L’emergenza è la percezione

Il populismo prospera parlando di immigrazione dove l’immigrazione non c’è. La retorica dell'est Europa, i casi di Germania e Francia e la situazione italiana 

13 Giugno 2018 alle 06:09

L’emergenza è la percezione

Foto LaPresse

Prima delle elezioni ungheresi, il capo della cancelleria di Viktor Orbán, János Lázár, andò a Vienna, in uno dei quartieri della capitale austriaca con un’alta presenza musulmana, e girò un video in cui comparivano strade sporche, donne velate, chioschetti di kebab, negozi con caftani, hijab e turbanti in esposizione, pochi bianchi – per lo più pensionati – seduti soli sulle panchine malmesse. Per quelle strade non c’era niente che facesse pensare all’Europa, e il politico attaccava: “Così diventerà Budapest nei...

Accedi per continuare a leggere

Se hai un abbonamento, ACCEDI.

Altrimenti, scopri l'abbonamento su misura per te tra le nostre soluzioni.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • enzo.cn

    13 Giugno 2018 - 17:05

    L'argomento che contrappone il dato oggettivo a quello percepito, trova un limite non solo nel fatto che da quel 7% sono esclusi gli irregolari, ma soprattutto nel fatto che l'esperienza reale non può completamente assimilarsi a quella statistica: nella realtà quel 7% non è distribuito con regolarità su tutto il territorio e vi sono città quartieri zone agricole dove la presenza di migranti è molto più intensa e meno rarefatta di quell'"oggettivo" 7% di cui nessuno, all'infuori degli studiosi del settore, ha effettiva esperienza. Definire quella percezione come una "fobia" o un'infondata distorsione della realtà, altro non è che una ben risibile presunzione in un contesto drammatico e tutt'altro che rassicurante. L'immigrazione incontrollata potrà non essere al momento un'emergenza, ma il problema non si risolve puntando l'indice contro questo o quello, bensì facendo proposte concrete, come ad esempio quelle riportate da Adriano Benedetti sul Foglio online del 31 Maggio 2016.

    Report

    Rispondi

  • 75mxa

    13 Giugno 2018 - 15:03

    La mia “percezione” è stata costruita invece sul sito dell’UNHCR, sui dati di natalitá e sulle previsioni di crescita economica delle nazioni subsahariane, sui cambiamenti climatici, e sulla geografia di quinta elementare (l’unico sbocco è l’Europa). E purtroppo “percepisco” che - a meno di un cambiamento drastico della politica europea - saremo nei prossimi 50 anni sommersi da decine di milioni di africani, fenomeno aggravato da un enorme sbilanciamento tra maschi e femmine, oltretutto al 99% in etá riproduttiva. Il drastico cambiamento per evitare questa migrazione epocale non potrá che richiedere massicci aiuti economici e quindi - almeno nel breve/medio termine - un significativo impoverimento dei cittadini europei ed un ulteriore degrado delle strutture di protezione sociale. Resta da capire se l’Unione Europea e le stesse democrazie sopravviveranno, non solo nel caso di una migrazione di massa, ma anche nel caso in un massiccio intervento economico che la riesca a fermare.

    Report

    Rispondi

  • lorenzolodigiani

    13 Giugno 2018 - 13:01

    Il termine vomitevole non mi piace ed era riferito al populismo da poco imperante in Italia e che Macron, imponendosi a Lepen, ha scongiurato in Francia. L’argomento resta sensibile per il presidente in vista delle prossime elezioni europee. Il caso Aquarius e’ un primo sintomo del nuovo corso della percezione al potere nel nostro paese.

    Report

    Rispondi

    • Nambikwara

      Nambikwara

      13 Giugno 2018 - 18:06

      No, caro "percettore scelto" all'Eliseo: la frase è stata "la linea del governo italiano è vomitevole". Innanzitutto il primo a bloccare i porti nel 97 fu un, per ridurmi a parlare come lei, non populista e cioè Romano Prodi (verso gli albanesi); quando ci si esprime in modo vomitevole, come quel pupo francese a nome di un partito il cui principale esponente è il loro presidente, la risposta non può che essere, come è stata, la chiamata dellìambasciatore francese e lo sa perchè? Perchè chiunque rivolga tale termine ai detentori di rappresentanza politica verso un governo, democraticamente eletto, comprende (mannaggia, scusi il termine) il popolo tutto e non il "populismo".

      Report

      Rispondi

  • andrea.maccarini

    13 Giugno 2018 - 11:11

    Mi dispiace di dover dire che trovo questo articolo poco coerente. I numeri sono questi, va bene. Ma il problema è un altro. Da un lato si afferma, giustamente, che il populismo ha successo in quanto prevenzione e non come rimedio. E qui l'autore avrebbe in mano la chiave interpretativa. Poi però conclude che il problema è l'esagerazione, la percezione "errata" del numero dei migranti. Ma è l'idea di società, di futuro, di comune destino, di civiltà che è in questione. Se a un continente vecchio si offre l'immagine futura di un 'multiculturalismo' che pochissimi vogliono - tranne le élites mondialiste - il 'popolo' si ribella e lo fa 'in anticipo'. Non è che 'si sbaglia', è che si deve ripensare a un'idea di società nazionale ed europea che abbia un'anima - ed entro cui quindi i migranti non facciano più paura. Insistere sul presunto 'errore' denota solo incapacità di capire la storia e rimane entro il perimetro dello snobismo politico. Quello che ha prodotto i populismi.

    Report

    Rispondi

Servizi