Una voce discordante in Europa

Redazione

È quella dell’Italia, che chiede solidarietà all’Ue ma non sa dire quale

Il Parlamento europeo ieri ha chiesto di attivare il Meccanismo europeo di stabilità per proteggere gli stati membri mentre si indebitano per la crisi del coronavirus e di lanciare dei “Recovery bond” per rianimare l’economia una volta che potrà uscire dal coma artificiale. La risoluzione è stata approvata a larga maggioranza, senza distinzioni politico-geografiche tra le forze europeiste: socialisti del nord e del sud hanno votato con popolari del sud e del nord, olandesi insieme a portoghesi, finlandesi insieme ai greci.

 

L’eccezione è l’Italia, dove le forze politiche sovraniste e populiste, di governo e di opposizione, hanno offerto uno spettacolo sconcertante. La Lega ha mostrato il suo vero volto votando contro un emendamento che chiedeva la mutualizzazione dei debiti: la strategia del partito di Matteo Salvini è di portare l’Italia fuori dall'euro. Il Movimento 5 Stelle ha votato contro un paragrafo che chiedeva “Recovery bond garantiti dal bilancio Ue”, adducendo come scusa che non sarebbe una vera mutualizzazione, quando in realtà è una delle forme di Eurobond mutualizzati prevista dai Trattati. Lega, M5s e Fratelli d’Italia si sono uniti per dire “no” all'attivazione del Mes, che però è l’unico strumento che può garantire immediatamente all’Italia 37 miliardi (e la protezione dello scudo Omt della Bce). Solo il Partito democratico ha tenuto la linea del pragmatismo con un “sì” al Mes, ai Recovery bond e alla mutualizzazione.

 

 

Ma la cacofonia “no Mes”, “coronabond sì”, “recovery bond forse” trasmette un messaggio devastante a una settimana dal Vertice europeo: a forza di chiedere solidarietà all’Ue, l’Italia non è in grado di dire quale solidarietà vuole dall’Ue. Il prezzo in termini di credibilità è alto e rischia di essere pagato con la perdita di sostegno da parte di quei paesi che oggi sono pronti a dare una grande mano all’Italia per la ricostruzione.

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