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La Noc è l’unico bilanciamento in Libia, e ora è sotto attacco

Nessuno ha rivendicato il raid ma lo Stato islamico è tra i maggiori indiziati. Moavero a Bengasi per convocare una conferenza in Italia con Haftar

10 Settembre 2018 alle 20:32

La Noc è l’unico bilanciamento in Libia, e ora è sotto attacco

Foto LaPresse

Milano. Uomini armati di fucili automatici e bombe a mano hanno preso d’assalto ieri a Tripoli la sede della compagnia petrolifera nazionale (Noc), istituzione da cui dipende l’ economia del paese. La Noc è una realtà fondamentale per la Libia, divisa politicamente e geograficamente e scossa da violenze come quelle tra milizie rivali che nei giorni passati hanno provocato oltre 60 morti nella capitale. L’azienda petrolifera è assieme alla Banca centrale l’unica istituzione che in anni di conflitti è riuscita a funzionare. Dal 2014, la Libia è spaccata tra un governo riconosciuto dall’Onu, quello di Fayez al Serraj a Tripoli, e uno rivale, a est, che fa capo al generale Khalifa Haftar.

 

Benché ciclicamente gruppi armati prendano di mira le installazioni petrolifere, bloccando produzione ed esportazione e ricattando le autorità con le loro richieste, a febbraio i vertici della Noc hanno annunciato un record di produzione: 1,3 milioni di barili di greggio al giorno. Prima della rivoluzione del 2011 e del conseguente conflitto armato, la Libia produceva 1,6 milioni di barili al giorno. Nel 2016 era scesa a 400 mila. In un paese diviso, la capacità della Noc di agire su gran parte del territorio resta sorprendente. I risultati degli ultimi anni sono stati attribuiti all’abilità del suo presidente, Mustafa Sanallah, un tecnocrate che ha dimostrato qualità di diplomatico e capace di trovare compromessi con comunità, clan e milizie locali.

 

Oggi come in passato, spiega al Foglio Claudia Gazzini, analista dell’International Crisis Group, le rendite petrolifere rappresentano oltre il 90 per cento delle entrate di Tripoli. Non è però la Noc ad amministrare il denaro ricavato dalle sue attività: “La compagnia gestisce joint venture con partner stranieri e le acquisizioni di prodotti raffinati per uso interno. I soldi di queste transazioni vanno alla Libyan Foreign Bank e sono trasferiti alla Banca centrale”. E’ la Banca centrale – le cui riserve sono custodite anche in istituti di credito stranieri – che poi con quel denaro acquista benzina e diesel per uso interno.

 

Gli stipendi dei dipendenti della Noc e i soldi per la manutenzione delle infrastrutture sono messi a disposizione dell’azienda attraverso il budget annuale del Consiglio presidenziale di Tripoli. Da qui nascono le frizioni tra l’autorità di Serraj e la compagnia, che accusa il governo di non darle abbastanza fondi per le sue attività, cruciali per la ripresa economica di un paese dove mancano riserve di moneta straniera, l’inflazione è alta, i servizi sempre più scarsi e cresce il malcontento sociale. Inoltre, è con i soldi delle rendite petrolifere nelle casse della Banca centrale che Tripoli paga gli stipendi di dipendenti pubblici e membri delle milizie non soltanto a ovest, ma anche, in parte, a est.

 

Nella serata di ieri nessuno aveva ancora rivendicato l’assalto (in cui sono morti due assalitori e due dipendenti) alla sede della Noc, un imponente edificio squadrato in un quartiere residenziale di Tripoli. Secondo il ministero dell’Interno, dietro al raid potrebbe esserci lo Stato islamico, che già a maggio ha rivendicato un attacco alla sede della commissione elettorale. Se fosse così, spiega Gazzini, l’obiettivo della Noc sarebbe in linea con la sua strategia di destabilizzazione e indebolimento dell’autorità centrale. L’attacco arriva proprio mentre l’attività della compagnia petrolifera riprende forza, e mentre la comunità internazionale – Francia e Italia in testa – dibatte sull’opportunità di elezioni in una situazione di totale mancanza di sicurezza.

 

Ieri dopo tante visite italiane a Tripoli il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, era a Bengasi per convincere il generale Haftar a partecipare a una conferenza in Italia a novembre. La sicurezza mancava sicuramente davanti alla sede della Noc: Sanallah stesso, per non scendere a patti con le milizie di Tripoli, ha rifiutato la loro protezione. Secondo Gazzini, l’episodio di ieri rischia di gonfiare i rancori tra l’azienda e il governo Serraj “per la mancata protezione”, e “mette di nuovo in luce come i provvedimenti di sicurezza nella capitale siano stati finora fallimentari e nocivi: lasciare alla discrezione delle singole istituzioni se ingaggiare una milizia o l’altra per la propria sicurezza è una strategia destinata a rafforzare l’idea di un controllo di cartelli mafiosi”.

Rolla Scolari

Scrive soprattutto di medio oriente per il Foglio dal 2003. Da Beirut, ha coperto le manifestazioni che hanno portato al ritiro delle truppe siriane; dal Cairo, le prime elezioni multipartitiche e l’ascesa dei Fratelli musulmani; dalla Turchia la visita del Papa nel 2006. E’ stata a Gaza per il disimpegno israeliano e da Gerusalemme, dove si trova oggi, ha seguito la vittoria di Hamas nei Territori e gli eventi che hanno portato alla conferenza di Annapolis. Alla fine del 2007, è stata embedded con le truppe americane in Iraq. Rolla è nata a Milano nel 1977, da padre italiano e madre egiziana. Ha studiato in Italia, Francia e al Cairo.

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