“Greta è la santa degli occidentali che si sentono in colpa di essere ricchi”

Giulio Meotti

L’ecologismo è una nuova religione, "ha la sua dottrina, il suo catechismo, i suoi pontefici, i suoi chierici, le sue processioni, i suoi gesuiti, e ora i suoi santi". Parla l’economista francese Rémy Prud’homme

Roma. La madre di Greta Thunberg, Malena Ernman, racconta nel libro “Scenes from the Heart” (in uscita per Penguin) che la figlia ha avuto visioni catastrofiche della CO2, “il biossido di carbonio usciva dalle ciminiere e trasformava il cielo in una discarica”. E’ quando ha letto questa frase che Rémy Prud’homme ha capito che l’ecologismo era uscito dal campo della razionalità per entrare in quello della follia mistica. “Greta è la santa che mancava all’ecologismo”, spiega Prud’homme al Foglio, mentre la campagna di mobilitazione della ragazza compie un anno. “L’anidride carbonica è un gas incolore. In una visione mistica, Greta l’ha vista!”.

 

Professore emerito all’Università di Parigi XII, Prud’homme è stato uno dei responsabili del dipartimento ambiente dell’Ocse e autore del libro L’idéologie du réchauffement. Questa settimana, Prud’homme è intervenuto nella storia di copertina del settimanale francese Valeurs Actuelles dedicata ai “ciarlatani dell’ecologia”. L’ecologismo è una nuova religione, sostiene Prud’homme. “Ha la sua dottrina, il suo catechismo, i suoi pontefici, i suoi chierici, le sue processioni, i suoi gesuiti, e ora i suoi santi”, ci spiega l’economista. Che un’adolescente svedese dica assurdità, è normale. Molto meno lo è “che le più alte autorità civili e religiose, dal presidente della Francia al Papa, la ricevano, la prendano sul serio, la ascoltino, la blandiscano”. Il Parlamento europeo è l’unico che ha rifiutato di concedere a Greta una sessione plenaria, rilevando, con insolito buon senso, che il posto di una ragazza è sui banchi di scuola. “Che il rifiuto di andare a scuola sia socialmente accettato, giustificato, incoraggiato è forse il punto più significativo di questa vicenda. Storicamente la scuola era considerata il principale strumento di emancipazione. ‘Aprire una scuola significa chiudere una prigione’, diceva Victor Hugo. In meno di un secolo siamo passati a chiudere le scuole per Greta. In occidente, non in Cina. Ovunque, per decine di milioni di zeloti, Greta è diventata una stella, un’icona, un modello, una santa”. E questa ondata di irrazionalità, continua Prud’homme, ha molte spiegazioni. “Tutte le ideologie stanno scomparendo. Il comunismo è scomparso, il cristianesimo è in grave crisi, il Papa nella Laudato si’ invoca quasi una nuova religione. C’è bisogno di religiosità nelle società ricche. C’è un vuoto culturale e l’ecologismo lo riempie”. Un’altra ragione è il declino della razionalità: “Le menzogne pubbliche proliferano. La scienza è criticata. Il common sense è in crisi. Emmanuel Macron ha capito che paga essere un campione dell’ecologismo. L’apocalisse oggi ha un vasto mercato. Ci sono molte persone che stanno facendo tanti soldi con l’irrazionalismo”.

 

La terza ragione è più sottile. “C’è un profondo senso di colpa in occidente, mentre in Cina, in India e altrove non esiste questa afflizione. I ricchi occidentali si sentono in colpa di essere ricchi. E’ un masochismo, dobbiamo pentirci per ciò che siamo”.

 

Non c’è scelta, in questo fanatismo. “Ogni totalitarismo, come l’ecologista, è costruito su una inquisizione. Chiunque non la pensi come loro è un malvagio che minaccia la sopravvivenza dell’umanità”. La razza umana deve redimersi subito o scomparire. “La storia della ‘collassologia’ è vecchia quanto il mondo”, conclude Prud’homme. “Inizia con il Diluvio, primo capitolo della Bibbia. Continua con l’Apocalisse di san Giovanni. La grande paura dell’anno Mille. Malthus. E Rachel Carson, il cui libro ‘Silent Spring’, pubblicato nel 1962, sosteneva che non ci sarebbero stati più uccelli nei successivi vent’anni. E il Club di Roma. Mi colpisce che i catastrofismi di un tempo erano portati avanti da persone intelligenti, colte. Oggi c’è Greta Thunberg …”. Come se la paura della fine del mondo ci dicesse molto poco sullo stato del pianeta, ma molto sullo stato dell’occidente.

  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.