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Versare il latte, non buttare la politica

Le difficoltà dei produttori sardi e la necessità di rispondere senza demagogia

12 Febbraio 2019 alle 20:32

Versare il latte, non buttare la politica

La protesta dei pastori sardi (foto LaPresse)

Le proteste dei pastori sardi, drammatizzate dal gesto del gettare il latte, niente di più innaturale per una cultura di pastorizia, e che si sono estese anche alla Toscana, testimoniano una difficoltà oggettiva a far convivere le leggi di mercato con la tutela di produzioni che mantengono i caratteri tipici di una società preindustriale. La produzione agricola nelle zone ad alto sviluppo, in Europa come in America, è in qualche modo sovvenzionata da decenni. Si cerca un equilibrio tra costi e ricavi puntando sulla tecnologia e sulla standardizzazione. Per la pastorizia, in particolare per quella tradizionale, però, l’apporto tecnologico nell’abbattimento dei costi di produzione è assai limitato, mentre le oscillazioni di mercato, soprattutto ora che i produttori di formaggio puntano ai ricchi mercati dell’America del nord, in questa fase richiedono molta produzione a prezzi bassi.

 

Questi prezzi però non sono comprimibili al di sotto di un certo livello, che è quello raggiunto ora dal latte ovino. Ci sono inoltre produttori europei dell’est che, con un costo della vita inferiore, possono esportare latte ovino a prezzi bassi, il che, in barba a tutti i regolamenti dell’origine controllata, inquina il mercato. Il problema è reale e complesso (e non riguarda, in assoluto, i soli ovini sardi, bensì tutto un comparto della nostra agricoltura). Il momento, la vigilia delle elezioni regionali sarde, è propizio di dare una grande visibilità alle proteste e a indurre le autorità politiche a intervenire. E’ bene che questo venga fatto in fretta, per evitare che si incancreniscano le contraddizioni. Ma le soluzioni non possono essere semplicistiche e demagogiche (Matteo Salvini ci si è buttato subito, immemore di alcuni disastri causati quando la Lega, anni fa, difendeva i produttori del nord nella disputa delle quote latte). Forse garantire meglio l’origine del latte nei formaggi pecorini può avvantaggiare sia i produttori sia i consumatori, e altre regole vanno valutate in sede europea. Ma è appunto qui che il problema posto dai pastori si fa politico: la mediazione tra regole e mercato, necessaria, chiede di stare ai tavoli internazionali, non rovesciarli. Di latte, se ne è già buttato troppo.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    13 Febbraio 2019 - 11:11

    Veramente il problema delle quote latte fu causato dal ministro Pandolfi del primo governo Craxi, che in sede comunitaria accettò regole di produzione che, come al solitoi, favorivano Germania e Francia, in più sottostimando il dato della nostra produzione. Da Wikipedia "Il dato era, secondo le associazioni di categoria, sottostimato e per questo l'allora ministro dell'agricoltura Filippo Maria Pandolfi fu duramente criticato. Pandolfi attribuì la colpa a un errore dell'ISTAT e promise che comunque eventuali sanzioni non sarebbero state applicate ai produttori italiani individuali" Per fare un paragone, come quando la Fornero non tenne conto degli esodati nel fare la sua pessima riforma.

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    • oliolà

      14 Febbraio 2019 - 20:08

      La tentazione è di risponderti: "Iosto con i pastori! E Ampsicora?" Tutti leggono "Io sto" Nessuno sa chi sia Iosto e chi sia Ampsicora e anche Pandolfi, che è molto più vicino, se la sfanga male.

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