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L’agiata lotta sado-maso del piccolo Trotsky greco

Modesti insulti in Truce-mood a Yanis Varoufakis, il vanitoso che se ne sta con la sua lista di disturbo nel mezzo della probabile sconfitta elettorale di Alexis Tsipras, gemello buono e intelligente

7 Luglio 2019 alle 06:12

L’agiata lotta sado-maso del piccolo Trotsky greco

Yanis Varoufakis (foto LaPresse)

Yanis Varoufakis mi mette in un Truce-mood. Dovrebbe aprire una boutique di materiali sado-maso. E’ proprio un fiero imbecille, un vanitoso, un bambino viziato, di quelli che nella vita e nella politica cercano l’amor proprio e basta, se ne sta con la sua lista di disturbo, nel mezzo della probabile sconfitta elettorale di Alexis Tsipras, il gemello buono e intelligente, nella migliore tradizione dei bellâtres di estrema e ineffabile sinistra. E’ di quelli che la sanno lunga e molto coraggiosa, che la dicono senza remore, che sputazzano la loro fiera coscienza di piccoli narcisi nei salotti bene dell’accademia mondiale, tra i capitalisti corrivi e compiacenti, tra giornalisti innamorati delle sue metafore insensate sul Minotauro globale, ballando in terrazza con vista Acropoli mentre tutto il carico della manovra, dell’arte del possibile, della compromissione con la realtà pesa sulle spalle dei “traditori”. Nella mia vita di comunista italiano, e poi di vagabondo per quasi quarant’anni dell’anticomunismo razionale e non bigotto, ecco, di tipi così frou-frou ne ho incontrati a derrate, e mi hanno sempre fatto molto senso.

 

Riassumendo. Con Tsipras Varoufakis vince in Grecia e proclama via referendum l’autonomia dell’economia dalla politica, bel marxista dei miei stivali. Sa, anche quando schiaffeggia la Commissione di Bruxelles e la Bce e il Fondo monetario, sa di avere ereditato il peggio del peggio dall’azione delle classi dirigenti truffaldine, che volevano vivere a spese altrui, sa tutto, perché è un demente ma pieno di informazioni e di idee, ha una bella motocicletta, si destreggia in modo hollywoodiano tra le star della gauche; epperò mentre Tsipras si rende conto che l’hanno fatta grossa nella sfida ribalda all’euro, incrudelendo nell’azione di impoverimento del paese e del popolo, e capisce che bisogna metterci una bella toppa, sopportandone i costi, cercando di limitare i danni, realizza che le banche saranno anche rapine istituzionali ma i loro sportelli risultano necessari a nutrire la famiglia, e quando chiudono sono guai, lui no, Yanis sbatte la porta e se ne va incollerito. Solito ciclo di conferenze per ogni dove, coccole da quei miserabili del mondo finanziario che la notte si svegliano perché sono nell’ansia di non avere abbastanza culi da dare via alle favole antiliberali e antiglobalizzatrici, trattamento di prima classe dal Guardian, dal Monde e dall’Observer, incarichi nelle università della Ivy League della east coast, liste ridicole e fallimentari alle elezioni europee, propaganda contro il governo nei cui ranghi è diventato adulto e contro i vecchi compagni che intanto tirano fuori il paese dalla condizione miserabile in cui era piombato. Infine la lista di disturbo ideologico per fottere Tsipras nel momento della verifica finale, quando l’avversario approfitta di un paese salvato e rimesso in piedi dal suo baratro debitorio per riprenderselo a basso costo. Ma si può essere più di così un manigoldo?

 

Luciana Castellina del Manifesto, venerabile nella sua combattività, passa il tempo di recente a celebrare una storia aureolata del dissenso.  Dimentica regolarmente che del famoso dissenso estremista dei manifestardi facevano parte l’elogio della Chine de Maò, dei “bombardamenti del quartier generale” e del “ribellarsi è giusto” che avevano prodotto a milioni le vittime dell’anarchia di partito e di carisma programmata nella Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, e vabbè; ma almeno Luciana Castellina, che a Varoufakis in teoria dovrebbe tremendamente assomigliare, si è candidata con Tsipras, ha spiegato ai creduloni della sua parte che il capo di Syriza non è un “traditore”, è semplicemente uno che ha voluto salvare quello che si poteva ragionevolmente salvare nella rovina comune indotta dai comportamenti del passato e dalla imperturbabile vendicatività del capitale imprestato a gente che truccava i conti, cercando per di più di salvaguardare minime ma decisive garanzie sociali. Mi sembra un modo decente di approdare alla ragione politica dopo tante divertenti deviazioni. Varoufakis no, non ha voluto cedere di un millimetro, è sempre lo stesso militante orgoglioso del nichilismo protestatario impotente, è sempre il piccolo Trotsky di Atene, si finge tradito e perseguitato dall’alto del suo combattimento agiato sado-maso. Avrà i complimenti della haute internazionale, le pernacchie del popolo, e nella loro modestia ecco i miei insulti Truce-mood.    

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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Commenti all'articolo

  • marcoporta_itaca

    08 Luglio 2019 - 18:06

    quando leggi un pezzo e vi trovi le parole per dire quello che avresti voluto mille volte, a te stesso e ad altri, poi tacendo, perché inutilmente avresti cercato di dirlo cosí...

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    08 Luglio 2019 - 12:12

    Kyriakos Mitsotakis è un liberale-riformista ed europeista convinto. Ha lombi culturali, familiari, e di incarichi, da far esclamare: Abbiamo in campo il Macron 2.0”. Poi occorre notare che i liberal.riformisti non sono molto popolari: negli establishment dell’informazione e contorni al potere, in Europa e nel mondo. Gli facciamo gli auguri o le pulci addosso?

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  • giantrombetta

    08 Luglio 2019 - 10:10

    A proposito, chi sono i referenti italiani di Varoufakis? E sono dentro o fuori quella sinistra unita per la quale sta lavorando Zingaretti al fine di costruire quella che definisce l’unica alleanza politica che può riportare il Pd al governo dell’Italia? Oddio, a leggere i numeri e la legge elettorale par di capire che comunque neanche tutta la sinistra unita ce la fa ad avere una maggioranza per governare. E dunque quando parla di future alleanze sarebbe il caso che Zingaretti precisasse con chi intende allearsi. Posto che ha già precisato mai con Salvini, ne’ Berlusconi ne’ Meloni, pare che sul piatto parlamentare non restino che i pentastellati. Magari a guida Di Battista e Figo?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    07 Luglio 2019 - 20:08

    “Ma si può essere più di così un manigoldo?” Manigoldo si può usare anche in tono scherzoso. Meglio: “Ma si può essere più di così, baro e disonesto intellettualmente? Sento il sogghigno: “Cantate, cantate, la mia cerchia di potere, visto in Canada?, se ne fotte di voi” Sta ai greci con un verdetto netto e voti di conseguenza autosufficienti, Tsipras o Mitsotakis, affogarlo nel ridicolo.

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