“La vittoria di Mitsotakis è l'inizio di una sommossa antipopulista”

Gregorio Sorgi

“L’esperimento Tspiras ha fatto tornare di moda l’establishment. L’opposizione italiana prenda nota”. Parla Kalyvas (Oxford)

Roma. “I greci sono rimasti delusi dall’esperimento populista, e hanno rivalutato le vecchie classi dirigenti screditate dalla crisi economica. Attenzione, lo stesso schema potrebbe ripetersi altrove in Europa”. Per il politologo greco Stathis Kalyvas, docente all’università di Oxford e grande esperto di insurrezioni, la vittoria di Kyriakos Mitsotakis ad Atene è il primo segno di una specie di controrivoluzione antipopulista. La Grecia è un laboratorio politico che spesso anticipa le tendenze europee: è il paese che più ha subìto i contraccolpi della crisi finanziaria, il primo ad aver sperimentato una coalizione tra estrema destra ed estrema sinistra nel 2015. La bocciatura di Tsipras alle elezioni di domenica cosa ci insegna? “Che i populisti spesso non sono in grado di mantenere le promesse, e i cittadini se ne rendono conto e rivalutano l’opposizione. La crisi del populismo in Grecia si è sviluppata in tre fasi, e lo stesso potrebbe accadere altrove. Primo: c’era molta disperazione nella società, e i cittadini hanno espresso la loro rabbia con il voto a Syriza. Col passare del tempo hanno imparato la lezione: si sono resi conto che non esistono soluzioni semplici, e che i nostri problemi non sono sempre frutto di un complotto internazionale. I cittadini sono diventati più maturi e hanno imparato la lezione. Nel frattempo si è rigenerata l’opposizione, che fino ad allora era stata inerme e compiaciuta. In Grecia l’affermazione di Syriza ha distrutto i socialisti del Pasok, e ha costretto Nuova democrazia a innovarsi, a uscire dalla propria bolla ed eleggere un leader riformista come Mitsotakis”.

  


Il politologo di Oxford, Stathis Kalyvas 


  

Lo stesso può succedere anche altrove in Europa? “Potenzialmente sì, potrebbe succedere in Italia o in Gran Bretagna, ma servirà tempo, siamo ancora nelle prime fasi. La situazione però non migliorerà finché non avrà toccato il fondo. Prima del cambiamento deve esserci una crisi profonda che nel caso greco è stato il referendum del 2015 sulle condizioni del bailout proposte dalla troika. L’Italia e la Gran Bretagna ancora non hanno avuto un ‘momento della verità’, e l’idea che questo possa accadere a breve è piuttosto terrificante. A Roma potrebbe abbattersi una crisi finanziaria così grave e profonda da umiliare i populisti, lasciandoli senza la via di scampo di un compromesso”. In Italia però ancora non si vede un’opposizione forte. “E’ vero, ma ci vuole tempo per costruire un’alternativa. In Ungheria si parla tanto di Orbán ma nessuno si stupisce che ancora non sia nata un’opposizione robusta. In Turchia l’abbiamo vista solo di recente, con la vittoria di Imamoglu a Istanbul. In ogni paese le opposizioni ai populisti si comportano diversamente: i socialisti di Pedro Sánchez in Spagna sono riusciti a superare Podemos, l’opposto di quanto è successo da noi in Grecia tra Syriza e il Pasok”.

 


“Il successo di Mitsotakis in Grecia è una lezione da manuale su come battere gli irresponsabili. I cittadini si accorgono dell’inganno populista solo dopo aver toccato il fondo, che per noi è stato il referendum del 2015 sul bailout. Temo che possa accadere lo stesso anche in Italia”.


 

Mitsotakis è un personaggio enigmatico: proviene dall’establishment ateniese, ma ha una verve riformista che lo rende diverso dai suoi predecessori, anche del suo stesso partito. Quale delle due anime riuscirà a prevalere? “Il lato riformista, questa almeno è l’ambizione di Mitsotakis. Il nuovo premier vuole passare alla storia come il modernizzatore della Grecia. Il risultato elettorale di domenica sera gli ha dato grande legittimità, lo ha messo al riparo dalle critiche e ha consentito al suo partito di governare da solo. Sono certo che Mitsotakis cercherà di imporre la sua visione, senza essere manovrato dai notabili di Nuova democrazia. Il nuovo premier non è molto amato nel suo partito, è considerato un po’ un corpo estraneo. La famiglia Mitsotakis non è vista di buon occhio dalla destra greca: troppo centrista, troppo liberale. Il padre di Kyriakos, Konstantinos, è durato solo tre anni come premier (dal 1990 al 1993, ndr) e il suo antenato Eleftherios Venizelos, statista liberale e padre della patria della Grecia moderna, è sempre stato inviso a una certa destra che rimpiange la monarchia. In un certo senso Mitsotakis ha dovuto combattere contro l’eredità della sua famiglia, e tutto ciò che essa rappresenta”.

 

Il passaggio di consegne tra Alexis Tsipras e Kyriakos Mitrotakis (Foto LaPresse)


 

Infatti il nuovo premier piace molto a una parte della sinistra greca. “Esatto, questo è un dettaglio di cui si parla poco. Mitsotakis pensa di essere un centrista ma non può dirlo, a volte assume delle posizioni di destra solo per fare contento il suo partito. Su molte questioni la pensa diversamente dai suoi elettori, e ha conquistato tanti voti dal bacino tradizionale del centrosinistra. Molti dei tecnici a lui più vicini provengono da ambienti progressisti, e questo si è rispecchiato nella composizione del governo. Il ministro della Protezione dei cittadini, Michalis Chrysochoidis, è un dirigente di spicco del Pasok e almeno altri tre membri del governo – Kyriakos Pierrakakis, Akis Skertsos, e Domna Michailidou – sono vicini al centrosinistra. Mitsotakis non ha spartito le poltrone del governo tra i capicorrente del suo partito, ma ha scelto delle personalità di cui si fida, incluso il ministro dell’Economia, Christos Staikouras. Questo è un rischio: appena le cose andranno male i dirigenti di Nuova democrazia si faranno sentire”.

  

 

Il grande problema strutturale della Grecia è una spesa pubblica insostenibile, gonfiata sia dai governi di centrodestra sia da quelli di centrosinistra per ragioni di consenso. Mitsotakis riuscirà a correggere questa cattiva abitudine? “E’ obbligato a farlo perché vincolato dalle regole di bilancio che, per fortuna, proibiscono di sforare i conti pubblici come si usava fare anni fa. Tsipras è stato piuttosto disciplinato, e anche Mitsotakis lo sarà. La differenza è che il nuovo premier può negoziare uno spazio di manovra più ampio con Bruxelles, perché Tsipras gli ha lasciato un’economia in buona salute, e con i conti in ordine. Il leader di Syriza ha fatto il lavoro sporco – e lo ha pagato a caro prezzo in termini di consenso – per consentire a Mitsotakis di fare le riforme. Il premier di Syriza è stato punito dal karma: quando è arrivato al governo nel 2015 poteva comodamente portare avanti il lavoro del suo predecessore, Antonis Samaras, ma ha convocato il referendum sull’Euro e ha creato lui stesso una crisi economica che è durata anni. Ha trascorso gran parte del suo mandato a ripulire i danni che aveva creato, e ora Mitsotakis può approfittarne”.

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