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Speriamo di fare la fine della Grecia!

Alternanza senza drammi e senza umiliazioni inflitte o autoinflitte. Estremisti spazzati via. Staffetta tra due leader riformatori. In che modo la lezione italiana può aiutare la destra liberale greca a evitare alla Grecia di finire come l’Italia

8 Luglio 2019 alle 19:28

Speriamo di fare la fine della Grecia!

foto LaPresse

Speriamo che l’Italia faccia la fine della Grecia. Conclusione sorprendente, visti gli scongiuri dell’epoca di Monti, ma dovuta. Situazione economica sempre oppressa dal debito ma fortemente migliorata, e per certi aspetti una dinamica superiore alla nostra. Alternanza senza drammi e umiliazioni inflitte o autoinflitte, come accadde qui: Tsipras ha pagato l’ovvio prezzo elettorale di una condotta realista delle cose, che lo inscriverà nella storia del paese come il suo salvatore, e l’impopolarità del programma di uscita con costi dall’austerità obbligata non gli ha impedito di finire con il superamento di slancio del 30 per cento (Varoufakis fermo alla percentuale D’Alema, il 3 per cento di quelli che si tolgono la soddisfazione di fare la guerra ai “traditori”); molti suoi nemici diretti come gli estremisti di Alba dorata scomparsi; rivincita del partito tradizionale della destra più o meno liberale, che ha sfiorato il 40 per cento e conquista il governo con la riorganizzazione di Mitsotakis, che è un tipo da seguire, è lo zio del sindaco di Atene (una promessa) e il pronipote del grande Eleuterio Venizelos, il Bismarck della Grecia moderna, un eccezionale ed eccentrico statista degli anni Dieci e Venti che da sempre mezza Grecia rimpiange e mezza Grecia danna lungo la faglia divisoria dei sentimenti monarchici da lui frustrati: il lignaggio è buono, per questo liberale di Nea dimokratia, vedremo la prova del governo. Il partito di Tsipras vinse in coalizione perché le vecchie formazioni furono schiacciate dalle loro responsabilità nella dolce vita spendacciona del governo Karamanlis, e il buon conservatore Samaras che provò a metterci una toppa dovette soccombere di fronte al populismo di sinistra di Tsipras. Che però all’atto pratico seppe convertire idee folli varoufakiane in una prassi ragionevole e costruttiva di europeismo di fatto, evitando il collasso fuori dall’euro e guadagnandosi oggi i complimenti di Schäuble ma non per intero la gratitudine del suo blocco sociale scompaginato dalla svolta nazional-patriottica. Ora torna al potere un europeismo di fatto e di diritto. E’ come se Renzi avesse ceduto le redini dopo tre anni di governo restando al 30 per cento e più, e cedute le redini non già a un’orda di nazi-pop grotteschi ma a una destra produttivista, antifiscale e ancorata al legame con Bruxelles. Un sogno, a pensarci bene. 

 

Come ha fatto Tsipras a salvare la situazione greca a un passo dal baratro? E’ sempre stato un realista ben dissimulato, come segnalò per tempo il Financial Times, informando sui suoi trascorsi nella gioventù universitaria di sinistra: usava le tecniche di un’oratoria incandescente e piuttosto demagogica, era il suo stile, ma poi posava l’osso e aderiva alle necessità della manovra in vista di risultati, andava dietro alla verità effettuale della cosa, come diceva Machiavelli. Un giorno tutti i greci lo ringrazieranno per questo, ben oltre il suo attuale e notevole 30 e più per cento di consensi. Intanto, come era avvenuto con la staffetta Berlusconi-Renzi, con Mitsotakis siamo di fronte a un’altra staffetta. Il nuovo principe dovrà stare attento a non restaurare il semplice ottuso potere delle nomenclature prenditrici del passato, magari umiliando gli sforzi sociali del governo che lo precede, e la sua missione dovrebbe essere quella di completare e approfondire il solco riformatore tracciato dal concreto governo di Syriza. Il caso italiano gli sarà da guida, s’immagina. Se batti qualcuno che ha ricostruito le condizioni di agibilità politica delle istituzioni, e ha evitato che il tuo paese diventasse l’esperimento della nuova miseria extraeuro, piegato dal debito e dalle dure condizioni dei creditori, fa’ attenzione a non cancellare il meglio del passato, come avvenne per un’altra celebre staffetta come quella fra Thatcher e il New Labour di Blair. La lezione italiana può aiutare la destra liberale greca a, di nuovo, evitare alla Grecia di finire come l’Italia. Paradossi.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    08 Luglio 2019 - 23:11

    Da noi mancano due materie prime indispensabili: Tsipras e il popolo greco. “Graecia capta ferum victorem cepit”.Valse per i Romani e ora per la Troika. Potremo mai sostituire Graecia con Italia? Ma le capita mai di assistere, magari in un impeto di masochismo, ai cosiddetti dibattiti e relativi servizi tipo “i cattolici, con Salvini o con il Papa?” Ma cosa ci vuol levare da quel clima di partigiano beotismo morale che ci ammorba?

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  • joepelikan

    08 Luglio 2019 - 20:08

    L'incremento di mortalittà dovuto all'austerity ha fatto in Grecia, in numeri assoluti, più vittime della Prima Guerra mondiale. Se l'Unione Europea avesse una morale, dovrebbe indire una seconda Norimberga per i carnefici del popolo greco. Che invece siedono, con la loro faccia cavallina, sui più altri scranni del castello di carta bruxellese.

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