Senza lavoro non si governa

Redazione

Dopo le proteste a Piazza Castello e a Piazza Affari toccherà ai disoccupati

A differenza di piazza Castello a Torino per la Tav, del ribollire del nord, e ora di Milano per la protesta delle categorie produttive, artigiani veneti in testa, c’è una piazza che non si vede, ma pure è lì, con l’evidenza dei numeri: è la piazza dei disoccupati, in aumento grazie al governo del popolo. A settembre le domande di disoccupazione sono aumentate del 5,8 per cento rispetto al 2017, cioè 80.370 persone. Gli occupati a tempo indeterminato sono calati di 77 mila, il contrario delle promesse dal decreto dignità.

 

Le nuove norme by Luigi Di Maio sono in vigore da novembre, ma queste sono le aspettative, così come è un dato l’inversione del tasso di occupazione al 58,8 per cento, con una perdita di 184 mila occupati stabili in un anno. Che qualcuno scelga di uscire dal circuito del lavoro in attesa del reddito di cittadinanza, è possibile. Ma è certo che il calo di posti di lavoro è diretta conseguenza alla crescita zero nel terzo trimestre, e della forse ancor più brusca frenata prevista nel quarto. E del quinto consecutivo calo di fiducia delle imprese a novembre, da 102,5 a 101,1 punti, al quale si aggiunge quello dei consumatori, da 116,5 al 114,8. Questo si è tradotto in una riduzione dei consumi da aprile a settembre del 2,4 per cento, rispetto all’aumento europeo del 5. Mentre il primo dato è sintetizzato dai 10 miliardi persi dall’edilizia nonché dal calo (per ora il 2,5 per cento) dell’export. Lo spread “sotto controllo” resta a ridosso dei 300 punti. Dunque non sarà mettendo la polvere sotto il tappeto per farla franca in Europa – cioè rinviando di un paio di mesi la controriforma delle pensioni e il reddito di cittadinanza – che il governo del cambiamento cambierà le cose. La manovra economica andrebbe smontata e rifatta di sana pianta, sostituendo alle misure assistenziali risorse per produzione e investimenti: ma nessuno si illude che accada. Dunque nel 2019 l’Italia crescerà tra lo 0,4 per cento (stima Goldman Sachs) e lo 0,9 (Banca d’Italia e Ocse). Unica in Europa rischierà una nuova recessione. A quel punto forse Salvini non intaserà i social con le foto con casco, ruspa e tweet su Gattuso; e Di Maio potrà occuparsi dell’azienda di famiglia.

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