Venti deputati di En Marche hanno proposto di tenere aperti i negozi durante i giorni festivi (Foto LaPresse)

Il negozio anima della città. La Francia vuole consumare soprattutto di domenica

Micol Flammini

La proposta di venti deputati di En Marche!

Roma. Il negozio come punto di contatto, arteria dei rapporti sociali, elemento urbano in grado di ravvivare la vita cittadina. Spendere, acquistare, parlare, visitare. Tenere i negozi aperti la domenica e nei giorni festivi, anche fino a tardi, non è soltanto una scelta, ma un terreno di scontro sul quale si sfidano populismo e antipopulismo, protezionismo e liberismo. Come la pensasse la Francia era già chiaro nel 2015, quando l’allora ministro delle Finanze, Emmanuel Macron, aveva pubblicato un’ordinanza che permetteva ai negozi di rimanere aperti anche durante i giorni festivi e fino a mezzanotte nelle cosiddette zone turistiche internazionali.

 

La République En Marche vuole di più e, con una lettera pubblicata domenica sul Journal du dimanche, venti deputati del partito del presidente hanno detto di volersi spingere oltre, perché tenere aperti i negozi durante i giorni festivi fa bene alla società e all’economia. Il ragionamento è semplice e inattaccabile. Nelle aree internazionali create da Macron nel 2015, il fatturato dei negozi è cresciuto del 15 per cento e la domenica è il giorno in cui i negozi vendono di più.

 

Il numero dei posti di lavoro è aumentato del 10 per cento e non è vero che i lavoratori ripudiano il lavoro domenicale, anzi, in alcuni grandi magazzini parigini sono troppi gli impiegati che chiedono di lavorare la domenica. L’apertura dei negozi nei giorni festivi fa discutere e la decisione è diventata quasi una questione di appartenenza. Non permettere che lo shopping diventi un’attività domenicale è una delle battaglie dei governi populisti.

 

Con la fine del comunismo, la Polonia, dove dal 2015 governa un partito nazionalista, il PiS, si era ubriacata di capitalismo e nelle strade di Varsavia e Cracovia i negozi aperti durante i giorni festivi rappresentavano la normalità ormai da alcuni anni. Alla fine dello scorso anno il PiS ha deciso: basta con lo shopping domenicale. La norma avrebbe dovuto favorire il rispetto dell’identità cattolica del popolo polacco, avrebbe dovuto spingere i cittadini a passare più tempo in famiglia, ma il risultato è stato l’isolamento dei centri cittadini nel fine settimana.

 

Anche l’Italia, nelle sue multiformi espressioni populiste al governo, è arrivata a progettare un’ordinanza che imponga ai negozi di chiudere la domenica. L’annuncio di Luigi Di Maio, ministro del Lavoro, di voler ridiscutere il decreto Monti che aveva liberalizzato il lavoro festivo non era ispirato dalla volontà, che anima i paesi dell’est Europa, di difendere la tradizione cristiana, bensì, secondo il vicepremier del governo gialloverde, servirebbe a combattere lo sfruttamento. Lasciare i negozi aperti o chiusi la domenica è quindi anche una scelta di cultura politica.

 

Secondo i venti deputati francesi le attività commerciali sono un punto di collegamento sociale, lasciarle aperte fa bene alla città, la rende attraente, viva. I francesi vogliono sentirsi liberi di acquistare, vendere e lavorare quando vogliono e il sessantotto per cento dei cittadini è favorevole a una maggiore liberalizzazione del lavoro domenicale. Il negozio è una piazza, un luogo di incontro, i cittadini vogliono esercitare il loro diritto al consumo in qualsiasi momento della giornata e questo, in parte, secondo la lettera pubblicata dal settimanale francese, ha favorito il successo dell’ecommerce. “La Francia ha 37,4 milioni di acquirenti online – scrivono i venti deputati – e i negozi devono affrontare questa competizione ventiquattro ore al giorno, sette giorni alla settimana. Alcuni, anche quelli situati nelle arterie commerciali, chiudono e non contribuiscono più alla connessione sociale”.

 

Se il populismo è l’arte del dire no, l’antipopulismo dice sì e la Francia in questo, nel panorama europeo è diventata un faro. La perdita dei negozi danneggia una città, impoverisce i centri, toglie loro vitalità. Il cittadino è un consumatore, ormai non per obbligo ma per diletto, ama comprare e togliergli la possibilità di farlo la domenica, secondo la proposta francese, crea soltanto una vittima: “l’anima delle nostre città”.