Benjamin Griveaux, uno dei favoriti essere il candidato di En Marche! come sindaco di Parigi (Foto LaPresse)

Come si passa l'esame orale di macronismo? La sfida a Parigi

Mauro Zanon

Un'audizione di un'ora e mezza per dimostrare di essere il miglior candidato come sindaco della città. Il testa a testa tra Griveaux e Villani

Parigi. Ognuno ha avuto un’ora e mezza per convincere la commissione d’investitura di essere il miglior candidato per rappresentare la République en marche (Lrem) alle elezioni amministrative del prossimo anno, e di essere il più adatto a scalzare l’agguerrita Anne Hidalgo, attuale sindaco socialista di Parigi. Martedì, Benjamin Griveaux, ex portavoce del governo, Cédric Villani, deputato e matematico medaglia Fields, e Hugues Renson, vicepresidente dell’Assemblea nazionale, si sono presentati nella sede del partito macroniano per sostenere il grande esame orale che li promuoverà portabandiera di Lrem nella corsa per Parigi, o li boccerà. “Probità ed etica del candidato”, “ambizione del progetto per il comune”, “fattibilità del progetto”, “radicamento locale”, “capacità di rassemblement”, “conoscenza del territorio”: eccoli i temi attorno a cui sono ruotate le domande del senatore Alain Richard e della deputata Marie Guévenoux, presidenti della commissione. I tre candidati, come riportato da France Info, sono stati invitati a produrre un dossier contenente una nota di strategia politica per il primo e il secondo turno delle future elezioni comunali e un’altra sul loro progetto per Parigi. Ma sono stati anche sollecitati a firmare un documento nel quale si impegnano a sostenere il candidato che verrà designato: un tentativo di evitare colpi bassi e spargimenti di sangue nei mesi che verranno. “Ci credo!”, ha affermato Villani, “ho l’ambizione di essere il primo sindaco ecologista di Parigi”, ha aggiunto il matematico dandy, pur consapevole che il favorito dell’Eliseo è Griveaux, il candidato con più esperienza e per molti il più presentabile.

  

 

Gli ultimi sondaggi, tuttavia, indicano che i due principali rivali sono appaiati al 25 per cento nella corsa al municipio parigino, e Macron, secondo chi lo frequenta, non è del tutto convinto del suo ex portavoce. Griveaux è molto preparato sui dossier tecnici, è abituato alle campagne elettorali ed è immerso nel macronismo fin da quando Macron era ministro dell’Economia di Hollande. Ma per una parte assai corposa degli elettori è considerato troppo ruvido e cattedratico, e l’ala sinistra lo considera troppo di destra, oltre che poco simpatico. Villani, invece, ha sicuramente l’aroma dell’outsider e il fascino dell’intellò che si lancia in politica: gli manca però l’esperienza sul campo, che Griveaux, invece, può far valere. “L’immagine di due treni lanciati uno contro l’altro è pericolosa”, ha dichiarato Renson, che ha speranze vicine allo zero di essere scelto, ma si è fatto portavoce di un’inquietudine che percorre un po’ tutta la macronia. Le ultime settimane sono state cariche di tensione. Si era parlato di primarie per risolvere il dilemma dei candidati, ma per Stanislas Guerini, presidente di Lrem, avrebbero creato una “guerra tra fazioni”.

 

 

 Cedric Villani con Mounir Mahjoubi (Foto LaPresse)


  

E alcuni avevano chiesto di temporeggiare ancora un po’, vista l’importanza della scelta. Il picco di nervosismo, tuttavia, è stato raggiunto quando Mounir Mahjoubi, ex segretario di stato per l’Economia digitale, ha annunciato di volersi alleare a Villani, rinunciando alla sua candidatura a favore di un ticket elettorale che, secondo lui, avrà più fascino nei parigini, ma che ha fatto dire ad alcuni macronisti che “la corsa alle alleanze” è una logica da vecchia politica. Per il politologo Michaël Darmon, “è la sfida delle due macronie”, quella di destra di Griveaux e quella di sinistra di Villani, e il duello mostra “il limite dell’en-même-tempisme”, dell’equilibrismo su cui il presidente ha costruito le sue vittorie. Il verdetto dovrebbe essere annunciato entro stasera, ma alcuni sostengono che Macron, cui spetta l’ultima parola, potrebbe prendersi qualche ora (giorno?) in più.

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