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Cosa scegliere dal menù liberale?

Secondo il filosofo Harari, il “liberalismo buffet” potrebbe finire male

8 Giugno 2019 alle 06:00

Cosa scegliere dal menù liberale?

Il filosofo Yuval Harari (foto LaPresse)

Yuval Harari è diventato pessimista. Il filosofo più influente al mondo, l’autore di “Sapiens”, il beniamino delle élite digitali della Bay Area, l’autore preferito da Mark Zuckerberg e Bill Gates, dalle pagine del Figaro di ieri ha spiegato perché il sistema da lui immaginato potrebbe spezzarsi. Il Novecento ha premiato il liberalismo su fascismo e comunismo. Ma, si domanda Harari, “la narrativa liberale si unirà al fascismo e al comunismo nei cassonetti della storia?”. E’ l’avvento del “buffet liberale”. “Jair Bolsonaro è liberale? Un attivista Lgbt non darà la stessa risposta di un economista marxista. Trump è un forte sostenitore dell’economia di mercato e della privatizzazione, ma non della cooperazione multilaterale e del libero commercio. La Cina difende il libero commercio ma non elezioni libere”. Del menù liberale, l’unico piatto che tutti desiderano, almeno in teoria, sono le relazioni internazionali pacifiche. “Questa è la torta di cioccolato del buffet liberale”. La domanda è se il buffet è praticabile. “La narrativa liberale ha sempre pensato che il sistema liberale fosse un organismo vivente composto da organi mutuamente dipendenti. Se è facile separare la zuppa dal dessert, non puoi separare il cuore dai polmoni. L’approccio da buffet potrebbe comportare una totale dislocazione del sistema liberale a livello nazionale e internazionale. Ciò che lo sostituirà è tutt’altro che chiaro”. Sull’Economist Harari si lancia in una previsione: “Un mondo senza valori universali, senza multiculturalismo e senza élite globali, ma fatto di relazioni internazionali pacifiche e un po’ di mercato. Un mondo di fortezze in pace”.

Un filosofo opposto a Harari, il conservatore canadese Mathieu Bock-Côté, sempre sul Figaro di ieri arrivava alle stesse conclusioni: “Stiamo assistendo al ritorno di nazioni e civiltà. La globalizzazione felice è fallita”. Non è detto che ci rallegreremo per quello che ne prenderà il posto.

Redazione

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