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Chi piange sul latte versato

Ieri la questione delle quote, che è durata trent’anni, oggi la protesta dei pastori sardi. Perché cavalcare le illusioni della politica è più comodo che dar retta al mercato. E la Lega ci ricasca

24 Febbraio 2019 alle 06:00

Chi piange sul latte versato

La protesta per il prezzo del latte di pecora, una decina di giorni fa in Sardegna: allevatori e pastori svuotano le cisterne del latte. Foto LaPresse

“La lotta di classe si confondeva con il brigantaggio, con il ricatto, con l’assalto al municipio, era una forma di terrorismo elementare senza conseguenze stabili ed efficaci” (Antonio Gramsci, Operai e contadini, l’Ordine Nuovo 1919)     Bisogna piangere sul latte versato. Sì, proprio così, e piangiamo calde lacrime. Non solo perché è un insulto alla natura, una bestemmia pronunciata dall’ira plebea. Il latte non è un telefonino, un robot, un telaio come quelli distrutti dai luddisti, il latte viene...

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Stefano Cingolani

Nato nel bel mezzo del secolo scorso a Recanati, è tornato alla luce in seguito a recenti scavi. Dopo tanto girovagare per giornali (L’Unità, Il Mondo, Corriere della sera, Il Riformista) e città (Milano, New York, Parigi), in cerca di stimoli e affetti, ha trovato al Foglio il rifugio agognato. Ha scritto “Le grandi famiglie del capitalismo italiano” e “Guerre di mercato”. Sopraffatto dalla colpa per non essere riuscito ad assicurare un futuro certo alla figlia maggiore e per non fare i compiti con quella minore, passa il tempo tra l’impero romano-cristiano e la terza globalizzazione (prima o poi riuscirà a spiegare entrambi?). Va al mare sul Baltico, ma vorrebbe essere sul Patna con Lord Jim o a Long Island con Jay Gatsby.

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  • dinissag@hotmail.com

    dinissag

    24 Febbraio 2019 - 15:03

    Da Igino Garbini - Ma qualche pastore in un intervista ha detto anche che il latte i caseifici lo comprano poco volentieri non ostante i prezzi bassi. Io ricordo che già negli anni settanta alcuni produttori di pecorino laziale prendevano atto di una pesanta riduzione nella domanda di questo tipo di formaggio. Non vorrei che i nostri politici sovranisti, nell'impeto del loro marketing populista, abbiano timenticato di fare i conti con la legge della domanda ed offerta.

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  • eleonid

    24 Febbraio 2019 - 08:08

    La regola è sempre la stessa , fare debito ed andare innanzi raccogliendo voti elettorali , sperando che qualche nostro eroe facendo le rivoluzioni faccia aumentare anche i mangiatori di formaggio sardo. Non si potrebbe pensare ad una legge che obblighi a mangiare tutti i giorni un po' di formaggio accompagnandolo con una pillola contro il colesterolo? E mettere su una joint venture con l'industria farmaceutica non sarebbe sarebbe una bella pensata?

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