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Il “replacement” interno al cristianesimo

I valori cristiani che da sempre difendiamo non sono il fideismo irrazionalista

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

16 Marzo 2019 alle 06:16

Il “replacement” interno al cristianesimo
Milano. “Chiedetevelo, che cosa farebbe Papa Urbano II?”. Il fluviale documento postato dall’attentatore di Christchurch si intitola “The Great Replacement” e non è il delirio di un pazzo in chiesa, ma la messa in ordine di pensieri che scorrono nella alt-right suprematista e religiosa evangelica e persino in molti settori di quello che un tempo si poteva definire, in area cattolica, tradizionalismo e che oggi sta evolvendo in qualcosa di diverso. Un capitolo del testo è rivolto “ai cristiani” e...

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Maurizio Crippa

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    16 Marzo 2019 - 19:07

    Forse siamo ad un punto in cui non è più possibile la sostituzione, la sopraffazione, l’affermazione di una verità per un’altra verità che poi verità non è. È altro e basta e, a differenza di quell’altro che si sostituiva, oggi è arrivato il punto che non si può più sovrapporsi al precedente, ma solo scendere nel razionale e, se si è capaci, entrare nell’uomo e dargli coscienza. La riaffermazione di dogmi e’ improponibile, è inaccettabile. Qui è l’empasse che viviamo. Non si salva nessuno. Tutte e tre le religioni che ci riguardano sono a questo punto, senza reconditi credi che ne fanno la differenza sostanziale. Se il Dio è uno non possiamo scannarci o sopportarci nella finzione di una rappresentatività che non ha più senso se non nelle menti di chi questo dio lo rappresenta. Il popolo segue e prega e basta. Le differenze interpretative hanno solo portato guerre e miserie e mai un fine a cui aggrapparci. Condanniamo pure i pazzi ma questi non sono soli, non lo sono mai stati. Anzi.

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  • joepelikan

    16 Marzo 2019 - 13:01

    Caro Crippa, parlare della formazione dell'Europa come di un melting-pot è storicamente falso. Si può inorridire per Tarrant senza sostenere ideologismi opposti. Semmai, l'Europa moderna si è formata dopo un'immane catastrofe, il collasso della statualità romana e le invasioni barbariche, temperata dal Cristianesimo. Altro che melting-pot!

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    • crippa

      16 Marzo 2019 - 18:06

      Non è così. Basta studiare la storia dell’impero romano. Molto prima del suo crollo

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