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Anche sulle chiusure domenicali l’Italia va contro il mondo sviluppato

Avere a disposizione negozi aperti nel fine settimana e in orario atipico è un servizio utilissimo per le famiglie in cui marito e moglie lavorano entrambi, specialmente se con bambini

16 Settembre 2018 alle 06:00

Anche sulle chiusure domenicali l’Italia va contro il mondo sviluppato

Foto Pexels

Siamo nel periodo dell’anno in cui un governo serio dovrebbe essere tutto concentrato sulla legge di Bilancio, sforzandosi di conciliare due esigenze: rassicurare gli investitori sulla solvenza del debito italiano, e non mettere a rischio la ripresa economica con aumenti delle tasse o tagli alle spese troppo repentini. Il governo Lega-5 stelle chiaramente non ama i compiti difficili. Così preferisce distrarre la pubblica opinione con un dibattito surreale sulla chiusura domenicale dei negozi. Sembra di essere in quelle commedie dove a fine mese arriva il padrone di casa a riscuotere l’affitto e gli affittuari furbi, per non pagarlo, gli offrono un bicchiere di vino e lo rintontiscono di chiacchiere.

   

Lo stratagemma per ora è riuscito e sui giornali si parla in lungo e in largo di chiusura domenicale dei negozi. Naturalmente l’effetto di una tale misura è dannoso su entrambi i fronti appena menzionati, dato che scoraggia la creazione di posti di lavoro, rallentando la crescita, e riduce la produzione di reddito e le entrate fiscali, peggiorando le prospettive dei conti pubblici. Ma i danni maggiori di una misura di questo genere sono probabilmente di un altro tipo. Ci sono due debolezze strutturali che pesano sull’economia italiana. Il primo è che la partecipazione femminile al mercato del lavoro è bassa. Se consideriamo le donne tra i 25 e i 54 anni, in Italia solo il 67 per cento (due su tre) sono attive sul mercato lavoro. In Francia o in Germania la stessa misura è superiore all’80 per cento. Il secondo problema è un basso tasso di natalità, con una crescita della popolazione che è essenzialmente zero. Naturalmente si tratta di problemi non solo economici. Ma dal punto di vista economico il primo problema segnala uno spreco di capacità e talenti, il secondo intacca la sostenibilità del sistema pensionistico.

   

Molti economisti hanno cercato di individuare le origini di queste debolezze e l’insufficienza di servizi per le famiglie con bambini è spesso considerata una delle ragioni principali. In Italia quando si parla di carenza di servizi si tende a pensare ai servizi che lo stato dovrebbe offrire. Tuttavia, molti servizi fondamentali per le famiglie sono forniti dal mercato. Avere a disposizione negozi aperti nel fine settimana e, più in generale, in orario diverso dal tipico orario lavorativo è un servizio utilissimo per le famiglie in cui marito e moglie lavorano entrambi, specialmente se con bambini. Il motivo principale per cui in tutto il mondo sviluppato si è andati nella direzione di espandere l’orario di attività degli esercizi commerciali non è la deriva consumistica che tanto affligge i nostri opinionisti più sensibili. E’ semplicemente il fatto che negli ultimi cinquant’anni le donne sono entrate in modo massiccio nel mercato del lavoro. Per una donna che lavora, un negozio di alimentari aperto alle sette di sera o un centro commerciale dove comprare un triciclo la domenica, sono servizi che rendono la vita più semplice. L’economia di mercato risponde a questa domanda.

    

A Matteo Salvini piace molto parlare dei problemi del paese “da papà.” Se parlasse con qualche papà che è appena andato vagando per la città, in cerca di pannolini, in un orario in cui i negozi sono chiusi, forse affronterebbe il problema della chiusura domenicale in modo più sensato.

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