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Benalla crea (almeno) tre guai a Macron

Tra inchieste e rumors, la commissione d’inchiesta del Senato ha presentato il suo rapporto finale sull’affaire dell'ex bodyguard del presidente

20 Febbraio 2019 alle 20:13

Benalla crea (almeno) tre guai a Macron

Foto LaPresse

Parigi. E’ un’affaire d’été o un’affaire d’Etat? Dura da troppo tempo per essere bollato come un scandaluccio estivo, ma non è ancora sufficientemente pesante per essere definito uno scandalo di stato: la sola certezza è che non si tratta di una “tempesta in un bicchiere d’acqua”, come aveva detto il presidente della Repubblica Emmanuel Macron lo scorso anno. Mercoledì mattina, la commissione d’inchiesta del Senato ha presentato il suo rapporto finale sull’affaire Benalla, centoventi pagine nelle quali i senatori hanno evidenziato “gravi disfunzioni nei servizi statali”, i rischi per la “sicurezza del presidente”, ma anche per “gli interessi del paese”, determinati dall’attribuzione di “poteri eccessivi a un collaboratore inesperto” e da “una grave mancanza di precauzione nella prevenzione dei conflitti di interessi di determinati dipendenti”, in relazione al contratto negoziato con un oligarca russo vicino al Cremlino dall’ex bodyguard di Macron e da Vincent Crase, ex gendarme dipendente della République en marche. “Ci sono incoerenze, omissioni e contraddizioni”, ha affermato Philippe Bas, presidente della commissione d’inchiesta, riferendosi alle testimonianze di alcuni membri altolocati della République, Patrick Sztroda, attuale capo di gabinetto di Macron, il generale Lionel Lavergne e Alexis Kohler, segretario generale dell’Eliseo e braccio destro del presidente.

 

Mercoledì pomeriggio, la procura di Parigi ha annunciato di aver aperto un’inchiesta preliminare il 15 febbraio per determinare se ci sono state “false testimonianze” nel quadro delle varie inchieste che coinvolgono Benalla e il suo entourage. L’inchiesta, stando a quando indicato da una fonte giudiziaria vicino al dossier all’Afp, riguarda le dichiarazioni fatte da Benalla sulla sua cassaforte quando è stato posto in stato di fermo, ma anche le registrazioni delle sue conversazioni con Crase, nelle quali parla di messaggi cancellati sul telefonino e si vanta di essere protetto da Brigitte Macron e dall’ex consigliere speciale Ismaël Emelien, oltre che dal presidente in persona.

 

Per l’editorialista politico di Bfm.tv Christophe Barbier, l’affaire Benalla costituisce “un triplo rischio” per l’Eliseo.

 

Il primo è rappresentato dalle disfunzioni dell’Eliseo evocate nel rapporto prima durante e dopo il 1° maggio.

 

Il secondo, molto più grave, è il coinvolgimento dei tre “proches” di Macron. Quanto affermato da Strzoda, Lavergne e Kohler è in contraddizione con la realtà? E qual era veramente il perimetro della missione di sicurezza di Alexandre Benalla? Spetterà ora alla giustizia, sollecitata dalla commissione d’inchiesta attraverso il presidente del Senato Gérard Larcher, decidere se dare un seguito giudiziario alle testimonianze sospette dei tre luogotenenti della macronia. Secondo Barbier, l’apertura di eventuali fascicoli da parte della giustizia rappresenterebbe una “macchia” difficile da cancellare entro la fine del quinquennio.

 

Il terzo rischio è in termini di popolarità. Macron e la macronia avevano cercato di minimizzare l’affaire, ma il carattere tentacolare del dossier evidenzia che non siamo di fronte a quisquilie: il fatto di aver cercato di sgonfiare la portata dello scandalo potrebbe ritorcersi contro Macron in maniera violenta.

 

Quando si fermerà allora l’ondata Benalla? E qual è il grado di implicazione dell’Eliseo nella storia del contratto russo con l’oligarca Iskander Makhmudov e in quello firmato con una società cinese quotata alla Borsa di Hong-Kong rivelato da Valeurs Actuelles? “I giudici lavoreranno molto più in profondità rispetto ai senatori e vedremo quali saranno i risultati”, dice Barbier. Per ora, il presidente della Repubblica rischia soprattutto in termini di immagine. Nel momento in cui stava risalendo nell’indice di gradimento, queste turbolenze giudiziarie rischiano di rovinare il lavoro fatto. C’è poi un’incognita. “Emmanuel Macron sa che Alexandre Benalla può raccontare delle cose”, secondo Arianne Chemin, giornalista del Monde all’origine delle rivelazioni del 1° maggio. “Delle cose”, ma quali? Il pericolo per Macron è che durante il processo Benalla faccia dichiarazioni imbarazzanti. Per la sua vicinanza al presidente quando era incaricato di missione all’Eliseo, “ha sicuramente sentito certe discussioni politiche”, ha evidenziato la giornalista del Monde, prima di concludere: “Sa come Macron parla degli altri responsabili politici. Conosce questi segreti. E quando una persona viene cacciata cosa può fare per vendicarsi? Ricattare”.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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