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Putin ha provato con Trump una Crimea bis, per ora non funziona

A Helsinki il russo ha proposto un referendum (illegale) per prendersi l’Ucraina orientale

21 Luglio 2018 alle 06:16

Putin ha provato con Trump una Crimea bis, per ora non funziona

Foto LaPresse

Roma. Quattro giorni dopo il summit di Helsinki, comincia a uscire con maggiore precisione cosa si sono detti il presidente russo Vladimir Putin e quello americano Donald Trump nel loro faccia a faccia senza testimoni. Putin ha proposto che le regioni separatiste dell’Ucraina orientale indicano un referendum “sotto auspici internazionali” per decidere il loro futuro, come ha spiegato il presidente stesso ai suoi diplomatici di alto livello durante un incontro a porte chiuse a Mosca giovedì. Trump ha chiesto al russo di non parlarne in pubblico per dargli il tempo di riflettere sulla proposta e per non scatenare le reazioni contrarie dell’Europa, ma due fonti presenti all’incontro russo hanno parlato al sito americano Bloomberg e ieri anche l’ambasciatore russo in America, Anatoly Antonov, ha confermato la notizia.

  

Putin vuole ripetere nelle regioni separatiste – le cosiddette “repubbliche popolari” di Lugansk e di Donetsk – lo stesso schema che nel marzo 2014 portò all’annessione russa della Crimea grazie a un “referendum”. Quel voto fu molto criticato perché si svolse mentre la Crimea era occupata dalle forze speciali russe, che si muovevano senza insegne o simboli per non rendere palese la loro appartenenza, e perché violò la Costituzione ucraina che prevede che ogni decisione sull’indipendenza di una regione sia affrontata con un referendum nazionale e non locale. Il governo centrale di Kiev, l’America (anche sotto l’Amministrazione Trump) e l’Unione europea non hanno mai riconosciuto la legittimità di quel “referendum”. 

   

Nel maggio 2014 anche le due “repubbliche” separatiste tennero un loro “referendum” per seguire la strada della Crimea e i voti favorevoli all’indipendenza furono più del 96 per cento, ma è chiaro che nemmeno la Russia li aveva presi sul serio all’epoca se oggi propone che siano ripetuti. Tra separatisti e governo di Kiev va avanti una guerra a bassa intensità che non è molto seguita dai media ma che in quattro anni ha fatto più di diecimila morti – con episodi molto gravi, come l’abbattimento da parte russa di un aereo passeggeri con 298 persone a bordo che nel luglio 2014 sorvolava il confine ucraino. Una commissione d’inchiesta formata dal governo olandese ha stabilito due mesi fa che a centrare l’aereo fu un missile terra aria manovrato da militari della Russia. Mosca nega qualsiasi coinvolgimento militare nella guerra dell’Ucraina orientale, ma le forze di Kiev hanno catturato soldati ed equipaggiamento russi molto al di qua del confine.

Trump ha detto un mese fa che la Crimea potrebbe essere della Russia perché “gli abitanti parlano russo” e ieri il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, ha detto in un’intervista al Washington Post che il referendum sull’annessione della Crimea è legittimo perché la rivoluzione ucraina (che nel febbraio 2014 portò alla fine del governo filorusso) fu un piano ordito da potenze straniere. La tv di stato russa sostiene che Trump era favorevole all’idea del referendum e un ex diplomatico intervistato ha detto che al primo referendum sulla secessione dall’Ucraina ne seguirebbe un secondo per l’adesione delle due regioni contese alla Russia.

  

Il referendum fa parte del pacchetto di idee discusse dai due presidenti durante il summit finlandese, insieme con l’annuncio di una possibile visita di Putin alla Casa Bianca in autunno e con la proposta russa di interrogare alcuni americani detestati dal Cremlino. Il pacchetto Helsinki ha scatenato critiche molto robuste in America e in questi giorni l’Amministrazione Trump è stata costretta a chiarire i punti lasciati in sospeso. E’ come se Trump al ritorno dal vertice fosse stato costretto a confrontarsi con i membri del suo esecutivo e a riflettere meglio sulle proposte di Putin. Ieri il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale ha detto che la Casa Bianca non appoggia l’idea di un referendum nell’Ucraina orientale perché si terrebbe in un territorio fuori dal controllo del governo di Kiev e quindi non avrebbe alcuna legittimità e perché l’America resta fedele agli accordi di Minsk, che nel 2015 hanno tentato di risolvere il conflitto e che non prevedono referendum. Inoltre martedì, il giorno dopo il summit e quindi in un momento molto simbolico, il Pentagono ha deciso lo stanziamento di altri duecento milioni di dollari in aiuti militari per l’Ucraina, che saranno usati per l’acquisto di materiale bellico come visori notturni e radar antiartiglieria.

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