Ecologisti vs Jovanotti: mette in pericolo quattro pulcini

Antonio Pascale

Facciamola finita con questa voglia di purezza ambientale a tutti i costi

Vero, siamo pressati da problemi, quindi magari vi sarà sfuggita la questione Jovanotti versus ambientalisti. Riassumendo, è partito, con polemiche, il Jova Beach Party Estate 2019: attenzione, dicono gli ambientalisti, si fa presto a dire spiaggia e mare e sabbia, si tratta di sistemi ecologici complessi e delicati a cui il Jova Beach potrebbe arrecare danni. Per esempio, il 10 luglio, Lorenzo sarà a Rimini Terme, e gli ecologisti ci fanno notare che in quel luogo ci sono quattro pulcini di fratino, una specie protetta: fermiamo Jovanotti e salviamo i quattro pulcini. Oh, naturalmente la produzione del Jova Beach si difende (noi siamo attenti eccome ai pulcini) e tuttavia è utile ragionare su queste diatribe. Ne discuteremo ancora in futuro perché, sotto sotto, una certa corrente di ambientalismo radicale sembra dichiarare e con molta nettezza: gli umani rappresentano un problema, a volte ci fanno paura, altre volte schifo.

 

Ho avuto anche io una discussione con un ecologista radicale anni fa, e ora pongo a voi la questione. All’inizio tutto bene, stavamo visitando una splendida oasi, ricavata tra l’altro da una cava abbandonata. Un luogo di biodiversità, diceva lui. Poi ho notato una pianta di mais a bordo campo, danneggiata da un lepidottero minatore (che scava nella pannocchia e abbassa le difese della pianta) e dunque infestata da funghi. Alcuni funghi producono fumonisine. Tossine estremamente pericolose. Passano nel latte, perché non si degradano nel rumine degli animali. Ho detto quindi una cosa banale: certo che bisognerebbe trovare una soluzione alle fumonisine. Abbiamo discusso, perché il mio collega ambientalista radicale mi ha risposto tranchant: e perché? Anche le fumonisine devono vivere: fanno biodiversità. E insomma – ho risposto – sono tossiche, e possono provocare la spina bifida nei bambini. Discussione infruttuosa perché ho avuto l’impressione che quell’ambientalista, appunto, avesse a cuore la biodiversità, fumonisine comprese e in uggia gli uomini: dovremmo decidere – ha detto – se è giusto che l’uomo debba coltivare di tutto, perché la nostra impronta ecologica è veramente spaventosa. Va bene, ci tengo a dire che il collega non era un pazzo, era una persona sensibile e tuttavia esprimeva un desiderio di purezza che credo sia il core del problema ambientale. E rischia di porre la questione come un aut aut: o gli uomini (e i concerti) o gli uccelli (le fumonisine).

 

Ora, l’ambientalismo nasce con la civiltà e col benessere. Se vi perdete in una foresta, e avete fame – vi garantisco – sarete disposti a cacciare e uccidere brutalmente il primo serpente che vi passa affianco o schiacciare la testa al pipistrello che trovate e addentare la sua carne cruda, e solo per una manciata di proteine, altro che veganesimo. Vivere nella natura ci conduce a tirare fuori i nostri istinti predatori. Quindi la natura ci allontana dall’ambientalismo. Che infatti ha cominciato a manifestarsi quando la civiltà ci ha messo al riparo dalla natura. Il problema è appunto questa voglia di purezza ambientale che ci sta prendendo, chi più chi meno. A parte che così ci deprimiamo per eccesso di vergogna, a parte che la purezza è alla base dei peggiori istinti, ma soprattutto la suddetta non ci consente di vedere le sfumature. Gioca per opposizioni pericolose: disprezzo per gli uomini, amore per la natura. E però, se abbiamo maturato una coscienza ambientale lo dobbiamo anche alla società industriale. E a tutti quegli uomini che hanno contribuito con vari mezzi sia a portarci fuori (e proteggerci) dalla natura, sia a moltiplicare la nostra empatia verso il prossimo. E mi sa che tra questi ci sono gli artisti e i musicisti, quindi che dire: più musica, meno purezza.