Roma. “La linea è questa”, punto. La vicepresidente dem del Parlamento europeo ed eurodeputata pd Pina Picierno ha appreso che la segretaria dem Elly Schlein, nel day after dell’evento “Costruire comunità”, organizzato a Roma dall’ex ministro pd Graziano Delrio con varie personalità dell’area cattolico-democratica, in sostanza così ha liquidato (cioè con un: si parli pure, ma la linea è questa) l’ex premier Romano Prodi che esorta i riformisti “a fare squadra” e l’ex ministro Delrio che spera i riformisti non vengano relegati “nello sgabuzzino”.
Dopo aver espresso su X la propria “inquietudine” nel vedere che la diversità è “tollerata con sopportazione acustica”, Picierno spiega al Foglio di essere anche “preoccupata”: “Questa mi pare l’antitesi di un partito democratico nato dall’incontro di culture politiche diverse”. Se fosse così, dice Picierno, “non resterebbe che prendere atto del cambiamento strutturale del partito che abbiamo fondato”. All’epoca, nel 2007, Picierno era “una ragazzina che si affacciava alla politica”, dice, ma ricorda le riunioni iniziali: “Entravano Pietro Scoppola e Alfredo Reichlin, ed era chiaro che la pensassero diversamente. Ma si discuteva tutta la notte e si trovava una sintesi – che non era né la posizione di Coppola né quella di Reichlin, ma una terza posizione che nasceva appunto dal confronto”. Schlein dice che il Pd è plurale e inclusivo. “Poi però dice: la linea è questa. E io vorrei ricordare che, in un partito che nasce dall’incontro di culture politiche complementari ma diverse, l’idea del pluralismo non soltanto è più importante che in altri partiti, ma è strutturale, vitale. In un partito come il nostro, il pluralismo non può essere una concessione. E’ un’idea precisa di partecipazione democratica. E non significa tolleranza”.
Picierno si rivolge anche a chi, come Stefano Bonaccini, “il mio amico Bonaccini”, dice, “ha deciso di entrare in maggioranza adducendo come motivazione l’unità. Ecco: io penso, e l’ho detto più volte, perché per me è un punto politico centrale, che il pluralismo non sia l’opposto dell’unità. L’opposto dell’unità è la divisione. In un partito si può essere uniti anche su posizioni diverse, se quelle posizioni vengono riconosciute, ascoltate e attraversate, e non ridotte all’invisibilità o annichilite, come spesso accade”. Per esempio (ne sa qualcosa Delrio) sull’antisemitimo. “Se le posizioni diverse vengono annichilite, può nascere una frattura. Ne abbiamo già vissute altre”.
Come si scongiura, la frattura? “Da mesi dico, e sembro sempre un po’ Cassandra: attenzione, pluralismo non vuol dire ‘parla, ma la linea la decido io’. E’ come se Schlein avesse rimosso il fatto che questo partito è nato dall’incontro tra cultura liberale, cattolico-democratica ed ex diessina. E’ vero che un segretario ha il dovere di mettere in campo la linea politica per cui è stato scelto, ma non ha quello di cambiare la natura del partito. Il Pd non è nato come partito identitario, ma come partito riformista di centrosinistra”. Al Lingotto, ricorda Picierno, Walter Veltroni diceva: “E’ nata la casa dei riformisti italiani, cioè del riformismo socialista, liberale e di sinistra”. Picierno lo dice da “liberalsocialista”, solo che oggi, nel Pd, aggiunge, “se pronunci la parola liberale sei considerato quasi un nemico del popolo. Ma il problema non sono io che dico le stesse cose da quando abbiamo fondato questo partito. Il problema è che alcune idee che prima erano terreno di confronto comune riconosciuto oggi non lo sono più. Eppure il peggior avversario della destra sovranista restano la cultura liberale e l’Europa. Dove sono queste cose, nella linea attuale del Pd?”.
E’ mutata la natura del partito? “L’ho chiesto più volte alla segretaria, non mi hai mai risposto”. Schlein ha però risposto in modo tranchant a Prodi e a Delrio. “E’ in ballo una questione squisitamente politica che riguarda la natura del partito. Il Pd, ripeto, non è mai stato un partito identitario di sinistra. Si prendano i discorsi dalla fondazione in poi. Il pluralismo non è questione di minoranza o maggioranza interna, quanto di rappresentanza sociale: un pezzo di mondo produttivo e industriale, il ceto medio, le partite Iva, gli agricoltori e un segmento importante di terzo settore con questa linea restano esclusi. Ma è quel ‘pezzo’ che serve per battere le destre. Invece così quel pezzo continuerà a non votare o a rimanere a destra”. Il Pd non è nato così, ma forse le cose sono cambiate? “Se ci si fa intendere questo, la domanda successiva che pongono tanti di noi – convintamente riformisti, e anche fondatori del partito – è: qual è, allora, oggi, la ragione costitutiva del Pd?”.