I democratici americani hanno un guaio con l'antisemitismo

Paola Peduzzi

L'opposizione è sempre più attiva al Congresso contro Trump. Ma i commenti anti-israeliani della deputata Ilhan Omar aprono una crepa nel partito 

Milano. Insieme e sorridenti, attivissime, le dame democratiche del Congresso americano riempiono copertine e talk-show, hanno messo da parte le ritrosie iniziali, generazionali soprattutto, e si sono strette nella loro opposizione all’Amministrazione Trump. In questi ultimi giorni, ci sono state evoluzioni importanti al Parlamento, il vento è cambiato ripetono i deputati e i senatori democratici (soprattutto i primi che, dopo le elezioni di metà mandato nel novembre scorso hanno conquistato la maggioranza alla Camera).

 

Sul muro che il presidente Donald Trump vuole con tutte le sue forze, i democratici hanno trovato persino il sostegno repubblicano: il Senato voterà contro lo stato di emergenza richiesto dalla Casa Bianca per smobilitare i fondi per costruire il muro al confine tra Stati Uniti e Messico. Alla Camera, la commissione Giustizia ha dato seguito alle informazioni raccolte con la testimonianza di Michael Cohen, ex avvocato di Trump: ha inviato 81 lettere a collaboratori del presidente, compresi i suoi figli e compreso “l’uomo dei soldi” della Trump Organization, Allen Weisselberg. Laddove l’inchiesta sulla Russia resta ancora misteriosa, il filone “follow the money” sta prendendo corpo: decisiva, la scorsa settimana, sono state le domande poste a Cohen da Alexandria Ocasio-Cortez.

 

Poi però ci sono le crepe, che negli abbracci non si vedono, ma sono profonde, culturalmente e storicamente profonde. Ieri la leadership del Partito democratico alla Camera, cioè Nancy Pelosi, ha presentato per la votazione un documento di quattro pagine che condanna l’antisemitismo in tutte le sue forme. A costringere i democratici a questo chiarimento pubblico è stata Ilhan Omar, neoeletta deputata del Minnesota (il suo nome non compare esplicitamente nella risoluzione) con i suoi commenti della settimana scorsa e i suoi tweet al riguardo. La Omar, che sorride sulla copertina di Rolling Stone assieme alla Pelosi e alle altre, è già al suo secondo scontro sul tema: il mese scorso aveva detto che Israele ha “ipnotizzato il mondo”, creando molte reazioni e tanti imbarazzi, e poi si era scusata.

  

  

La copertina del magazine Rolling Stones. Da sinistra: le deputate democratiche Jahana Hayes, Alexandria Ocasio-Cortez, Nancy Pelosi e Ilhan Omar 


 

Nei giorni scorsi, a un evento in un ristorante di Washington, ha parlato dei difensori di Israele e della “influenza politica in questo paese che sostiene che sia giusto insistere sulla fedeltà a un paese straniero”. La Omar ha poi ribadito su Twitter: “Ogni giorno mi dicono che sono anti americana se non sono pro Israele. Credo che questa questione sia problematica e non sono la sola. Ne ho appena parlato e sono finita sotto attacco”. Non sembra si voglia scusare, insomma, e così il gruppo democratico ha dovuto affrontare la questione, perché i repubblicani sono molto pressanti e chiedono che la Omar sia rimossa dalla commissione Affari esteri della Camera – anche Donald Trump ha sottolineato il fatto con un tweet – e perché la stessa leadership del Partito democratico è storicamente sostenitrice di Israele.

 

La risoluzione sull’antisemitismo circola da lunedì, la gran parte dei democratici è restia a rilasciare commenti, dice di far riferimento al documento che esplicita e condanna “il mito della doppia fedeltà”, che è considerato uno degli argomenti più citati nei commenti antisemiti. Ma la crepa che si apre sulla questione ebraica – che è delicata e rilevantissima, soprattutto in questa stagione in cui l’antisemitismo è tornato molto potente: in America c’è stata la strage di ebrei più grave della storia moderna nella sinagoga di Pittsburgh, da parte di un estremista di destra – si allarga ogni volta che si trattano temi relativi alla politica estera. Sul Venezuela e sul sostegno americano all’opposizione a Maduro le contraddizioni interne ai democratici sono state molto visibili. Ed è su questo fronte, al di là degli abbracci e della forza, che l’ondata dei democratici radicali preoccupa di più.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi