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Atlantia? Il governo vìola regole di mercato. Parla Bragantini

L'ex commissario Consob analizza il ruolo delle istituzioni nella crisi della società leader nel settore delle infrastrutture aeroportuali e autostradali

2 Luglio 2019 alle 11:11

Sede Atlantia

Sede Atlantia (LaPresse photo)

Milano. “Una volta fummo costretti a riprendere Carlo Azeglio Ciampi perché in una dichiarazione pubblica gli era sfuggita una battuta su Telecom, di cui il ministero del Tesoro ancora deteneva una quota. Ciampi se ne scusò subito”. Era il 1996 e Salvatore Bragantini, all’epoca commissario Consob, racconta al Foglio l’episodio per sottolineare quanto sia sempre stato importante per chi riveste un ruolo istituzionale (e non solo) attenersi al rispetto delle regole di comunicazione “price sensitive” quando in ballo ci sono società le cui azioni sono scambiate in Borsa. “Quello che si dimentica nel caso che riguarda Atlantia – dice Bragantini, il quale, tra i vari incarichi, ha collaborato con l’Esma, l’Autorità europea di vigilanza sui mercati finanziari – è che la società non appartiene soltanto al gruppo Benetton, che ne è sicuramente il maggior socio, ma al suo capitale partecipano importanti investitori istituzionali e le sue azioni sono nelle mani di migliaia di risparmiatori. Fare dichiarazioni che violano le regole di mercato vuol dire anche mettere a rischio l’interesse di soggetti terzi, che in questa vicenda non hanno alcun tipo di responsabilità e non possono difendersi”.

 

In effetti, la società veneta che controlla Autostrade per l’Italia, oltre alla famiglia di Ponzano Veneto, vede come soci di minoranza fondi d’investimento esteri come Hsbc e Lazard AM, o italiani come la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, e ha circa il 45 per cento di flottante. Secondo l’ex commissario Consob – che è stato in carica dal 1996 al 2001 – “sarebbe opportuno che il governo parlasse, a mercati chiusi, solo attraverso comunicazioni ufficiali e solo dopo aver definito la propria posizione”. Dopo le dichiarazioni della settimana scorsa del vice premier Luigi Di Maio che aveva definito “decotta” la società veneta, ieri il titolo Atlantia ha subito un ulteriore scossone in Borsa perché il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha anticipato alcuni contenuti della relazione dei tecnici sul crollo del Ponte Morandi dicendo che si evincerebbero “gravi inadempimenti” da parte del concessionario autostradale nelle operazioni di custodia e manutenzione del bene. Facendo questo il ministro finisce con l’attribuire ad Atlantia una responsabilità nell’incidente che, però, non è supportata da alcun procedimento amministrativo e penale in corso.

 

Non solo. Il ministro ha anche paventato l’inesistenza dei presupposti per un risarcimento nel caso in cui la concessione venisse revocata come da lui proposto (le stime in circolazione sono di oltre 20 miliardi di euro, praticamente pari all’intera capitalizzazione di mercato di Atlantia). La società ha replicato con una nota contestando “la diffusione alla stampa in modo pilotato e parziale di stralci di tale relazione prima ancora che essa sia nota alla controparte” e ribadendo la sussistenza dell’obbligo di indennizzo da parte del concedente, come confermato anche dalla stessa relazione della commissione ministeriale. Un botta e risposta senza precedenti tra una società quotata e un governo in carica. “Siamo di fronte alla violazione di regole di base che vorrebbero, per esempio, che la società fosse informata preventivamente o contestualmente di notizie che riguardano la sua attività. Non saprei dire se in questo atteggiamento c’è ignoranza oppure disprezzo delle regole. Quello che posso dire, però – aggiunge Bragantini – è che queste situazioni prestano il fianco a turbative di mercato e a comportamenti scorretti e penalmente sanzionabili. Per questo motivo la Consob dovrebbe intervenire senza indugio”. Lo scorso anno, il 18 maggio 2018, l’ex presidente Consob, Mario Nava, è intervenuto con una nota per stigmatizzare alcune dichiarazioni incontrollate di membri del governo gialloverde su temi di finanza pubblica che avevano fatto impennare lo spread. Chissà se il suo successore Paolo Savona intende seguire quell’esempio, finora non l’ha fatto pubblicamente.

Mariarosaria Marchesano

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