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Attacco in due moschee in Nuova Zelanda

Il bilancio è di 49 morti e almeno 48 feriti. Tre persone sono state fermate. Un terrorista ha trasmesso la strage in diretta su Facebook e ha pubblicato online un manifesto con argomenti riconducibili al suprematismo bianco

15 Marzo 2019 alle 08:35

Attacco in due moschee in Nuova Zelanda

La polizia neozelandese nei pressi della moschea di Masjid al Noor (foto LaPresse)

New York. Un terrorista ha fatto una strage di musulmani in due moschee a Christchurch in Nuova Zelanda. L'attentatore (che forse faceva parte di un commando) ha trasmesso l'attacco in diretta su Facebook, secondo un piano ben studiato per dare all’attentato il massimo risalto possibile. Il video è stato salvato e poi caricato su altri siti come YouTube e Twitter in modo che avesse la massima diffusione – e questo suggerisce che altre persone oltre allo stragista si siano prestate, consapevolmente oppure no, a farlo circolare (Il Foglio ha una copia di diciassette minuti del video ma non diffonde le immagini per non collaborare).

 

   

Secondo quanto riferito dal primo ministro neozelandese Jacinda Ardern, i morti sono 49 e almeno 48 i feriti, 41 uccisi nella moschea di al Noor ad Hagley Park, 7 in quella di Linwood. Nel video si vede il terrorista che entra nell’edificio a mezzogiorno di venerdì – quando è certo di trovare più fedeli del solito – uccide un paio di persone all’ingresso, percorre un breve corridoio e spara a raffica ai presenti. Un paio riescono a fuggire, tutti gli altri si rannicchiano in due angoli della moschea senza muoversi ma il terrorista si accanisce su di loro e continua a svuotare i caricatori del suo fucile d’assalto contro entrambi i gruppi. Poi esce indisturbato, ammazza una donna che passa davanti alla moschea e fugge in macchina. Il video è girato da una piccola telecamera fissata al corpo.

 

 

L’uomo, come confermato anche dal primo ministro australiano Scott Morrison, è un cittadino australiano che vive in Nuova Zelanda. Su internet ha pubblicato un manifesto scritto prima dell’attacco per spiegare le motivazioni che lo guidano e che sono riconducibili al terrorismo di estrema destra. E’ strutturato come una lunga intervista a se stesso, in cui tra le altre cose il terrorista risponde a molte delle domande e degli stereotipi che si leggono sui giornali dopo le stragi di questo tipo. Per esempio irride la teoria che i videogiochi lo abbiano fatto diventare violento, precisa che non approva il presidente americano Donald Trump per la sua politica, ma lo approva invece come simbolo del risveglio della consapevolezza bianca e per questo motivo apprezza anche la Brexit, che lui legge in chiave di lotta razziale. Si definisce “eco-fascista”, dice che la fertilità della razza bianca è così bassa che tutti i bianchi sono in pericolo e che è necessario che riprendano a fare figli altrimenti diventeranno una minoranza oppressa dalle altre etnie – ma nel frattempo è necessario respingere gli invasori con queste stragi, senza pietà nemmeno per i bambini “perché da grandi anche loro saranno invasori”.

 

Lo stragista nel suo manifesto sostiene che la vittoria di Macron in Francia è stata uno degli elementi scatenanti che lo ha convinto della necessità di fare la strage perché quando il Front National ha perso ha capito che non è possibile una soluzione politica e chiede l’uccisione di Angela Merkel, del presidente turco Erdogan e del sindaco di Londra di origini pachistane Sadiq Khan. Cita come ispirazione maggiore Anders Breivik, il nazista norvegese che uccise 79 persone nel 2011 come protesta per la politica troppo morbida con l’islam, e dice di avere avuto la sua benedizione per questa strage.

 

  

Ogni particolare della strage è stato pensato in anticipo. Sulle armi e sui caricatori (foto sopra) il terrorista ha scritto dediche alle persone e alle figure storiche che ammira e che considera compagni nella lotta per la stessa causa. C’è il nome di Luca Traini, l’uomo che aprì il fuoco contro i migranti a Macerata nel febbraio 2018, e quello di Marcantonio Colonna, l’ammiraglio della flotta papale che combattè la battaglia di Lepanto per fermare la flotta dell’impero Ottomano.

 

 

La polizia neozelandese ha annunciato di avere fermato quattro persone, tre uomini e una donna. Una di queste sarebbe poi stata rilasciata. Nessuno dei fermati era stato segnalato come pericoloso e quindi era conosciuto dalle forze dell'ordine. Secondo quanto riferito sono stati disinnescati anche due ordigni esplosivi piazzati su due automobili.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Ora scrivo da New York. Sono stato inviato al Cairo per seguire il Medio Oriente da vicino. Ho lavorato in Afghanistan, Iraq, Pakistan e Siria. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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