successore, tra le altre cariche, di Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione.

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