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La Gran Bretagna dilaniata dalla Brexit si guarda allo specchio a teatro

Il Regno Unito ama “Hansard”, una pièce sugli stereotipi dei Tory che dice molto anche del Labour

27 Ottobre 2019 alle 06:00

Londra. La Gran Bretagna dilaniata dalla Brexit si è innamorata di “Hansard”, uno spettacolo teatrale a sfondo politico che si prende gioco dei Tory. Deride i riti ottocenteschi, il cinismo e la bigotteria di Robin Hesketh, un parlamentare conservatore di seconda fila dell’era Thatcher, che diventa il simbolo dell’ipocrisia dell’establishment. La pièce prende il nome dal registro parlamentare dei Comuni, ma si svolge lontano da Westminster, in una casa di campagna nell’Oxfordshire, dove Hesketh torna per trascorrere il weekend con la moglie Diana, una casalinga di sinistra che disprezza il marito e tutto ciò che rappresenta. I due protagonisti vivono un matrimonio logoro, segnato dal suicidio del figlio adolescente. Litigano di continuo ma sembrano trarre giovamento dai loro battibecchi. “Il vero mistero è che dopo una settimana di lavoro torno sempre a casa da mia moglie”, dice Robin che poi risponde alle accuse: “Ho capito qual è il tuo problema. Anche oggi hai comprato il Guardian, ho detto al giornalaio che non te lo deve più vendere”.

 

Robin Hesketh è un prodotto dell’élite, ha studiato a Eton e Oxford, e detiene il seggio di Whitby. E’ uno stereotipo del conservatore medio – arido, presuntuoso, superficiale, misogino – e ha votato a favore della Section 28 del Local Government Act, una legge per vietare “la promozione dell’omosessualità nelle scuole”, che ancora oggi è ricordata come un’ignominia. “Ma non sono un ingenuo, lo so che il nostro partito è pieno di omosessuali”, risponde Robin. Siamo nel maggio del 1988, l’era di Margaret Thatcher sta per finire ma nessuno se lo aspetta. L’Iron Lady viene trattata da Hesketh come una divinità, ne ammira “la straordinaria forza di volontà” che gli ha permesso di andare avanti malgrado fosse “senza charme e pressoché sconosciuta a Oxford”. I dialoghi tra i due protagonisti sono rapidi e corrosivi, assomigliano alla sfida retorica tra il premier e il capo dell’opposizione in Parlamento. “È il grande mistero del nostro tempo”, attacca Diana: “Il desidero insaziabile dei nostri cittadini a essere fottuti da chi ha studiato a Eton”. “I nostri amici non pensano che sei di sinistra, pensano che sei ubriaca, e non è esattamente la stessa cosa”, replica Robin: “Hai lo stesso odore di un tendone da giardino la mattina dopo una festa di matrimonio”. Diana ha un odio viscerale per i conservatori e per tutto ciò che rappresentano nell’immaginario collettivo – l’egoismo, il privilegio, l’ipocrisia, la mancanza di creatività. “Quando è l’ultima volta che hai letto un romanzo”, domanda Diana al marito: “Perché mai dovresti leggerli quando ci sono così tante biografie di Winston Churchill che ti aspettano”. Una giovane Theresa May denunciò questa cattiva reputazione nel 2002 in cui disse che i Tory erano visti come “il partito cattivo”.

 

Sono passati trent’anni eppure le critiche di Diana ai Tory non sono molto diverse da quelle di oggi. “È così facile scambiare un’istruzione privilegiata per una comprensione genuina di ciò che accade nel mondo”, attacca Diana evocando quelle scuole private che il Labour ha promesso di abolire nella sua battaglia contro “il privilegio”. Due terzi dei ministri del governo Johnson hanno frequentato le scuole private, quasi il doppio dell’esecutivo precedente. Anche molti dirigenti laburisti, tra cui Jeremy Corbyn, hanno fatto lo stesso ma a differenza di Hesketh lo nascondono. Il protagonista è cinico, pragmatico, rifugge da ogni ideale e cerca di venire incontro alle preoccupazioni del cittadino medio, verso cui prova un altezzoso disegno. “Le persone si sentono smarrite, perse”, spiega Hesketh alla moglie: “L’Inghilterra è una nazione conservatrice, le persone vogliono vivere nello stesso luogo dove sono cresciute, dove si sentono al sicuro... Non siamo l’America”. E ancora. “Se siamo al governo non è colpa nostra, ma è colpa del Labour”, aggiunge il deputato in un accenno di grande attualità.

Gregorio Sorgi

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