In Grecia Mitsotakis oscilla tra riformismo e restaurazione

Luciano Capone

Sta per finire l’èra Tsipras e ora Atene si confronta con l’enigma del nuovo leader di Nuova Democrazia

Roma. “Il pendolo si sta muovendo nella direzione opposta, abbiamo visto crescere l’estremismo prima del resto d’Europa, i greci hanno eletto i populisti e hanno capito che non è una soluzione. Ora siamo alla fine della curva”. Kyriakos Mitsotakis, il nuovo leader di Nuova Democrazia, dopo il successo delle europee in cui ha staccato Syriza di 10 punti (33 contro 23 per cento), è il favorito alle elezioni greche di domani. Così sta per finire l’èra Tsipras, a quattro anni esatti dal referendum greco, quello in cui politici inesperti e rivoluzionari convinsero la maggioranza della popolazione a entrare in guerra con l’Europa e le istituzioni internazionali, senza riuscire a ottenere nulla ma a un costo economico incredibile.

 

Il leader della sinistra antagonista, dopo aver portato il paese a un passo dall’uscita dall’euro (e dalla catastrofe economia), ha allontanato gli alleati più radicali come l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis e si è spostato su posizioni più moderate, accettando i termini del bailout della Troika, che prevedeva in cambio dell’aiuto un mix di austerità e riforme strutturali. Il cambio di direzione ha prodotto risultati positivi sul fronte dell’economia: il pil cresce al 2 per cento e il debito pubblico, che è il più grande d’Europa (180 per cento), sta diminuendo grazie a un avanzo primario del 3 per cento, un surplus di bilancio che dura ormai da tre anni e uno spread in calo (a circa 240 punti è ormai vicino a quello italiano). Ma allo stesso tempo Tsipras ha perso molti consensi nella sua base elettorale. “Il pendolo si sta muovendo nella direzione opposta”, dice Mitsotakis. Questa affermazione ha un significato più ampio. Nel senso che ad Atene non c’è solo uno spostamento dell’elettorato verso il centrodestra, ma di tutto il baricentro politico: la competizione è tra un ex antagonista ed europeista convertito come Tsipras e un liberale-riformista ed europeista convinto come Mitsotakis. Per la Grecia è un ritorno alla normalità dopo la crisi economica e la sbornia populista o una restaurazione? 

 

Tutto dipenderà da come governerà Mitsotakis se otterrà la maggioranza parlamentare. Il suo programma è fortemente riformista, liberale – financo liberista – e modernizzatore. “Siamo un centrodestra moderato e liberale”, dice il leader del centrodestra. L’obiettivo è quello di cambiare la struttura economica del paese, facendo aumentare la produttività e il tasso di crescita attraverso investimenti esteri, liberalizzazioni, privatizzazioni, investimenti in innovazione e capitale umano. Ha promesso un taglio delle tasse sulle aziende e sulle proprietà rispettando gli stringenti obiettivi fiscali concordati con l’Europa, quindi da finanziare attraverso un taglio di pari entità della spesa corrente, in particolare quella spesa discrezionale e clientelare su cui hanno prosperato tutti i governi precedenti (inclusi quelli di Nuova Democrazia). Mitsotakis vuole andare oltre il riformismo riluttante di Syriza per proporre un riformismo convinto. Tspiras invece sostiene che la vittoria di Nuova Democrazia sancirebbe una sorta di restaurazione, il ritorno al dominio degli oligarchi e delle famiglie che hanno sempre fatto affari in combutta con la vecchia classe politica.

 

Il profilo personale di Mitsotakis non aiuta a comprendere bene come potrebbe andare a finire. Perché il leader del centrodestra greco ha una formazione da modernizzatore: parla un ottimo inglese, ha studiato in università americane di eccellenza come Harvard e Stanford, ha lavorato in finanza in Chase Bank e McKinsey prima di entrare in politica, dove ha avuto un’esperienza da ministro con l’obiettivo di riformare e digitalizzare la pubblica amministrazione greca. Ma ha anche un background familiare da restauratore. E’ infatti un prodotto dell’establishment ateniese, il rampollo di una delle più importanti dinastie politiche della Grecia moderna (insieme ai Papandreou e ai Karamanlis). Il padre, Konstantinos Mitsotakis, è stato uno dei fondatori di Nuova Democrazia e premier a inizio anni Novanta, la sorella maggiore Dora Bakoyannis è stata ministro degli Esteri e sindaco di Atene (ruolo che ora toccherà al figlio Costas, che ha da poco vinto le elezioni amministrative). Inoltre è a capo di un partito corporativista e legato all’establishment, in cui ci sono forti resistenze al suo programma. Dopo l’èra populista non è ancora chiaro se il pendolo si muoverà in direzione della modernizzazione o in quella della restaurazione. Nel primo caso per la Grecia sarebbe un ritorno alla normalità, nel secondo un ritorno al passato.

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali