Si dimette il ministro dell'Ecologia francese dopo la polemica sulle spese folli

Mauro Zanon

Aragoste e champagne a carico dei contribuenti. L’affitto calmierato, il phon placcato oro e le agevolazioni fiscali trascinano nel baratro François de Rugy, il numero due di Macron che si era costruito un’immagine da moralizzatore

Parigi. Ieri pomeriggio, dopo una settimana di pressioni e fuochi incrociati, il ministro dell’Ecologia e numero due del governo francese François de Rugy si è dimesso. Le rivelazioni sul suo train de vie fastoso a spese dei contribuenti lo hanno trascinato progressivamente verso il baratro, lui che si era costruito un’immagine di moralizzatore della vita parlamentare da ex presidente dell’Assemblea nazionale, ma in privato faceva ben altro. In tutto sono sei gli atti di questo feuilleton politico-mediatico di mezz’estate, a un anno dallo scandalo Benalla.

  

Aragoste e grands crus

 

Il 10 luglio è un mercoledì soleggiato, ma non al ministero dell’Ecologia: Mediapart, il giornale di Edwy Plenel, ha appena pubblicato sul sito una lunga inchiesta sull’inquilino del 246, Boulevard Saint-Germain. Con tanto di testimonianze, documenti e foto in cui delle splendide aragoste allineate troneggiano accanto a un Château d’Yquem, Mediapart rivela che tra il 2017 e il 2018 François de Rugy e la moglie Séverine, giornalista del settimanale di gossip Gala, hanno organizzato una decina di cene nelle magnifiche sale dell’Hôtel de Lassay, palazzo dell’Assemblea nazionale, invitando amici, conoscenti, persone che lavorano nella comunicazione e gente varia del Tout-Paris. Ma con che soldi? Con quelli dei contribuenti, va da sé. Di fronte alla bomba esplosa in pieno luglio, De Rugy decide così di andare da Bfm.tv da Jean-Jacques Bourdin in cerca di redenzione: il suo caso, però, si aggrava pesantemente, in ragione delle sue maldestre giustificazioni. “Non mangio le aragoste! Non mi piacciono! Sono intollerante ai crostacei e ai frutti di mare! Non mi piacciono le ostriche, non bevo lo champagne! (…) Mi fa venire il mal di testa!”, dice De Rugy quasi in lacrime, parlando di “cene informali legate all’esercizio delle sue funzioni con persone della società civile”. Una delle foto pubblicate da Mediapart, però, lo mostra attovagliato nel giorno di San Valentino, sorridente e in attesa che le aragoste vengano servite.

  

La casa popolare del capo di gabinetto

Non fa nemmeno in tempo a dire che “rimborserà ogni euro contestato”, che Mediapart spara un’altra cartuccia: il suo capo di gabinetto, Nicole Klein, è l’inquilina di una casa popolare a Parigi dal 2001, peccato però che dal 2006 al 2018 l’ha “occupata” senza risiedervi, privando una delle circa 200mila persone in attesa di alloggio. Nella serata di mercoledì, opta per le dimissioni. “Ho voluto salvargli la testa”, dice alla stampa la Klein, ignara che il peggio deve ancora venire.

  

I lavori di ristrutturazione all’Hôtel de Roquelaure

L’11 luglio, Mediapart peggiora ancora la situazione, mostrando un presidente dell’Assemblea nazionale che, ben lontano dagli appelli pubblici alla morigeratezza e alla parsimonia, non bada alle spese quando di mezzo ci sono le sue cose private. Per ristrutturare il suo appartamento di funzione nella sede del ministero, De Rugy ha commissionato dei lavori per 63mila euro, con un guardaroba da 17mila, giustificando i prezzi spropositati con il fatto che l’Hôtel de Roquelaure risale agli inizi del Diciottesimo secolo ed è un “elemento del patrimonio francese”.

  

L’affitto calmierato, il phon placcato oro da 499 euro e le agevolazioni fiscali

Giovedì 12, piovono rivelazioni anche da altri giornali. Ouest France evoca “cene segrete”, non iscritte nell’agenda del ministro, con lobbysti che rappresentano l’industria energetica, come Engie. La pratica è legale, ma non contribuisce certo a migliorare l’immagine del fondatore del partito Ecologistes!. A questo, il Parisien aggiunge che la coppia De Rugy aveva una terza auto blu, che ogni giorno accompagnava il figlio della moglie a scuola, così come un phon placcato oro del valore di 499 euro. Mediapart rivela inoltre che il ministro possiede un appartamento a Orvault, in provincia di Nantes, dove paga un affitto calmierato, destinato a famiglie con redditi bassi. Qualcos’altro? Zero tasse pagate nel 2015 grazie ad abili manovre sul filo della legalità e il pagamento delle quote a Europe Ecologie Les Verts, il suo ex partito, con i soldi per le spese di mandato. Non proprio impeccabile dal punto di vista deontologico.

   

Il paragone con Bérégovoy e il metodo Mediapart

Ieri sera, attraverso il suo account Twitter, l’ex ministro François de Rugy, sostituito in un rimpasto lampo e inedito alle 23.41 da Elisabeth Borne, ex ministra dei Trasporti, ha paragonato la sua situazione a quella di Pierre Bérégovoy, ex primo ministro socialista di François Mitterrand suicidatosi nel 1993 sullo sfondo di un pesante affaire di corruzione (restò celebre l’intervento dell’allora inquilino dell’Eliseo, postato ieri da De Rugy, in cui disse che “Tutte le spiegazioni del mondo non giustificheranno il fatto che si sia potuto dare in pasto ai cani l’onore di un uomo e infine la sua vita”). Molti hanno criticato questo paragone azzardato, definendolo “vergognoso”. Altri, invece, puntano il dito contro i metodi di Mediapart, che hanno creato un clima di “linciaggio mediatico” deleterio.

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