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Perché ora urge un commissario per la Libia. Parla Scaroni

“Dopo avere puntato sul debole Serraj possiamo recuperare con una figura (a tempo pieno) di coordinamento e dialogo”

Alberto Brambilla

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brambilla@ilfoglio.it

6 Settembre 2018 alle 06:00

Perché ora urge un commissario per la Libia. Parla Scaroni

Matteo Salvini, in una conferenza stampa congiunta con il vice presidente libico Ahmed Maiteeq (foto LaPresse)

Roma. Nel gennaio dell’anno scorso Paolo Scaroni, capo dell’Eni per un decennio, e deputy chairman di banca Rothschild, avvertiva che la strategia italiana in Libia sarebbe stata perdente. Ovvero: appoggiare le ambizioni di Fayez al Serraj di unificare un paese storicamente diviso in tre regioni, Cirenaica, Tripolitania e Fezzan, avrebbe portato a un nulla di fatto. La diplomazia di Gheddafi per tenere unita una società tribale, attraverso la redistribuzione delle rendite petrolifere, era in fondo irripetibile. E soprattutto – era...

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