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Alitalia sul binario morto

Una nazionalizzazione disperata rivela la grande truffa di Di Maio

10 Luglio 2019 alle 06:05

Alitalia sul binario morto

Il governo non doveva usare i soldi degli italiani per Alitalia dopo anni di perdite, almeno queste erano le intenzioni pre-elettorali di Luigi Di Maio, ormai due anni fa. Anno 2017: “Sono fiducioso sul fatto che Alitalia possa stare sul mercato senza soldi pubblici! Secondo me se la rimettiamo in piedi con una partnership con Air France e Lufthansa, spending review, mandiamo a casa il management che l’ha ridotta così, non avremo bisogno di metterci i soldi degli italiani in Alitalia”. Stesso concetto ribadito nel 2018, in agosto, ormai al governo quando la cloche di Alitalia era piegata verso la picchiata: “No alla nazionalizzazione vecchio stile, voglio sincerarmi con i cittadini del fatto che non metteremo altri soldi dei contribuenti, ce ne sono già abbastanza”.

 

Sono passati mesi da quando il bi-ministro parlava così, rischiava di essere assunto per direttissima all’Istituto Bruno Leoni. Come si sa si è smentito: il prestito dello stato (900 milioni più interessi) non verrà restituito e il governo procede a una nazionalizzazione, non proprio vecchio stile solo perché a fare volare la compagnia aerea ci saranno le Ferrovie.

 

Ieri le agenzie di stampa battevano appunto la soluzione definitiva per Alitalia a cinque giorni dalla scadenza per la presentazione delle offerte: una formazione tutta pubblica con le Ferrovie dello stato e il ministero dell’Economia ad avere la maggioranza delle quote. Non sono riusciti a piegare una concessionaria come Atlantia – prima definita “decotta” e poi pregata di rimanere in partita –, poi hanno fatto capolino un altro concessionario autostradale come Toto e il presidente della Lazio Lotito. Ultimo è arrivato Germán Efromovich, appena estromesso dal controllo della compagnia colombiana Avianca perché in difficoltà finanziarie e incapace di ripagare un debito nei confronti di United. A Repubblica ha detto che “vuole fare il presidente” di Alitalia. Il punto più critico, oltre all’ennesimo spreco di soldi pubblici, è proprio questo: Alitalia non riesce a trovare un partner aereo con il quale potersi sviluppare. Così la nuova compagnia, guidata dalle Ferrovie, nasce già su un binario morto.

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Commenti all'articolo

  • gheron

    10 Luglio 2019 - 11:11

    Ritornano le imprese di Stato!... Che pacchia, ragazzi per papponi e farabutti di ogni stazza e colore,,,Come prima, più di prima...

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  • carlo.trinchi

    10 Luglio 2019 - 08:08

    Quindi avremo una compagnia di stato. No, perché le ferrovie non sono stato, le poste neppure e nemmeno i 900 milioni di € perché sono acqua passata. E l’Europa delle compagnie aeree che giocano sul mercato che diranno sulle uscite dell’incompetente? Anche questa, se gliela faranno mettere, sarà una toppa, l’ennesima che vediamo da decenni. Salvini batta un colpo perché lo si vede un po suonato. Le sole uscite di giornata stanno annoiando. Ma che centra Salvini qui è Di Maio. No centra, il chiamarsi fuori non basta, non basta più.

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