Cosa succede nella banlieue più radicalizzata di Francia

Due giornaliste del Monde sono andate a Trappes, ex feudo comunista oggi in mano ai predicatori salafiti, dove a decine sono partiti per lo Stato islamico

Cosa succede nella banlieue più radicalizzata di Francia

Attacco terroristico a Isere. Forze speciali francesi arrestano un sospettato (foto LaPresse)

Parigi. Negli anni Settanta era uno dei feudi del Partito comunista francese, una banlieue tranquilla dove risiedevano gli operai che lavoravano nelle fabbriche circostanti. Oggi, invece, è la città europea con il più alto numero di persone partite a fare il jihad nel territorio siro-iracheno. Trappes, comune di 30.000 abitanti situato nel dipartimento degli Yvelines, a 35 chilometri da Parigi, è citata regolarmente dal presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, quando si tratta di evocare il problema della radicalizzazione in Francia, perché questa città che un tempo sventolava le bandiere rosse del Pcf e della Cgt, la più potente organizzazione sindacale francese, ora sventola quelle nere dello Stato islamico.

       
Raphaëlle Bacqué e Arianne Chemin, giornaliste del Monde, hanno lasciato per un attimo il loro ruolo di ritrattiste della politica parigina per immergersi nelle banlieue calde della République, lontano dall’ottimismo che si respira nei boulevard di Parigi da quando è stato eletto Macron. Dal loro viaggio nel cuore della “Molenbeek francese”, come è stata soprannominata Trappes per le sue affinità con il comune belga consumato dall’islamismo, Bacqué e Chemin hanno tratto un libro, “La Communauté”, che racconta il quotidiano di questo “concentrato insensato della Storia contemporanea che interagisce con i grandi eventi internazionali”, secondo le parole delle autrici.

  

Officine e magazzino del deposito ferroviario di Trappes, facciata ovest (Wikimedia)


  

I servizi segreti di Parigi l’hanno ribattezzata “Trappistan”, da quando decine di giovani hanno deciso di abbandonare i loro casermoni per andare a combattere nelle fila dell’Isis, sognando di morire come martiri. Sono 67, in tutto, da quando è nato lo Stato islamico, numeri che non hanno eguali in Europa. “E’ un jihad tra amici”, spiega Ariane Chamin. “E’ la città europea che ha inviato il più alto numero di jihadisti a Raqqa. Sono partiti in 67. Trappes è una città organizzata attorno a delle piazze e delle piazze intere sono partite. Partivano tra amici verso le scuole coraniche in Egitto e in Siria”.

   
Le madrase clandestine, tuttavia, si trovano anche a Trappes, e le moschee tenute da associazioni sulfuree pullulano. “I primi predicatori arrivano con l’aumento della disoccupazione e la droga che devasta i quartieri. Convincono i giovani a uscire dalle cantine e dall’eroina per andare nelle moschee”, racconta Raphaëlle Bacqué, prima di aggiungere: “Con il declino del comunismo è aumentata l’influenza della religione”. Oggi, il vero luogo di convivialità non è il circolo di partito, bensì la moschea, dove gli imam radicali, lasciati predicare per clientelismo elettorale dai politici locali, hanno gioco facile nell’indottrinare i giovani al jihad armato.

 


Il municipio di Trappes (Wikimedia)


 

Nel febbraio del 2017, un rapporto confidenziale dell’intelligence francese è stato depositato al ministero della Giustizia per allertare le autorità politiche sulla deriva islamista che la città sta subendo da dieci anni a questa parte. Ma in pochissimi hanno alzato voce. “I salafiti hanno preso il potere a Trappes. Disposto a rinunciare a tutto, il comune guidato dal Partito socialista ha comprato la pace civile”, ha attaccato Alain Marsaud, pezzo da novanta dell’antiterrorismo francese, isolato nel denunciare il silenzio complice della politica.

   
Tra le altre cose, Trappes è anche il feudo elettorale Benoît Hamon, ex ministro dell’Istruzione sotto la presidenza Hollande e candidato del Ps alle presidenziali del 2017. “Sono fiero che mi abbiano soprannominato Bilal Hamon, perché è il nome del primo muezzin di Maometto”, aveva dichiarato ai giornalisti, rispondendo alle accuse di essere “il candidato dei Fratelli musulmani” e un “bobò multiculti”. Con il suo braccio destro, Ali Rabeh, ha utilizzato Trappes come trampolino di lancio per fare carriera a sinistra, chiudendo un occhio sul profilo dei suoi elettori, molti dei quali, quando ha vinto le primarie del Ps contro l’ex premier Manuel Valls, hanno esultato al grido di “Allahu Akbar” e “Hamon Inshallah”.

  
E però, se vai nel comune di Trappes e pronunci la parola “islam”, improvvisamente tutti si ammutoliscono. “Abbiamo avuto molte difficoltà a ottenere i numeri delle partenze per il jihad. Ci abbiamo messo quasi un anno per stabilirli”, ha dichiarato a Rtl Arianne Chemin. “In comune, c’è un tabù: non si può pronunciare la parola ‘islam’. C’è una negazione della realtà da parte di tutti”. Trappes è anche la città che ha dato i natali al celebre umorista Jamel Debbouze, all’attore Omar Sy e all’ex calciatore Nicolas Anelka. Una città in bilico tra show-biz e jihad.

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