Macron ha un piano per mangiarsi vivi i socialisti (partendo dai sindaci)

Mauro Zanon

Favorire una corrente moderata nel Partito socialista, fare endorsement strategici, creare una task force. Un documento

Parigi. Un piano dettagliato su carta intestata dell’Assemblea nazionale, con un obiettivo preciso: liquidare il Partito socialista francese (Ps). Giovedì il settimanale Point ha rivelato le mosse della macronia per spazzare via ciò che resta del moribondo Ps, il partito di François Hollande. Al vertice del piano che alcuni commentatori della gauche hanno definito “diabolico” c’è Jean-Marie Girier, attuale capo di gabinetto di Richard Ferrand, presidente dell’Assemblea nazionale e macronista della prima ora. Girier, lo scorso 21 giugno, ha redatto un documento di tre pagine all’attenzione dell’inquilino dell’Eliseo, nel quale espone quale deve essere la strategia della République en marche (Lrem) per attrarre i delusi e gli indecisi del Ps, dando così il colpo di grazia alla famiglia socialista.

 

Come primo passo, Girier suggerisce di favorire la creazione di una nuova corrente dissidente all’interno del Partito socialista, un’ala di “socialisti costruttivi” sul modello di ciò che era stato fatto nel 2017, subito dopo le presidenziali, quando nacque Agir, il partito dei gollisti Macron-compatibili, fuoriusciti dai Républicains di Laurent Wauquiez per incompatibilità ideologica. Il capo di gabinetto di Ferrand, tuttavia, consiglia di “non chiedere agli eletti di abbandonare il Partito socialista”, per evitare uno “choc” nella direzione del partito: meglio una corrente interna, un collettivo che faccia opposizione dentro le mura del partito che fu di Mitterrand, e che, attraverso appelli sui media, mostri la sua vicinanza alle idee promosse da Lrem. “Bisogna puntare anzitutto sui sindaci uscenti socialisti”, si legge nella nota firmata da Girier, stando attenti, allo stesso tempo, a non trasformare il tutto in “un’operazione di riciclaggio di ex socialisti in cerca di rilancio”.

  

 

Il piano di battaglia per conquistare anche la sinistra storica, e mandare in pensione il vecchio bipolarismo socialisti-gollisti, è molto ambizioso, viste le scadenze: fra dieci mesi si vota per le elezioni amministrative, e in diverse città si litiga tra macronisti (a Parigi, soprattutto, con lo scontro ad alta tensione tra Benjamin Griveaux, ex portavoce del governo, e Cédric Villani, matematico medaglia Fields). Ma Girier ha già in mente un calendario per la sua “task force” – così la definisce – con cui andrà a conquistare i socialisti. Entro fine luglio è prevista la pubblicazione di un “appello dei riformatori”, il 24 agosto (nei giorni dell’università estiva socialista a La Rochelle) verrà lanciato il circolo dissidente interno al Ps, e a settembre arriverà un’“ondata di investiture e sostegni di Lrem ai sindaci socialisti”. “Questa rete sarà preziosa in vista delle elezioni senatoriali”, ha precisato il capo di gabinetto di Ferrand.

 

Giovedì pomeriggio il segretario del Ps, Olivier Faure, ha reagito duramente su Twitter, pubblicando la nota incriminata in versione integrale. “Ecco la nota del capo di gabinetto del presidente dell’Assemblea nazionale Richard Ferrand, dove si scopre che oltre all’Assemblea nazionale i membri dei gabinetti ministeriali sono utilizzati per missioni diverse da quelle per cui sono pagati. Un anno dopo Benalla, le spie della République continuano a operare!”, ha twittato Faure, minacciando di sporgere denuncia contro Lrem per “appropriazione indebita di fondi pubblici”. Il segretario del Ps si riferisce in particolare all’ultima parte della nota di Girier, dove si evoca la creazione di un “circolo operativo macronista” formato da alti funzionari come il consigliere politico del presidente Maxence Barré e il suo omologo al ministero degli Esteri Baptiste Prudhomme. “La reazione del Ps mostra che non sono sereni”, ha commentato un membro dell’entourage di Ferrand. Vista la fine dei Républicains, risulta difficile non essere un po’ preoccupati.

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