Un tè al Cremlino

Micol Flammini

Vladimir Putin e Oliver Stone, storia del presidente russo e del regista di tutti i complotti in cerca di autore

Russia, Russia, Russia, Russia, Russia. Oliver Stone, il tè, i pasticcini e Vladimir Putin. I due sono al Cremlino, il regista americano fa domande e il presidente russo risponde, con cortesia. Il duetto non è nuovo, già due anni fa da questo cinguettio era nato un film che venne trasmesso in due puntate in Italia su Rai Tre. Oliver Stone voleva dimostrare che su Putin c’è un grande fraintendimento internazionale, e quelle quattro ore di intervista uscite con il titolo “Putin Interviews” sono un inno al putinismo, il tentativo di far credere al mondo che ciò che si dice sulla Russia non è vero. Il film forniva dei dettagli interessanti sulla vita del presidente russo, l’hockey, il suv, la dacia immersa negli ori, la religione e le icone. Putin confessava al regista che al telefono lui e Obama si chiamavano “Barack e Vladimir”, poi raccontava del nonno che era stato il cuoco personale di Lenin, l’allontanamento dalla famiglia per cercare di non metterla in pericolo. “Il caffè lo vuole con lo zucchero?”, domandava Vladimir Putin a Oliver Stone. Amicizia, pacche sulle spalle e una serata trascorsa a guardare “Il Dottor Stranamore”, che Putin non aveva mai visto, “La figura del generale russo è stata resa bene”, dice il presidente per commentare il film di Kubrick. Qualche mese dopo il capo del Cremlino è stato riconfermato con oltre il 70 per cento dei voti e Oliver Stone si è messo a lavoro per realizzare un documentario sulla guerra in Ucraina. Nel Donbass c’è un conflitto che va avanti dal 2014, i separatisti filorussi combattono contro l’esercito ucraino, vogliono la secessione, vogliono diventare Russia come la Crimea prima di loro, una guerra che finora ha fatto oltre diecimila morti e scatena crisi dopo crisi, piccoli scricchiolii, rotture che non sono mai passeggere. Oliver Stone dice di voler raccontare la verità, di voler dire a tutti che gli Stati Uniti non sono quello che dicono di essere e su questo argomento ha anche realizzato una serie di documentari, “The Untold History of the United States” – il cofanetto era anche visibile sulla scrivania di Putin in un episodio delle interviste – per riscrivere la versione della storia in cui a essere dalla parte della ragione, se una ragione esiste, è sempre la Russia. A questo ha dedicato l’ultima fase della sua carriera e idolo, centro e perno dell’ideologia di Stone è Vladimir Putin. Di recente è tornato a trovarlo, era il 19 giugno scorso. La trascrizione di quella conversazione è poi stata pubblicata sul sito del Cremlino settimane dopo, piena di convenevoli e gentilezze, è il secondo atto di quel rapporto di amicizia tra sconosciuti. “Vorrei chiederle di fare il padrino a mia figlia”, dice Stone dopo che Putin ha ammesso di averlo fatto per diversi bambini. “Vuole diventare ortodossa?”, risponde Putin plaudendo a uno dei pilastri del suo potere: il Patriarcato di Mosca. “Ce la faremo diventare – propone Stone – è una credente”. La figlia del regista ha ventidue anni e i due iniziano a parlare di giovani, di costumi, di mode. Due vecchi amici che sbadigliano davanti a un tè. Parlano del più e del meno fino al momento in cui si arriva al vero tema dell’incontro: l’Ucraina. Il documentario prodotto da Oliver Stone nell’ultimo anno è sulla crisi ucraina, la rivoluzione di Euromaidan, la Crimea, il Donbass. Il fine è sempre lo stesso, mostrare che le cose non stanno come le raccontano l’Unione europea o gli Stati Uniti. Il documentario è stato presentato al Taormina Film Festival all’inizio di questo mese, si intitola “Revealing Ukraine” ed è stato diretto da Igor Lopatonok. Personaggio principale è Viktor Medvedchuk, capo di gabinetto del presidente ucraino Kuchma, fuggito in Russia dopo le proteste a Kiev. Medvedchuk racconta nel documentario di avere un suo piano per risolvere la guerra nel Donbass, Putin nell’intervista dice di non conoscerlo granché, pur avendo fatto da padrino anche a sua figlia, ma non si incontrano spesso e di lui sa soltanto che suo padre era stato mandato in Siberia dal regime sovietico perché era un nazionalista e che lo stesso Medvedchuk è a sua modo un nazionalista. “Quando ho sentito le parole ‘nazionalismo ucraino’ – dice Stone – mi sono spaventato perché ho subito pensato a Stepan Bandera e ad altri che hanno quei valori. Il nazionalismo ucraino è molto pericoloso”. “In generale il nazionalismo è un segno di mentalità ristretta, ma non voglio offendere il signor Medvedchuk”, risponde Putin che con i nazionalisti di tutta Europa è abituato a flirtare. Oliver Stone dice di essere interessato alla verità, chiede, domanda indaga. Il presidente russo qualche volta si distrae, “a che punto eravamo rimasti?”, riprendono il discorso e quando parlano di Ucraina, quando parlano della rivoluzione che fu Euromaidan, quando parlano delle manifestazioni e delle proteste – anche lì il costo di vite umane fu alto, troppo alto, 100 morti e oltre mille feriti – che portarono alla fuga in Russia del presidente Viktor Yanukovich, che preferì riprendere le relazioni con Mosca e abbandonare gli accordi con Bruxelles, facendo infuriare gli ucraini, quando parlano delle elezioni che portarono alla vittoria di Petro Poroshenko, i due usano sempre il termine “colpo di stato”. Putin dice che russi e ucraini non hanno ragioni per odiarsi, fanno parte di un unico popolo. “Sai, la nostra relazione non è facile al momento. Questo è il risultato dei gravi eventi legati al colpo di stato. L’altra parte di questa storia è la propaganda dell’attuale governo in Ucraina, che incolpa la Russia per tutti i tragici eventi che ne sono seguiti”.

  

 

Stone: “Volevo chiederle di fare da padrino a mia figlia”. Putin: “E’ ortodossa?”. Stone: “Ce la faremo diventare”

Russia, Russia, Russia, Russia, Russia, iniziano a dire varie voci di giornalisti internazionali nel documentario “Revealing Ukraine”. Mentre scorrono immagini di morti, di sangue, di fiamme e feriti, i media internazionali ripetono: “Russia, Russia, Russia, Russia, Russia”. Bbc, Cnn e Msnbc, secondo Oliver Stone, sono tutti megafono della propaganda contro il Cremlino. Il documentario ha il fine di dimostrare che la colpa di quanto successo è di Obama, è degli Stati Uniti e, ovvio, è anche di George di Soros, il miliardario americano di origini ungheresi che compare nel film mentre dice riferendosi a Euromaidan: “Questa è la nascita di una nazione”.

 

Nell’intervista pubblicata sul sito del Cremlino, Stone chiede a Putin di raccontare di Barack Obama e degli accordi che i due presero per telefono nel 2014 per cercare di risolvere il conflitto in corso tra Russia e Ucraina. “Posso dire che gli Stati Uniti non hanno rispettato i patti. Mi fermerò qui non entrerò nei dettagli”, risponde il presidente russo che sembra perplesso dall’attuale rapporto tra Kiev e Mosca, “sono un unico popolo”, gli ucraini, racconta il presidente, “erano tutti ortodossi e si consideravano russi, non volevano far parte del mondo cattolico, verso il quale voleva trascinarli la Polonia”.

 

  

Stone: “Pensa che ci sia qualche ragione per l’odio contro la Russia in Ucraina?”. Putin: “E’ il risultato dei gravi eventi legati al colpo di stato”

Oliver Stone, vincitore di tre premi Oscar, tra le sue mille giravolte, è rimasto un ragazzo interrotto (copyright Maurizio Crippa). Bloccato nella sua esperienza da marine nel Vietnam. Da lì non è più tornato e i suoi film, i suoi filoni insistenti sui quali lavora per anni e poi abbandona, sono un modo per ripartire da lì, dal Vietnam. La violenza, la storia e ora l’ossessione per la verità, il terzo filone che ha già il suo eroe: Vladimir Putin. Ma la verità che Stone ora ha deciso di abbracciare è la rottura con il mondo che narrava un tempo, è la pedanteria di chi scova il complotto in ogni cosa. Il regista chiama il complotto verità. Perché le interessa il conflitto in Ucraina, gli domanda Medvedchuk nel documentario, “perché io ho a cuore la pace”, risponde Stone che aggiunge: “Sono stato in Vietnam”. La passione di Oliver Stone per Putin era già nota, nulla di nuovo, nulla di diverso dall’uscita di “Putin Interviews” o di “Snowden”, il film sull’informatico responsabile della rivelazione di informazioni segrete del governo americano, ma la decisione del Cremlino di pubblicare l’intervista è parsa curiosa e inusuale. Oleg Kashin sul quotidiano russo Republic ha definito l’intervista “il testo più ridicolo mai più pubblicato dal sito del Cremlino”. Kashin è un giornalista dissidente, un expat, è stato aggredito fuori dalla porta di casa, non ama il presidente ma in questa intervista ha visto un manifesto, un requiem, il tentativo del capo del Cremlino di scrivere il proprio “Autunno del patriarca”, dove, dice il giornalista russo, si trova l’ostentazione malinconica di un mondo andato, di un mondo che non è mai cambiato perché gli altri (leggi Stati Uniti e Unione europea) non hanno voluto cambiare nulla, non hanno seguito la saggezza dei valori putiniani. “Sfortunatamente – dice Stone nell’intervista al Cremlino – il mondo è degenerato in questi due anni, con tutte queste calunnie e accuse, combattimenti sporchi”, si riferisce alle accuse che vengono mosse a Mosca di aver interferito nelle elezioni americane come nella Brexit. “Non ci sono più regole”, ribatte Putin davanti alla sua tazza di tè un po’ annoiato da questo parlottare tra amici. “Ma tu hai delle regole – interviene Stone in fretta per riportare la verità – dici no alle interferenze”. Il presidente inaspettatamente risponde: “Io ho dei princìpi”. C’è un sussulto di malinconia. Secondo Kashin sembra una farsa, l’idea di uno staff quasi malevolo che ha voluto pubblicare la trascrizione per offrire a tutti uno sguardo dentro al mondo di Vladimir Putin mentre si avvicina al suo settantesimo compleanno e appare sempre più disinteressato al mondo. “Sono preoccupato per lei”, dice il regista. “Perché?”. “Vedo che ci sono così tanti problemi, che vive una condizione difficile, la appesantisce”, risponde Stone mentre osserva la sua verità reggere tutto il peso delle menzogne del mondo. “Ne abbiamo viste di peggiori”, lo rassicura il “patriarca”.

 

Stone: “Sono preoccupato per lei, vive una condizione difficile che la appesantisce”. Putin: “Non si preoccupi, ne ho viste di peggiori”

Putin ha fatto un giro su se stesso, era arrivato al Cremlino per rappresentare il nuovo mondo, la rottura, la novità. Ora rivendica di essere il vecchio mondo, lo ha fatto nell’intervista con il Financial Times e lo ha fatto davanti a tè e pasticcini con Oliver Stone, sarà per questo, si domanda Kashin, che ha affascinato tanto attori, cantanti e registi, un tempo icone degli anni Ottanta e Novanta: di nostalgia è piena la corte del Cremlino. Oliver Stone ora ha deciso di consacrare la sua carriera a Mosca, nell’intervista cerca con insistenza l’approvazione del presidente russo che invece spesso è distaccato e dice di non essere d’accordo, come sul caso Skripal, l’ex spia russa avvelenata a Salisbury lo scorso anno. E le prove indicano che ci sono state delle responsabilità da parte del Gru, l’intelligence militare russa. “Chi lo ha avvelenato?”, domanda Stone dal suo lato della verità: “Dicono che i servizi segreti inglesi non volessero che Sergei Skripal tornasse in Russia”. E’ Putin a non crederci. “Ha senso, non è d’accordo con me?”, insiste il regista. Il presidente russo non è d’accordo e anche Stone fa un passo indietro: “Pensa che io sia troppo complottista?”. Putin, benevolo, risponde che non lo pensa, “abbi cura di te stesso”. La farsa finisce. Russia, Russia, Russia, Russia, Russia. Putin ha scritto il suo “Autunno del patriarca”, il capo del vecchio mondo, Stone è ripartito a caccia della verità, quella che forse, per lui, si è interrotta in Vietnam.

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