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Piazza Affari ha bruciato 94 miliardi dal 7 maggio scorso

Mariarosaria Marchesano

In attesa del giudizio di Fitch, Milano apre in negativo. In meno di tre mesi, il listino ha perso i guadagni di oltre un anno. L'analisi di Ubs sull'Italia: investitori preoccupati per la politica fiscale

Milano. In attesa del giudizio di Fitch sul debito pubblico dell'Italia, che sarà diffuso a mercati chiusi, Piazza Affari apre in negativo sulla scia anche delle altre Borse europee intimorite dal riaccendersi delle tensioni commerciali e dalla crisi argentina. Gli occhi degli investitori, comunque, sono concentrati sul listino milanese che a partire dal 7 maggio scorso non ha smesso di perdere terreno. Alla vigilia dell'insediamento del governo Lega-M5Stelle, il Ftse Mib, l'indice più rappresentativo di Piazza Affari, aveva, infatti, raggiunto 24.500 punti, un livello record se si considera che la Borsa ci ha impiegato quasi dieci anni per risalire la china dopo la grande crisi finanziaria del 2008-2009. Ebbene, da quel massimo il listino di Milano ha invertito la rotta e oggi Matteo Ramenghi, capo degli investimenti per l'Italia di Ubs WM, ci ricorda che in poco meno di tre mesi sono stati bruciati tutti i guadagni di oltre un anno. Ma che cosa vuol dire in cifre? “Il Ftse Mib ha perso il 16 per cento in poco meno di tre mesi – dice Ramenghi al Foglio - L'indice capitalizza oggi 494 miliardi, pari alla somma delle capitalizzazioni di mercato delle società in esso contenute. Quindi si potrebbe dire che dai massimi sono stati persi 94 miliardi di euro”.

 

La situazione politica frena i mercati

Le cause? “Gli investitori sono preoccupati per la politica fiscale che potrebbe essere perseguita dal nuovo governo – continua l'analista - A nostro avviso, le deviazioni di deficit rispetto ai precedenti governi potrebbero rivelarsi limitate, ma l'incertezza resterà elevata fino alla presentazione del documento di economia e finanza previsto per il 27 settembre e della legge di bilancio che va inviata alla Commissione europea entro il 15 ottobre”. Dunque, è la politica la causa di questo crollo? "In generale, la situazione politica internazionale frena l’andamento dei mercati in un contesto di fondamentali ancora positivi, con buoni dati economici e forti trimestrali. Protezionismo, Turchia e politica fiscale italiana spingono gli investitori a un atteggiamento attendista", spiega. E ci tiene a precisare che vanno considerati anche altri fattori che hanno contribuito a colpire il listino milanese. Basti ricordare che nell'arco di tempo considerato sono avvenuti eventi come la scomparsa improvvisa di Sergio Marchionne, che ha depresso tutti i titoli della Galassia Agnelli, e il crollo del ponte di Genova, che ha indebolito le azioni dei concessionari pubblici come Atlantia.

 

Asta Btp. L'Italia spende il doppio della Spagna per rifinanziare il debito

Intanto, proprio in questi giorni sono stati collocati dallo stato titoli per 6 miliardi di euro con una crescita della spesa per interessi sia per quelli a cinque anni (2,44 per cento) che per i decennali (3,25 per cento). Cosa che ha fatto salire il differenziale con i bund tedeschi a 287 punti. “Lo spread rispetto alla Spagna parla chiaro: oggi paghiamo più del doppio degli spagnoli, mentre a inizio anno i due debiti pubblici avevano gli stessi rendimenti”, prosegue Ramenghi. In effetti, oggi l'Italia paga il 3,2 per cento sui titoli decennali, più del doppio della Spagna (1,5 per cento). Qual è la strategia d'investimento che ha in serbo per l'Italia un gruppo come Ubs Wealth Management? “Per quanto riguarda i titoli di stato, restiamo in attesa di avere maggiore visibilità sulle legge di Bilancio",conclude l'analista. "Se ci dovessero essere ulteriori episodi di forte volatilità, si potrebbero considerare acquisti mirati sulle scadenze brevi. Sul mercato azionario italiano confermiamo un sottopeso, per via dell'impatto dei rendimenti più elevati sull'economia e di alcuni fattori specifici per alcuni titoli di larga capitalizzazione”.

 

Nuove tensioni commerciali e l'ombra della crisi in Argentina

Il riaccendersi delle tensioni commerciali con il presidente americano Donald Trump che ha minacciato l'uscita degli Stati Uniti dal Wto, e la crisi dell'Argentina, con i tassi balzati al 60 per cento (i più alti al mondo) e la conseguente tempesta che ha travolto le valute emergenti a partire dal peso argentino e dalla lira turca, rallentano i mercati del vecchio continente all'inizio dell'ultima seduta di scambi della settimana. Nel giorno in cui ripartono i colloqui tra Washington e Ottawa sul Nafta, cosa che nei giorni scorsi era stata accolta con ottimismo dai listini, Trump ha gettato benzina sul fuoco riaprendo il fronte con la Cina (possibili nuovi dazi su prodotti cinesi per 200 miliardi di dollari) e colpendo il cuore del sistema commerciale multilaterale con le minacce di uscita dall'Organizzazione mondiale del commercio. Ancora più complessa la situazione dell'Argentina, a cui non basta per il momento il soccorso del Fondo monetario internazionale, che ha accelerato il prestito da 50 miliardi di dollari: i mercati non si sono placati e il peso ha perso ieri più del 7 per cento (-40 per cento da gennaio). Sul Ftse Mib gli osservati speciali sono i titoli più esposti alla crisi Argentina, ovvero quelli che hanno attività rilevanti nel Paese, come Tenaris, Ene, Pirelli e, fuori dal listino principale, Salini Impregilo.

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