cerca

L’alleanza anti Brexit segna un punto

I Lib-dem vincono in Galles e riducono a uno la maggioranza dei Tory ai Comuni

3 Agosto 2019 alle 06:00

L’alleanza anti Brexit segna un punto

La neoleader dei Lib-dem, Jo Swinson (foto LaPresse)

Jane Dodds ce l’ha fatta, alle suppletive di giovedì la candidata liberaldemocratica ha strappato il seggio di Brecon and Radnorshire in Galles ai conservatori: con un margine di un migliaio di voti in più ha ribaltato il predominio dei Tory, che era di circa ottomila preferenze al voto del 2015, e soprattutto ha rosicchiato un altro pezzo della maggioranza ai Comuni dei conservatori che ora è ridotta soltanto a un seggio. La neoleader dei Lib-dem, Jo Swinson, contava molto su questo voto perché era il test per un modello da replicare su scala nazionale: i Verdi e il partito gallese Plaid Cymru hanno deciso di non presentare i loro candidati e di unirsi alla Dodds, per dare forza all’offensiva anti Brexit dei Lib-dem. La Remain Alliance, come viene chiamata questa coalizione di partiti e movimenti contrari all’uscita dall’Unione europea, ha trovato il suo primo successo, dopo molti tentativi andati a vuoto. La Swinson ha escluso di allargare l’alleanza anche al Labour, non è un partito anti Brexit ha detto, e la serata gallese per la compagine di Jeremy Corbyn è stata invero deludente: il Labour è arrivato quarto, superato dal Brexit Party di Nigel Farage (e poco sopra al Monster Raving Lonny Party, per dire). “Il Regno Unito non deve scegliere soltanto tra Boris Johnson e Jeremy Corbyn”, ha detto la Swinson ieri mattina, celebrando la vittoria, e ricordando che mai come ora l’alternativa ai due principali partiti è possibile, bisogna superare i “tribalismi” e creare un’alleanza sempre più solida, in chiave anti Brexit. Nonostante i Tory abbiano liquidato la sconfitta senza soffermarsi troppo – dal 1997 al 2015 questo è stato un feudo dei Lib-dem – la maggioranza di un unico parlamentare ai Comuni di Londra è per loro preoccupante, per due ragioni: la prima riguarda la procedura della Brexit che deve passare dal Parlamento, dove già si è impantanata più volte. La seconda è che secondo i sondaggi siamo nel pieno del cosiddetto “Boris bounce”, lo slancio di consenso determinato dalla nomina di Johnson a premier. Un balzo piccino.

Redazione

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi