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Di Maio, chiudere i negozi non è una festa

Perché il ministro della Disoccupazione colpisce (anche) di domenica

10 Settembre 2018 alle 20:29

Di Maio, chiudere i negozi non è una festa

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

E’ difficile dire se per il benessere delle famiglie sia preferibile non avere un parente che lavora (e guadagna) la domenica o passeggiare per i saloni Ikea, che nel giorno del Signore resta aperta. Nessuno può dire a un altro come passare la domenica, se al lavoro oppure accarezzando l’idea di comprare una libreria Billy. Tuttavia la proposta del ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, di proporre una legge per vietare a esercizi e ai centri commerciali di aprire nei giorni festivi sa di stato etico e, soprattutto, rischia di nuocere all’occupazione.

   

Di Maio porta ad esempio della bontà della sua iniziativa l’appoggio dei i dirigenti di Eurospin, una catena hard discount, perché “mettono al primo posto la qualità della vita dei dipendenti del gruppo e sanno che questa migliorerà se la domenica sarà dedicata agli affetti e alla famiglia”. La grande distribuzione, ovvero catene commerciali da miliardi di fatturato e migliaia di dipendenti, paventano invece una emorragia di posti di lavoro. Francesco Pugliese, amminbistratore delegato di Conad, ha fatto qualche conto: “La grande distribuzione occupa 450 mila dipendenti, le domeniche incidono per il 10 per cento e quindi sicuramente avremo circa 40-50mila tagli. Ora quei 400 mila saranno felici di non lavorare, i 50 mila non so se lo saranno”.

  

Di Maio ha corretto il tiro dicendo che ci sarà un meccanismo di turnazione per cui resterà aperto il 25 per cento dei negozi, mentre gli altri a turno chiudono. Sarà difficile controllare. Ma un dato a oggi sembra certo. Dal decreto dignità (meno 8 mila posti di lavoro) alle carnevalate sulle domeniche, per la prima volta l’Italia ha un ministro del lavoro specializzato nel creare più disoccupazione che lavoro. E’ il cambiamento, bellezza.

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Commenti all'articolo

  • gesmat@tiscali.it

    gesmat

    11 Settembre 2018 - 16:04

    Oltre 10 anni fa l'ineffabile Soru, pressato dai commercianti cagliaritani e dai sindacati dei fannulloni, tentò analoga sortita. Le motivazioni erano le stesse del Di Maio. Fu ricacciato indietro con disonore. Nessun amministratore locale sostenne la sua tesi bislacca. In Sardegna i negozi restano aperti la Domenica e chi ha voglia di lavorare lavora.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    11 Settembre 2018 - 11:11

    Premesso che sono contrario alle chiusura domenicali, nel ragionamento di Pugliese qualcosa non quadra, perché ipotizza di perdere totalmente l'incasso della domenica, che invece potrebbe spalmarsi lungo la settimana. Per fare un paragone, sono stato recentemente a Vienna, che si può certo definire città d'arte e turistica: la domenica non c'era uno straccio di negozio aperto, a parte bar (fra cui i famigerati Starbucks) e ristoranti

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  • carlo.trinchi

    11 Settembre 2018 - 00:12

    Chiamate la neuro questi sono matti, matti da legare.

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  • ceva.paola

    10 Settembre 2018 - 23:11

    Un partito che nasce da una "piattaforma" fa gli interessi delle piattaforme dell'e-commerce. Chi ci crede alla balla della domenica in famiglia e della difesa dei piccoli esercenti! I forzati dello shopping santificheranno le feste al computer ordinando online su Amazon ecc..., con buona pace del parroco, dei bottegai e degli ex dipendenti licenziati dai supermercati. Decrescita della realtà fattiva e avanti con la realtà virtuale!

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