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Così la Francia "neutralizza" i francofoni dello Stato islamico

Le Figaro svela la campagna d’intelligence per “catturare oppure uccidere” i terroristi dell'Isis di origine francese 

18 Aprile 2018 alle 06:14

Così la Francia "neutralizza" i francofoni dello Stato islamico

Foto di Armée française - Opérations militaires

Roma. Il quotidiano francese Figaro ha pubblicato un’inchiesta sulla campagna discreta dei servizi segreti francesi per neutralizzare i terroristi francofoni dello Stato islamico – proprio mentre il presidente Emmanuel Macron prendeva una posizione molto dura contro il presidente siriano Bashar el Assad. Neutralizzare significa “catturare oppure uccidere”, ma è chiaro dall’inchiesta che la seconda opzione è di molto preferita alla prima. Circa 1.700 francesi sono partiti per unirsi allo Stato islamico e il loro possibile ritorno in patria è un problema enorme di sicurezza. In circa trecento l’hanno già fatto, un centinaio sono stati catturati in medio oriente e altri trecento sono morti nelle battaglie e nei bombardamenti, anche se trovare una conferma solida della morte di alcuni è particolarmente difficile. I francesi hanno creato fin dal 2015 due cellule interforze, vale a dire formate con specialisti presi dai servizi segreti e dalle Forze armate, che lavorano in tandem per seguire il dossier. Una si chiama Allat, che è il nome di una dea della cultura araba prima dell’avvento dell’islam, e ha un centro dentro il quartier generale della Dgse, l’intelligence francese che si occupa delle operazioni all’estero. L’altra si chiama Hermes, è guidata dall’intelligence militare e ha la sede nei sotterranei del ministero della Difesa a Balardgone, a Parigi. Le due unità sono in particolare concentrate sui cosiddetti Hiv, che è una sigla militare americana per indicare gli High Value Individuals, quindi i soggetti che sono considerati più pericolosi perché sono diventati leader o perché hanno un addestramento speciale, per esempio nel campo degli esplosivi, o perché pianificano attentati in occidente.

  

Il grosso del lavoro non è a Parigi, è piuttosto in mano agli agenti e alle forze speciali che lavorano in Iraq e in Siria embedded con l’esercito iracheno e con le milizie curde. In teoria i francesi sul campo non uccidono nessuno, si limitano a dare la caccia ai soggetti pericolosi e a passare le informazioni ai combattenti, oppure all’aviazione francese oppure ancora agli americani, che intervengono con i droni. Ma il giornalista del Figaro scrive che alcuni sono stati uccisi dagli agenti Dgse. Il pezzo descrive la continuità tra il governo di Hollande e quello di Macron, non è cambiato nulla, la consegna è sempre: “Pas de quartier”, lotta senza quartiere.

  

Una grande parte della caccia si è svolta attorno alle due capitali dello Stato islamico, Raqqa in Siria e Mosul in Iraq. Durante la campagna irachena il Foglio aveva intervistato un ufficiale curdo che aveva spiegato come gestiva alcuni informatori clandestini che passavano informazioni sui capi dello Stato islamico da dentro Mosul e come poi dava le informazioni all’intelligence francese in una piccola base all’aeroporto militare di Erbil.

  

C’è un passaggio molto interessante: l’operazione segue con attenzione i tentativi dello Stato islamico di spostarsi con barchini dalla Libia, e i sabotatori francesi sono già intervenuti per intercettare questo tipo di traffico. I servizi francesi hanno una buona rete, specie nella parte est. Furono loro a passare agli americani la posizione del capo dello Stato islamico in Libia, ucciso da un raid aereo nel novembre 2015.

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