Sebastian Kurz prepara il suo ritorno alla guida dell’Austria (Foto LaPresse)

In Austria si vota e tutti i partiti si sono inventati video di corteggiamento a Kurz

Micol Flammini

Vienna si prepara al ritorno del Wunderkind, l’usato sicuro che ha ancora qualche sorpresa da riservare

Roma. Delle elezioni di domenica in Austria non c’è da domandarsi chi vincerà, il nome del futuro cancelliere sarà quello di Sebastian Kurz. Bisogna chiedersi piuttosto a cosa assomiglierà l’Austria del prossimo governo. Sarà di nuovo espressione del populismo educato del trentatreenne Kurz e di quello di estrema destra dell’Fpö, o riproporrà la già collaudata alleanza centrista con i socialdemocratici? Oppure sarà un nuovo esperimento, una complessa alchimia a maggioranza popolare ma con istanze verdi e sfumature liberali? Mentre su Kurz per gli austriaci non si discute – secondo i sondaggi il suo partito, l’Övp è al 34 per cento – il cancelliere uscente potrà permettersi di scegliere i suoi futuri compagni di governo, ma dovrà prestare attenzione, perché, questa volta, la priorità sarà formare un esecutivo in grado di durare per l’intera legislatura. In questa campagna elettorale il leader dei popolari si è lasciato corteggiare un po’ da tutti. Ha portato avanti i suoi obiettivi e le sue promesse, senza discostarsi molto dal Kurz della passata campagna elettorale, ma con la leggerezza di chi sa che la vittoria è già stata conquistata e riserva le energie per i giorni che verranno: quelli delle trattative. Gli altri partiti rispetto ai mesi scorsi sono sembrati docili pretendenti, si sono fatti guerra tra di loro senza troppo interferire nei piani di Kurz. Anzi, del fatto che il leader dell’Övp sarebbe diventato il futuro cancelliere non ne hanno nemmeno fatto mistero.

 

Il partito della libertà, l’Fpö, l’ultimo compagno di coalizione, i cui scandali – il video da Ibiza pubblicato a maggio in cui Heinz-Christian Strache, vicepremier e leader del partito, faceva promesse a una sedicente nipote di oligarca – hanno portato alla caduta del precedente governo, si è lanciato in un corteggiamento elettorale spietato, culminato con uno spot in cui Norbert Hofer, nuovo leader dell’Fpö, e un finto Kurz fanno terapia di coppia. Parlano di obiettivi, scoprono interessi e punti in comune, si appassionano l’uno e l’altro e la terapista conclude dicendo che non ne vale la pena di buttare all’aria una relazione così bella per “una sciocchezza”. La sciocchezza sarebbe l’Ibizagate e mentre, sempre a ridosso delle elezioni, stanno emergendo nuovi scandali su Strache, Hofer ha deciso di fare un po’ di pulizia all’interno del partito, di allontanare i più estremisti e di avvicinarsi al modello di una destra, almeno in apparenza, un po’ meno estrema. L’Fpö è al 20 per cento, segno che agli scandali i suoi elettori non sono interessati e anzi molti austriaci, soddisfatti dalla rigida politica contro l’immigrazione e dei tagli alle tasse, avrebbero preferito che il governo precedente non fosse mai caduto. Ma per Kurz l’alleanza con Hofer è un rischio e andare al governo ancora una volte con un partito di impresentabili segnato da tanti scandali potrebbe ritorcerglisi contro. Stringendo un’alleanza con i socialdemocratici, che i sondaggi danno al 22 per cento, verrebbe meno alla promessa di cambiamento, Spö e Övp hanno governato insieme per decenni e Kurz iniziò il suo primo mandato da premier dicendo di voler interrompere il corto circuito dell’immobilità delle coalizioni della politica austriaca.

 

C’è un campo ancora inesplorato però, al quale Kurz guarda con interesse ma senza troppe illusioni ed è la possibile alleanza con i Verdi, che ora hanno la possibilità di entrare in Parlamento, e i liberali del partito Neos. Una prova di questa coalizione è già stata fatta nel comune austriaco di Baden e il leader dell’Övp potrebbe tentare di riproporla a livello nazionale. Persistono, soprattutto tra i Grüne e i popolari, molte divergenze, il tema migranti è centrale nel programma di Kurz e difficilmente sarà disposto a fare concessioni. Anche in un video della campagna elettorale dei Verdi compare Kurz (finto anche questo) che al tavolino di un bar si lamenta delle sue relazioni fallite, poi entra una ragazza, una Grüne, e lo corteggia, lo irretisce a tal punto che lui le promette che cederà su tutto, sulle politiche ambientali e anche sull’accoglienza. Ma i Verdi sembrano crederci poco, infatti alla fine del video arriva Hofer e lo salva dalla “deriva a sinistra”.

 

Sono cinque i gruppi che potrebbero entrare in Parlamento (Övp, Spö, Fpö, Grüne e Neos) e ognuno è un possibile partner per Kurz. Le varie opzioni tuttavia rappresentano visioni del paese che non si assomigliano nemmeno un po’, in cui l’unico elemento in comune è la presenza di Sebastian Kurz. Il bambino prodigio, il Wunderkind, che sembrava essere caduto a maggio dopo l’Ibizagate, sta tornando tra i corteggiamenti dei suoi stessi oppositori. Gli austriaci credono in lui, più del 2017, e lui ha una sicurezza: rappresenta l’usato sicuro che ha anche qualche sorpresa ancora da riservare.

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