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Fin dove arriva l’operazione di Mosca?

Michael Isikoff ci dice che servirebbero più accuse sul suolo americano per far cadere Trump

19 Luglio 2018 alle 06:00

Fin dove arriva l’operazione di Mosca?

Helsinki, incontro Putin - Trump (foto LaPresse)

Roma. La Russia è il “peccato originale” della presidenza di Donald Trump. Lo scrive Michael Isikoff, autore, assieme a David Corn, di Russian Roulette. Isikoff e Corn sono due veterani del giornalismo investigativo americano e nel loro libro, uscito a marzo, promettono di rivelare “la storia della guerra di Putin all’America e dell’elezione di Donald Trump”. Come lamenta il New York Times in una recensione, la promessa non viene mantenuta, ma Isikoff ha un merito importante: fu tra i primi a notare quella domanda ardita al FreedomFest di Las Vegas che una ragazza dai capelli rossi rivolse a Donald Trump nel 2015: “Se dovesse diventare presidente degli Stati Uniti, ha intenzione di rimuovere le sanzioni alla Russia?”. L’evento viene raccontato nel libro ed è una delle prime presentazioni di Maria Butina, la spia russa che attraverso la Nra, la lobby americana che difende i possessori di armi, era quasi arrivata fino allo Studio ovale. “Tutto si sta muovendo molto in fretta, tra un paio di mesi verranno fuori tante cose”, dice Michael Isikoff al Foglio, fiero di aver presentato la spia russa al mondo prima che l’Fbi la arrestasse, proprio mentre Trump a Helsinki si faceva regalare un pallone da calcio dal fierissimo Putin. “L’Fbi la inseguiva da un po’, probabilmente ha deciso di arrestarla prima che riuscisse a diminuire ulteriormente la distanza tra lei e Trump”, spiega Isikoff.

    

Il libro dei due giornalisti ha una particolarità, ritrae una classe politica americana senza eroi. Ai democratici e all’Fbi rimprovera la lentezza con cui sono arrivati a riconoscere che la Russia stava cambiando le sorti del paese. Questo atteggiamento è stato dettato dall’ex presidente Obama, il quale non voleva che passasse il messaggio che una potenza straniera stesse interferendo nelle elezioni. “La vera grande domanda è se vedremo nuove accuse a carico di altri personaggi americani”, sottolinea Isikoff.

    

“Se non verranno fuori i nomi di altri americani che hanno favorito le interferenze dei russi, per Trump sarà facile difendersi. Se invece usciranno gravi accuse contro personaggi dell’entourage del presidente, allora Trump potrebbe essere danneggiato e i suoi elettori inizierebbero a convincersi che ha mentito”. Il rischio che Trump rimanga immune non è da escludere per Isikoff, secondo il quale Mueller potrebbe decidere di formulare nuove incriminazioni prima di settembre, in modo che non siano troppo a ridosso delle elezioni di Midterm, “non vuole essere accusato di aver influenzato le votazioni del Congresso”, spiega. Finora le accuse hanno riguardato soprattutto russi, come i dodici ufficiali dell’intelligence incriminati venerdì scorso. Le indagini stanno svelando la centralità di personaggi che già comparivano in Russian Roulette, come Aleksander Torshin, finito ad aprile sotto sanzioni: “E’ il vicedirettore della Banca centrale russa e il capo di Butina, si era intrufolato ovunque, dalla Nra, ai National prayer breakfast, l’evento organizzato ogni anno dal Congresso al quale partecipano anche i leader di tutto il mondo. E’ un uomo influente, è entrato in contatto con Trump Jr. e aveva accesso a personaggi importanti come Scott Walker”, governatore del Wisconsin. “Il punto di vista del dipartimento di Giustizia è che ovviamente ci sono molti personaggi vicini alla campagna elettorale di Trump collusi a vari livelli con i russi, come Roger Stone”, dice il giornalista, sottolineando che il nome del manager della campagna del presidente, indagato per uno scambio di mail con Julian Assange, sarà uno di quelli che sentiremo più spesso nei prossimi mesi.

   

I russi hanno tentato di influenzare le decisioni del Partito repubblicano attraverso la Nra, come dimostra il caso Butina. “Ma non c’è solo la Nra, le associazioni prese di mira dall’intelligence russa possono essere anche altre. L’arresto della spia deve farci ragionare su un punto importante: fino a dove arriva l’operazione di Mosca?”.

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Commenti all'articolo

  • Carlo A. Rossi

    19 Luglio 2018 - 11:11

    Posso permettermi un commento? In questo articolo, come altri che precedono, ravviso troppe particelle ipotetiche, troppi "se". Sembra di leggere un romanzo di Ian Fleming, basta sostituire "Spectre" con "Russia" e "Blofeld" con "Putin", e ci siamo. Il Foglio ha sempre stigmatizzato le inchieste ad orologeria contro il pupillo Berlusconi, giustissimo. E ora invece spera ardentemente in una caduta di Trump manu giudiziaria. Non si scopre nulla di nuovo: La Russia cerca, dove possibile, di spiare, di influenzare, dov'è la novità? Ma una cosa inquieta: esattamente, cosa è stato sottratto? Segreti militari? Non mi pare. Piuttosto, dati che l'entourage della Clinton avrebbe usato per costruire una campagna elettorale su misura: dati provenienti da Facebook et al. Questo mi inquieta: tutti usano dati apparentemente protetti per influenzare più o meno sottilmente gli elettori. Ma se avesse vinto la Clinton, nessun avrebbe da ridire. Sono io l'unico a trovare questo aspetto sì inquietante?

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    • adebenedetti

      19 Luglio 2018 - 20:08

      Signor Rossi non e` l`unico ma i media hanno troppo investito sulla colpevolezza di Trump ed ora sosno costretti ecc. ecc. Basti ricordare che Obama cerco` di influenzare le elezioni israeliane a danno di Netanyahu. La buccia di banana che rivelo` tutto fu quando si scopri` che i "volontari" americani che lavoravano in Israele contro Netanyahu avevano ricevuto soldi governativi USA. Ma questo sembra lecito. Non mi sembra di ricordare che il Foglio ne abbia parlato , se si non ne ha dato risalto Di contro non ha potuto negare che Obama faceva spiare gli "amici'. Il caso della Merkel fu clamoroso. Penso che per ora possa bastare.

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