Estinzione green

Eugenio Cau

Gli attivisti di Extinction Rebellion si espandono oltre il Regno Unito, ma quali sono le loro soluzioni?

Milano. Extinction Rebellion, il movimento ambientalista britannico che è diventato molto famoso per alcune dimostrazioni estreme, ha cominciato la settimana scorsa la sua campagna estiva, la rivolta d’estate, “summer uprising”. In alcune città del Regno Unito, tra cui Londra, Cardiff, Bristol, Glasgow, Leeds, gli attivisti hanno bloccato le strade con enormi barche in disuso dipinte con colori vivaci e hanno chiesto ai cittadini e alle autorità di agire contro la minaccia del cambiamento climatico. Sentiremo parlare sempre di più di Extinction Rebellion (XR), perché il movimento è in espansione. Pochi giorni fa tre milionari americani (Trevor Neilson, Rory Kennedy, rampolla della famiglia Kennedy, e Aileen Getty, rampolla della famiglia Getty) hanno promesso un fondo da 500 mila sterline per estendere le operazioni di XR a livello internazionale, specie negli Stati Uniti. Il movimento ha sostenitori in cinquanta paesi e molte sedi estere.

 

Il New Yorker ieri ha pubblicato un lungo reportage su XR, con un titolo affascinante: “Extinction Rebellion ha una soluzione alla crisi climatica?”. L’articolo di Sam Knight, che intervista una delle fondatrici del movimento, non risponde esplicitamente alla domanda, ma a guardare bene la risposta sembra di no – almeno: le proposte sono sempre le stesse, magari ricche di idealismo e di buone intenzioni, ma non attuabili.

 

XR ha due slogan e due proposte. Gli slogan sono ammirevoli. Il primo è “Tell the truth”, di’ la verità, e riflette l’idea che la società e soprattutto le sue classi dirigenti devono prendere coscienza del fatto che il pianeta è in pericolo serio – come dice l’unanimità degli scienziati. Il secondo slogan è “Act now”, mettiti subito in azione, ed è la conseguenza diretta del primo: se la Terra è in pericolo, bisogna agire. Questo è all’incirca quello che dice anche Greta Thunberg, che oggi parlerà davanti al Parlamento francese.

 

Quando si parla di azione, come sempre, cominciano i problemi, e sono le proposte di XR (assieme alle proteste colorite e fastidiose, ma mai violente, e alle inclinazioni di estrema sinistra di gran parte della leadership del movimento) che sono valse al gruppo l’appellativo di anarchico e rivoluzionario. Le proposte, dicevamo, sono sostanzialmente due. La prima è trasformare il Regno Unito (e possibilmente il mondo) in un paese a zero emissioni entro il 2025. Visto che abbiamo già superato la metà del 2019, rimangono poco più di cinque anni. La seconda proposta è la creazione di un’“Assemblea dei cittadini sulla giustizia climatica ed ecologica”, le cui decisioni dovrebbero essere vincolanti per i governi. Bisogna creare un’Assemblea dei cittadini che affianchi il Parlamento, dicono quelli di XR, perché la politica tradizionale è schiava delle lobby, delle logiche di potere, dei sondaggi e della copertura mediatica, e insomma: è tutto un magna magna. Soltanto una nuova assemblea che abbia davvero a cuore gli interessi dei cittadini può prendere le decisioni drastiche che sono necessarie alla salvaguardia del pianeta.

 

Come avrete capito, le proposte di XR sono sostanzialmente la decrescita felice (non viene mai citata esplicitamente, ma per arrivare a zero emissioni in cinque anni l’unico modo è bloccare la stragrande maggioranza dei processi produttivi) e la democrazia diretta (anche in questo caso: non è citata, ma in Italia sappiamo riconoscere i movimenti di democrazia diretta quando ne vediamo uno). Anche Knight del New Yorker scrive: “I fondatori di Extinction Rebellion hanno una visione estrema e anticapitalistica di come vogliono che sia la società”. La decrescita è un’ottima soluzione al cambiamento climatico, ma crea altri problemi non da poco, tra cui quello di nutrire una popolazione in aumento con una produzione che cala. Della democrazia diretta già sappiamo.

 

Gli attivisti di XR ci mettono davanti al vero dilemma: che dobbiamo agire lo sappiamo tutti. Che dobbiamo fare in fretta, pure. Come farlo senza danneggiare benessere e stile di vita, e anzi migliorandolo – il problema è tutto qui.

  • Eugenio Cau
  • E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.