Chi è Mitsotakis, il rampollo liberale che vuole mettere fine alla rivoluzione Tsipras in Grecia

Gregorio Sorgi

Il grande favorito alle elezioni di domenica è un europeista, figlio d’arte, che non scende a patti con i sovranisti. Dopo anni di turbolenza, c’è aria di restaurazione ad Atene

Roma. La popolarità di Kyriakos Mitsotakis, leader dell’opposizione di centrodestra in Grecia e grande favorito nelle elezioni di domenica, è un segno di come si sia rotto l’incantesimo di Alexis Tsipras, il premier socialista in carica dal 2015. I due candidati non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro. Mitsotakis è un prodotto dell’establishment ateniese: proviene da una grande dinastia politica – il padre Konstantinos è stato premier dal 1990 al 1993, l’antenato Eleftherios Venizelos, ex primo ministro nei primi anni del Novecento, è uno dei padri della patria in Grecia –, si è specializzato nelle università di eccellenza in America, e ha lavorato in finanza per McKinsey e Chase Bank. Il leader di Nuova democrazia è lo specchio del vecchio establishment greco, che il giovane Tsipras si era ripromesso di combattere nel 2015, quando fu eletto a sorpresa con un programma ambizioso e rivoluzionario e diventò la stella polare della sinistra anti austerity. 

 

Molti osservatori vedono il ritorno di Nuova democrazia – lo storico partito popolare greco che aveva gestito la prima fase della crisi economica al governo, dal 2012 al 2015 – come la restaurazione della vecchia élite dopo l’esaurimento della rivoluzione promessa da Tsipras. “C’è la sensazione di voler tornare all’establishment dopo aver provato l’esperimento Syriza”, spiega Maria Demertzis, la vice direttrice del think tank brusselese Bruegel: “Molti greci vedono Mitsotakis come un politico esperto e preparato, che parla un ottimo inglese e sa governare con pragmatismo. E’ l’antitesi di Tsipras, e questo gli sta dando grandi benefici”.

  

Alexis Tsipras e Kyriakos Mitsotakis in Parlamento durante il voto di fiducia sull'accordo di Prespa (Foto LaPresse)


 

Il leader di Syriza ha abbandonato le sue proposte più radicali al governo, e si è mano mano avvicinato ai dettami di Bruxelles a cui aveva dato battaglia. “Molti elettori si sentono traditi dal premier e hanno smesso di sostenerlo”, spiega Omaira Gill, una giornalista del sito di analisi politica Macropolis: “Tsipras ha gradualmente abbandonato tutto ciò che aveva promesso, gli esempi più importanti sono i tagli alle pensioni e la mancata revoca di una tassa sulle proprietà”. Il governo greco è riuscito a risanare l’economia – la crescita è stata 1,9 per cento nel 2018, ed è prevista al 2,1 per cento nel 2019 secondo l’Ocse – ma i consensi di Syriza si sono decimati negli ultimi cinque anni a beneficio di Nuova democrazia, che nel frattempo ha cambiato pelle.

 

Mitsotakis è spinto da una profonda verve riformista che lo renda diverso dai suoi predecessori conservatori. E’ stato eletto leader di Nuova democrazia nel 2016 – era l’outsider, e lo rivendica con un certo orgoglio – sulla base di una piattaforma ultra liberista che aveva già messo in pratica da ministro delle Riforme amministrative dal 2013 al 2015, e che continua a essere vista con un certo scetticismo da alcuni colleghi di partito. “Mitsotakis ha un profilo più liberale e più internazionale rispetto ai suoi predecessori”, spiega Gill, alludendo ai mesi trascorsi a Parigi da neonato, dove i suoi genitori si rifugiarono dopo l’avvento della giunta militare in Grecia nel 1967, alle esperienze di studio a Stanford e Harvard, e agli anni trascorsi a Londra a lavorare per grandi istituti finanziari. Il programma di Mitsotakis è incentrato attorno a una massiccia riforma fiscale che dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2020: dimezzare la tassa sui dividendi dal 10 al 5 per cento, tagliare l’imposta sulle aziende dal 28 al 24 nel 2020 (per scendere al 20 nel 2021) e digitalizzare i servizi pubblici. Un progetto ambizioso per un paese che ha il rapporto debito-pil più alto d’Europa (circa il 180 per cento) e che è sotto stretta osservazione dai creditori, con cui Mitsotarkis ha promesso di confrontarsi. Nel programma di Nuova democrazia non sono previsti tagli alla spesa pubblica – “non licenzieremo un impiegato pubblico, e non taglieremo i sussidi statali”, ha detto Mitsotakis –, dato che i cittadini greci sono diventati allergici verso ogni forma di austerity. Malgrado le perplessità sul debito eccessivo, il leader greco è visto di buon occhio nelle cancellerie europee: fa parte del Partito popolare europeo (Ppe) e si reca di frequente a Bruxelles per prendere contatti con gli altri capi di governo. Il candidato di punta del Ppe, Manfred Weber, ha lanciato la sua campagna elettorale per le europee proprio ad Atene, a fianco di Mitsotakis. La Merkel lo ha rimproverato in un incontro privato a Bruxelles per la sua contrarietà all’accordo di Prespa sul cambio di nome della Macedonia, ma sarebbe felice di una sua vittoria in Grecia per spostare in senso conservatore gli equilibri nel Consiglio europeo.

 

Alexis Tsipras con Angela Merkel a Berlino lo scorso gennaio (Foto LaPresse)


 

In ogni caso, qualunque sia il risultato delle elezioni, non c’è il pericolo di una rottura tra Atene e Bruxelles. Dopo le turbolenze iniziali, Tsipras ha obbedito alle regole dell’Ue – e lo stesso succederà in caso di una vittoria di Mitsotakis. “Il paese rimane molto filo europeo a dispetto di una lunghissima recessione”, spiega Demertzis: “Mitsotarkis ha un ottimo rapporto con l’Ue, malgrado le sue riserve verso l’accordo di Prespa, che è stato incoraggiato e sostenuto da Bruxelles. Il leader di Nuova democrazia era inizialmente ben disposto verso l’intesa, ma poi si è tirato indietro per tenere unito il suo partito, che rimane fortemente contrario. In ogni caso, ha confermato che se dovesse diventare premier non metterà in discussione il trattato negoziato da Tsipras”. L’accordo di Prespa non è l’unica circostanza in cui Mitsotakis ha fatto delle concessioni all’estrema destra. Una delle sue proposte più controverse prevede un contributo di 2 mila euro per ogni figlio nato da genitori greci (almeno uno dei due deve esserlo), e che rischia di essere bocciato dalla Corte di giustizia europea. La crisi dei due partiti di estrema destra – Alba Dorata e Anel, che insieme non arrivano al 10 per cento – ha aperto una prateria per Nuova democrazia. “Mitotakis viene da una famiglia di stampo centrista, ed è fiducioso di prendere i voti dei moderati delusi da Tsipras, che non hanno altra scelta”, spiega Teodoro Andreadis Synghellakis, il corrispondente da Roma della tv greca Alpha. Ma per essere autosufficiente in Parlamento serviranno anche i voti dell’estrema destra.

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