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Ocasio-Cortez e il necrologio pubblico del centrismo dem

Chi ha bisogno dei moderati? Noi no, dice la deputata di New York (sì, sempre lei)

12 Marzo 2019 alle 06:10

Ocasio-Cortez e il necrologio pubblico del centrismo dem

Foto LaPresse

Milano. Non c’è palco più appetibile di un festival un po’ musicale, un po’ cinematografico, un po’ tecnologico, e così il South by Southwest (SXSW) ad Austin, nel rosso Texas, è stato preso d’assalto dai democratici, che hanno iniziato la loro campagna elettorale per le presidenziali del 2020 con estremo anticipo e che hanno deciso di lavare i loro panni in pubblico, con tutte le fratture interne – essenzialmente: moderati vs radicali – in bella mostra.

 

Molti esponenti del Partito democratico hanno partecipato a diversi eventi legati al SXSW, la Cnn ha organizzato dei town hall elettorali invitando tre candidati come se fossimo già in pieno dibattito da primarie – il superTuesday è previsto per il 3 marzo del prossimo anno – mentre i commentatori conservatori sottolineavano orgogliosi che i repubblicani si sono tenuti lontani da questo festival dominato dal “socialismo” (in rappresentanza dell’Unione europea è arrivata la commissaria più pop e più agguerrita di Bruxelles, Margrethe Vestager). Gli attacchi alle compagnie Big Tech hanno tenuto banco, grazie in particolare alla senatrice Elizabeth Warren, mentre ognuno cercava di ritagliarsi il proprio spazio, occupando nicchie di pensiero di sinistra per differenziarsi dagli altri: tra questi spiccava Tulsi Gabbard, deputata delle Hawaii, che ama trattare temi di politica estera, si è posizionata come democratica anti interventista e sul regime di Assad in Siria aspetta che ci siano “prove” del fatto che abbia commesso crimini di guerra. A rubare la scena è stata, come accade ormai da parecchi mesi, Alexandria Ocasio-Cortez, deputata di New York, che non è candidata nel 2020 ma è più popolare di tutti i candidati messi assieme (a proposito: nei prossimi giorni potrebbero sciogliere le riserve Joe Biden e Beto O’Rourke, che è andato al SXWS alla proiezione di un documentario sulla sua campagna di metà mandato). La Ocasio-Cortez, che ha parlato di fronte a un pubblico enorme con tanta gente in piedi e la fila fuori, ha fatto un necrologio, con spallucce e faccine e un gigantesco “meh”, della politica della moderazione. 

 

A conversare con la Ocasio-Cortez, sul palco del SXWS, c’era Briahna Gray, che si occupa di politica per il sito Intercept che qualche settimana fa ha pubblicato un articolo in cui si sosteneva che se i moderati sono i Michael Bloomberg e gli Howard Schultz (ceo di Starbucks), allora il “vero centrismo” è quello della Ocasio-Cortez e dei suoi alleati, perché parla di politiche che riguardano la maggior parte degli americani, non piccole sacche liberali che non contano più nulla. Il clima insomma era perfetto per il necrologio, e infatti la Ocasio-Cortez non si è lasciata scappare l’occasione, non lo fa mai: “I piccoli passi” non sono un metodo efficace per risolvere i problemi della nazione, ha detto, “essere moderati non è una posizione. E’ una mentalità nei confronti della vita, come ‘meh’”, ha spiegato, alzando le spalle e storcendo la bocca per sottolineare questo “meh” che vuol dire mancanza di interesse, mancanza di entusiasmo, mancanza di determinazione, mancanza di tutto. “Siamo diventati così cinici che consideriamo ‘meh’ o ‘eh’ – che consideriamo il cinismo come un atteggiamento intellettualmente superiore. E consideriamo l’ambizione come un’ingenuità giovanile quando i risultati più grandi che abbiamo ottenuto come società sono sempre stati determinati da atti ambiziosi e visionari. Ora il ‘meh’ viene quasi venerato. Ma per cosa? Davvero, per cosa?”. Bisogna vederlo, il video della deputata-star, per capire bene il disprezzo in cui è immerso quel “meh”, l’applauso che ha scatenato, e la preoccupazione di quella corrente del Partito democratico che sogna una “vendetta dei moderati” (questo era il titolo di un articolo del New York Times che parlava delle imminenti candidature di esponenti considerati centristi, come l’ex vicepresidente Biden) ma che sta perdendo la battaglia culturale sulla moderazione. “Il capitalismo è incorreggibile”, ha detto la Ocasio-Cortez (altri applausi), perché il capitale e il profitto prima di ogni altra cosa hanno rovinato il mondo, ma quando parla di “socialismo democratico”, la deputata newyorchese mette l’accento sulla democrazia e sulla società, non si tratta di ribaltare il capitalismo, ma di distruggere il “capital first”.

 

Il panel della Ocasio-Cortez era dedicato alla “New Left”, dalle sue parti non c’è dubbio che questa è la stagione dei più radicali e dei “coraggiosi”, come li chiama lei, di chi non va avanti per “baby steps” ma vuole cambiare tutto e sotterrare con un “meh” e un’alzata di spalle quelli del dialogo, quelli del troviamo un terreno comune. Chi ha bisogno ancora dei moderati?, chiedeva già la Ocasio-Cortez dopo le elezioni di metà mandato a novembre, pure se la riconquista della Camera da parte del Partito democratico era stata determinata anche dai “meh”.

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