La morte del bacio

Simonetta Sciandivasci

Il virus è anche un inferno di misure preventive, cautele ed evidenze scientifiche. E poi finiremo per sposarci con la mascherina in faccia

Nessuno pensa alle conseguenze del coronavirus sull’amore, ché tanto chissenefrega dell’amore, bega novecentesca, abitudine démodé, appropriazione interpersonale, violazione della privacy, abuso. I baci sono mezzo di contagio e quindi vengono fortemente sconsigliati, per non dire subliminalmente proibiti, e a nessuno sembra importare granché, e anzi alcuni, per non dire milioni di milioni (tutti?), tirano un sospiro di sollievo. Uno sgravio, almeno uno nell’universo, in questo turbinio di complicazioni, esagerazioni, sopravvalutazioni, smentite, e lettere vere di notte e false di giorno e poi scuse, e accuse e scuse, senza ritorno. Il turismo crolla, gli albergatori piangono, i parchi divertimento non assumono, le saune si svuotano, il vino esportato torna indietro, la Basilicata al lunedì dispone la quarantena per chi arriva dal nord (impavidi avventurieri meritevoli di medaglie al valore civile, altro che isolamento) e al giovedì la ritira e liberi tutti. Sale lo spread, naturalmente, e la recessione torna sulla bocca di tutti – e non dire bocca se non hai la mascherina. Non ci siamo opposti alla recessione sessuale, e non ci opporremo a quella, in fondo propedeutica, dei baci, dei quali sottovalutiamo la capacità economica ma non la pericolosità ambientale.

 

“Onesto speziale, le tue droghe son leste, ecco, in un bacio io muoio”, dice Romeo mentre muore sulle labbra di Giulietta, le stesse che, quando l’aveva vista la prima volta innamorandosene perdutamente, aveva baciato dicendo: “Le mie labbra come due pellegrini chiedono la grazia di riparare la rude offesa con un dolce bacio”, e lei, che per essere al suo primo flirt non se la cavava affatto male, aveva così controbattuto: “Ma allora le mie labbra han preso il tuo peccato” e lui, pronto, eroico, salvatore servente, l’aveva ribaciata per mondarla dal suo peccato e riprenderselo, e così via, così via, tutto un andantino sul contagio che, rivoltato in tragedia, chiude il dramma dei drammi, caposaldo dell’educazione sentimentale di tutto l’occidente, dove ciò che il bacio dà, il bacio toglie. Non che circolino uomini disposti ad andarsene in esilio per noi, né a morire avvelenati, e figuriamoci. Anzi. “Al diavolo il cv, ora la bacio, penso, ma poi lei starnutisce talmente forte da far girare i passanti, tipo scudo interstellare, e io mi dirotto allora verso la fronte, per uno di quei baci che mi dava mia nonna per controllare se avevo la febbre. No, non ce l’ha, penso dentro di me, dannato coronavirus”, ha scritto Nicola Bambini su Vanity Fair, alla fine di un racconto intitolato “L’amore ai tempi del cv”, che ci ha sprofondate nel panico anche se non era sua intenzione – o forse sì?

 


Chi ci rimborserà per questo? Chi lenirà il danno morale, erariale, esistenziale di venir trattate tutte come contagiate? Caro ministro, prevediamo un risarcimento morale per le ragazze che dovranno adesso sentirsi pure rifilare un “scusa se non ti bacio”


 

Chi ci rimborserà per questo? Chi lenirà il danno morale, erariale, esistenziale di venir trattate come se le nostre labbra siano una frazione di Codogno? Maschi, se v’azzardate a rifilarci pure la scusa dell’epidemia, noi chiamiamo l’Aia, vi facciamo un nuovo #metoo, vi hackeriamo la cartella dello psicanalista e la pubblichiamo su Tinder. Come osate, voi portatori sani di tutte le malattie veneree note e non, voi untori preterintenzionali, usare un’influenza per giustificare l’orrore che vi fa il contatto, come se non sapessimo che preferite una bambola gonfiabile a una donna responsabile.

 

Baciatevi sulla fronte tra di voi, noialtre a questo punto battiamo la ritirata, ce ne stiamo sul divano a mangiare Glovo cantando il Lucio Battisti di “Questo inferno rosa”, “Non ferirmi no, non farlo mai più, i baci tranquillizzanti mi buttano giù”.

 

“Guardi, signorina, che io i denti me li lavo”, disse Ugo Tognazzi a Sandra Milo che si rifiutava di baciarlo sul set di “Totò nella luna”. Purtroppo sono finiti i Tognazzi e sono rimaste le Milo.

 

Ministro Gualtieri, scusi, non è che può prevedere tra gli indennizzi e le misure straordinarie che sta pensando di elargire agli italiani vittime di italianità e cv, anche un risarcimento per ragazze che, dopo un decennio trascorso a pagarsi da bere da sé, a far conti alla romana, a dar la caccia a uomini umiliati e offesi dalla di esse capacità di interloquire, a contendersi immeritevoli scapoli resi ottimi partiti dall’inflazione del maschio, dovranno sentirsi pure rifilare un “scusa se ti sto lontano ma chi mi dice che tu non sia un’appestata” e venir baciate in testa come se si fossero appena comunicate?

 

E cosa succederà se non riusciremo a fermare o almeno arginare l’epidemia (come in verità pare stiamo facendo ma teniamoci sul cauto, sullo scaramantico pessimismo) e le quarantene raddoppieranno e così pure il tempo libero di tutti e allora avremo tempo di leggere trattati di virologia che a un certo punto ci rimanderanno alla filematologia, la scienza che studia le funzioni del bacio – esiste, capite?

 

Discuteremo di quanti muscoli attiviamo limonando, faremo calcoli di costi e benefici, scommetteremo sulle percentuali del contagio? E’ così che finirà la seduzione? In cene noiose in cui parleremo di quanto giusto sia non toccarsi, uscendone intontiti dall’ambascia, trasfigurati dalla previdenza?

 

Per ora, tuttavia, i provvedimenti che i governi hanno adottato si limitano a consigliare un momentaneo stop al bacio, proprio come fecero alcuni sovrani di epoche mai troppo lontane per fermare la peste (Enrico VI proibì i baci agli inglesi nel 1400 e, un secolo più tardi, Filippo II d’Asburgo detto il Prudente ordinò che venissero mandati al patibolo i napoletani trovati in flagranza di effusione facciale). Nessuno rischia la pelle se bacia un amico, amato, amante, almeno non per legge, ma le direttive aziendali e i prontuari sulla prevenzione parlano chiaro: non baciatevi, né in bocca né sulle guance (praticamente la fine del meridione).

 

E’ stato calcolato che durante un bisou alla francese che duri non più di dieci secondi, i contraenti si scambiano un volume di batteri pari a 80 milioni di unità. Un paio di lustri fa e passa, quando non prendevamo certe accortezze per evitare la perpetrazione di cliché sciocchi, segregazionisti, sessisti, i giornali davano notizia di validissime ricerche scientifiche che dimostravano come la donna, economa e istintiva, riconoscesse l’uomo della sua vita dal primo bacio, mentre per l’uomo, cacciatore zuzzurellone, baciare non fosse altro che una scorciatoia verso il rapporto sessuale.

 

Studi più recenti, invece, rilevano che una donna che bacia trasmette all’uomo benzodiazepine, un concentrato di ansiolitici, mentre un uomo che bacia accelera la produzione di testosterone e trasmette ossitocina, che è un attivatore del desiderio (siamo sempre lì: noi rassicuriamo, loro provocano). Come sarà, allora, l’umanità quando questo periodo chissà quanto prolungato di astinenza dal bacio e dai preliminari finirà? Più sana o più nevrotica? Immunizzata o indebolita? Pacificata o repressa? Perderemo ancora giorni a rincorrere il vento, a chiederci un bacio e volerne altri cento?

  

Torneremo a limonare o rinunceremo per risparmiarci la fatica di capire se il destinatario delle nostre labbra ci accorda il suo consenso? Forse no, perché i baci non dispensano più l’esaltazione che Jim Morrison andava domandando in “The Crystal ship”– before you slip into unconsciounsness I’d like to have another kiss, another flashingchenace al bliss. Anzi.

 

Qualcosa vorrà dire se questa pandemia antisesso antibacio antiprossimità è partita dalla Cina, dove fino all’Ottocento inoltrato baciarsi in bocca era considerato quasi cannibalismo, e se uno dei delitti d’amore più tremendi lo ha commesso una cinese, anni fa, passando una fiala di veleno all’uomo che l’aveva tradita mentre lo baciava. Di bisou si muore, se non subito prima o poi, e le coincidenze lo dimostrano e la letteratura lo sa, e la politica pure. “Quello con il Pd è un bacio mortale”, ha detto Paragone lo scorso settembre, quando Di Maio cominciava a dar segni di volersi alleare con i democratici per le regionali in Umbria.

 

Sappiamo com’è finita.

 

“E la bocca mi baciò tutto tremante”, dice Francesca a Dante, nel quinto canto dell’Inferno, quando gli racconta di come lei e il suo Paolo fossero stati istigati al bacio che avevano pagato con la vita, avendo commesso adulterio, dalla lettura delle avventure d’amore di Lancillotto e Ginevra. Con un bacio sulla guancia e quindi all’italiana, Giuda Iscariota consegna Gesù Cristo alle guardie spedite dai “sommi sacerdoti”, e fa così in modo che il cristianesimo s’inveri.

 

Nel “Nuovo dizionario affettivo della lingua italiana” ( Fandango), l’avversario è “colui che eternamente siamo tentati di baciare”. Se dopo il coronavirus smetteremo di baciarci, allora, la guerra dei sessi – almeno quella – sarà finita? Avremo altri avversari? Andremo a letto con altri nemici? O l’amore resterà scisso dalla morte, e non sarà più una forza disgregatrice, vorticosa, confusionaria, ribaltante, bensì ordinatrice e benefattrice? Il sapore di sale lo sentiremo nel mare e non più sulla pelle e men che meno sulle labbra degli altri?

 


Chissà se almeno ogni tanto potremo incontrare le labbra di un altro e trasmettergli quella febbre sana, forse non mortale, che è il desiderio. Se dopo il coronavirus smetteremo di baciarci, allora, la guerra dei sessi – almeno quella – sarà finita? Avremo altri avversari?


  

Come saremo igienici, puristi, chilometristi dello zero. E cosa ne sarà dell’ardore e dell’ardere? Riusciremo a fare arte conducendo vite così rette e incontaminate? Diceva Flaubert: “Nella tua vita sii regolare e ordinato come un borghese, così da poter essere violento e originale nella tua opera”. E se uno non volesse far opere ma vivere, soltanto vivere, baciando il prossimo suo come uno psicoterapeuta gli consiglia di baciare se stesso, che opzioni avrà? Ci saranno dei ricoveri, degli ospedali, della sale controllate con temperature molto basse che rendono difficile la vita ai batteri in cui i non eccelsi potranno andare a far cosacce? Ci saranno parchi a tema, rivisitazioni annuali, giornate mondiali in cui almeno ogni tanto potremo, noi banali assatanati, incontrare le labbra di un altro e trasmettergli quella febbre sana o quantomeno non mortale che è il desiderio? Attenzione, poi, a disincentivare e inibire i baci tra esseri umani, ché quelli, irredimibili peccatori carnali come sono, ripiegano sulle bestie e lì son altri virus e contagi e pandemie. In coda al 2019, negli Stati Uniti, l’abitudine di alcuni solitari animalisti di baciare polli, galline, anatre e oche, ha provocato un’epidemia di salmonellosi che ha portato in ospedale in condizioni molto gravi 175 persone, due delle quali sono morte.

 

Certo, gli americani sono quelli che sono, bizzarri contraddittori individui, per esempio negli ultimi anni tra di loro cresce esponenzialmente il numero di pazienti allergici al burro di arachidi ed è una tendenza che è stata registrata per via dell’aumento di ricoveri di persone che sono quasi morte per choc anafilattico a seguito di baci ricevuti da partner che avevano appena finito di mangiare burro di noccioline, di cui la Morte, magnificamente interpretata da Brad Pitt in “Vi presento Joe Black”, è perdutamente ghiotta. Di bacio al burro d’arachidi, peraltro, una quindicenne del Quebec è morta, nel 2005, in Canada. E questo per la quota vertigine, o se preferite coincidenze.

 

Se solo la vita assomigliasse ai romanzi, quella ragazza si sarebbe forse potuta salvare con un altro bacio, e non del principe azzurro, che al massimo sveglia dal sonno una poveraccia che riposa beatamente, sollevata da qualsiasi incombenza (e mai una che lo prenda a sberle, sempre tutte ben felici di venire interrotte dalla pausa di inattività ad libitum). Ci sarebbe voluto il bacio del gigante nero, il dead man walking de “Il miglio verde” di Stephen King, che riportava in vita gli innocenti.

 

La realtà che stiamo apparecchiando noi, qui e adesso, è invece un inferno di misure preventive e surrogati e proclami e cautele ed evidenze scientifiche.

 

Ci baceremo con la mascherina in faccia (nelle Filippine 200 coppie si sono sposate con il volto coperto, dalle foto sembrava una versione trash di “Eyes Wide Shut” e invece era la realtà), d’altronde vivere è indossare maschere e crescere è cambiarle.

 

Delle effusioni basterà il pensiero, ci divertiremo a mimarle, come nel favoloso sketch di prossemica improvvisato da Emmanuel Macron e signora napoletana, giovedì scorso, a piazza Eduardo de Filippo, a Napoli. All’arrivo del presidente francese, lei gli ha mandato un bacetto volante e lui ha parimenti risposto. Tra loro c’era una ragguardevole distanza, che né l’uno né l’altra hanno sfidato.

 

Que reste-t-il de nos amours? Baisers volés, reves mouvant.

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