L'opposizione oltre Alexei Navalny

Micol Flammini

I nomi, i volti, gli slogan di chi contesta il Cremlino per vincere a Mosca

Roma. Per essere ammessi alle elezioni municipali a Mosca i candidati hanno bisogno di almeno cinquemila firme. E fin qui, fino al momento di presentare le firme, i candidati di opposizione ci sono arrivati. Sono stati bloccati un passo più in là, al punto in cui la Commissione elettorale ha dovuto validare le firme e ha stabilito che molte erano false, alcune di persone inesistenti, altre di defunti. Gli aspiranti candidati hanno fatto di tutto per dimostrare il contrario, hanno cercato di coinvolgere la popolazione, di risvegliare i moscoviti che pure non hanno tardato a rispondere con manifestazioni. Due settimane fa i manifestanti sono andati a bussare alla porta dorata del municipio di Mosca, le elezioni saranno a settembre, gridavano “ammetteteli”, organizzavano picchetti con cartelli in mano. Lo scorso fine settimana invece c’è stata la grande manifestazione, oltre ventimila persone sono scese per strada per chiedere la riammissione alle elezioni dei candidati di opposizione e per sabato sono state annunciate ancora proteste. Complice anche il fatto che la protesta era stata autorizzata, i manifestanti erano più del solito. Una manifestazione perfetta, pacifica. Nessun arresto, né tra i manifestanti né tra i politici esclusi che sono saliti sul palco, uno dopo l’altro per chiedere di resistere perché prima o poi qualcosa nella Russia sempre uguale a se stessa in cui sono cresciuti e invecchiati dovrà pur cambiare.

 

Quando si parla di opposizione si è abituati a sentire un nome, quello di Alexei Navalny, avvocato, blogger, oppositore politico, forse influencer, altissimo. Navalny è diventato famoso, tanto da essersi trasformato in un brand tutto a conduzione famigliare. Sua figlia Daria ha anche condotto una serie di interviste a giovani russi, tutte trasmesse su YouTube, il luogo in cui si fa opposizione in Russia, per dimostrare che i ragazzi della sua età erano cresciuti sotto l’ombra di Vladimir Putin. Dalle interviste veniva fuori una generazione disillusa riguardo al cambiamento – chi è cresciuto con Putin non riesce a immaginare una Russia senza Putin –, patriottica e curiosa. Sul palco sabato però non c’era soltanto Navalny e uno di seguito all’altro gli esclusi dalle elezioni cercavano di dare una speranza ai moscoviti che l’otto settembre sulle liste elettorali sperano di vedere nomi diversi dai soliti da eleggere a Mosca a settembre.

C’era Dmitri Gudkov, nemmeno quarantenne, che al cambiamento della capitale lavora da anni. La Russia attende Mosca e per le elezioni amministrative dello scorso anno, quando Vladimir Putin vinse con oltre il settanta per cento voti, Gudkov aveva lanciato il movimento Democratici uniti, per tenere assieme tutti coloro che avevano idee su come cambiare il paese, quali politiche portare avanti e magari una trovata per vincere le elezioni. Dmitri è figlio di Gennadi, da sempre critico del presidente, e Dmitri cerca il suo spazio nella politica russa dal 2011, e quest’anno la sua candidatura è stata definita illegale. “Ci hanno rinchiuso in una scatola”, ha detto sabato scorso dal palco tra gli applausi. C’erano Ilya Yashin, Lyubov Sobol e Ivan Zhdanov – tre candidati, o aspiranti tali, tra i maggiori organizzatori delle proteste. Tutti e tre sono stati esclusi sempre per lo stesso motivo e secondo alcuni sondaggi Yashin, al quale è stato invalidato il venti per cento delle firme, avrebbe buone possibilità di prendere molti voti. Spesso in felpa, trentasei anni, spesso in arresto, dal palco ha annunciato che se la Commissione elettorale non lascerà lui e gli altri partecipare alle elezioni le proteste continueranno “giorno dopo giorno” con sempre più persone. Sobol e Zhdanov erano in piazza anche loro, anche loro stati esclusi e la prima ha anche indetto uno sciopero della fame. I nomi che iniziano ad affacciarsi alla politica russa sono tanti, sul palco sabato c’erano anche Yulia Galyamina, Alexander Soloviev, Vladislav Zhukovski, Elena Rusakova. Edro v vedro, Russia unita (il partito legato al presidente russo) nel secchio, gridavano le persone. Se il cambiamento ci sarà inizierà da Mosca e qualcuno, oltre ventimila persone, lo attende.