Ecco l'effetto Di Maio: da gennaio 53 mila posti di lavoro in meno

Fausto Vitali

L'allarme di Assolavoro sul decreto dignità: stima prudenziale, approssimata per difetto

In principio fu la manina, una delle tante, che beffarda fece apparire un numero laddove un numero non c'era. E così Luigi Di Maio, lo scorso luglio, tuonava contro la relazione tecnica sul decreto dignità: “C'è scritto che farà perdere 8 mila posti di lavoro in un anno, ma quel numero, che per me non ha alcuna validità, è apparso la notte prima che il decreto venisse inviato al Quirinale”.

 

  

A distanza di cinque mesi a dare i numeri non è più la manina del ministero del Lavoro ma Assolavoro, Associazione nazionale di categoria delle Agenzie per il Lavoro: “Sono circa 53 mila le persone che, a partire dal 1° gennaio 2019, non potranno essere riavviate al lavoro attraverso le agenzie per il lavoro perché raggiungeranno i 24 mesi di limite massimo per un impiego a tempo determinato, secondo quanto previsto da una circolare del ministero (n.17 del 31 ottobre 2018) che ha retrodatato a prima dell'entrata in vigore della legge di conversione del cosiddetto 'decreto Dignità' il termine da considerare per questi lavoratori assunti dalle agenzie”.

 

In realtà, spiega Assolavoro, si tratta di una stima prudenziale, approssimata per difetto con una proiezione sull'intero settore dei dati rilevati dagli operatori associati (circa l'85 per cento del mercato). Anche per questo, sottolineando che per ora la risposta del governo si è limitata a “ripetute manifestazioni di disponibilità”, l'Associazione ribadisce la necessità di “correggere il tiro” a tutela dei lavoratori.

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