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Salvateci dal nazionalismo alla Consob

Il danno di un accordo Lega-M5s per avere poliziotti come garanti dei mercati

4 Febbraio 2019 alle 21:06

Salvateci dal nazionalismo alla Consob

Foto LaPresse

Quasi fosse una normale poltrona di sottogoverno e non l’autorità che vigila sui mercati di Borsa (dove ancora, e per fortuna vista la fuga di investimenti, la maggioranza dei capitali è fatta di fondi internazionali, così come ovunque nel mondo), per la Consob si sarebbe arrivati tra Lega e M5s al compromesso. Ne diverrebbe presidente Paolo Savona, fin qui al ministero per gli Affari europei dove ha lasciato un’impronta inversamente proporzionale al prestigio del suo passato accademico e imprenditoriale: il che accontenta Matteo Salvini. Mentre Marcello Minenna, che nel 2016 è stato per 55 giorni assessore capitolino di Virginia Raggi al Bilancio, Partecipate, Politiche abitative e Spending review, e oggi è commentatore per il Sole 24 Ore, sarebbe direttore generale, in quota M5s.

Ci sono ostacoli istituzionali per Savona, dato il divieto per esponenti del governo di assumere incarichi nelle autorità di garanzia: ma, as usual, si aggirano facendo saltar fuori il precedente giusto magari di qualche “plurilaureato” della “vecchia politica”, il che va certo contro i dogmi grillini, se questi fossero una cosa seria. Ma non è lì il problema. Savona, con un curriculum che spazia dalla Banca d’Italia al Mit di Boston ai governi della vituperata Prima Repubblica, ruoli nei quali ha incarnato opinioni liberiste e di ortodossia monetaria allora scomode, è approdato al governo su posizioni nazionalsovraniste, veicolate dal sito Scenarieconomici.it dell’economista populista da talk-show Antonio Maria Rinaldi. Minenna è già funzionario Consob, responsabile del settore Analisi quantitative. Entrambi hanno un profilo anti sistema, ecco perché mettono d’accordo Salvini e Di Maio. L’internazionalizzazione è un patrimonio delle società quotate, dove i fondi superano la metà del capitale in aziende come Atlantia, Enel, Eni, Moncler, Terna, Tim, Azimut, Ibm, Intesa, Unicredit, Prysmian, Mediobanca, ma anche nelle small e mid-cap più innovative e profittevoli come Anima, BasicNet, Ima, Datalogic, El.En. Sono tutti campioni del made in Italy (e dell’export) e della globalizzazione. L’ultima cosa che può servire all’Italia è una coppia di poliziotti nazionalisti.

Redazione

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