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Sono 20 gli indagati per il crollo del ponte Morandi

La procura include nell'elenco anche Società Autostrade per l'Italia e Spea Engineering. Il premier Conte intanto ammette che la nazionalizzazione della rete "non è l'unica risposta"

6 Settembre 2018 alle 14:27

Sono 20 gli indagati per il crollo del ponte Morandi

Foto LaPresse

Dopo avere aperto il fascicolo contro ignoti per accertare eventuali responsabilità per il crollo del ponte Morandi a Genova, che lo scorso 14 agosto ha provocato la morte di 43 persone, la procura ha iscritto nella lista degli indagati 20 persone di cui non si conosce ancora l'identità. Nell'elenco ci sono anche Società Autostrade per l'Italia e Spea Engineering. Le ipotesi di reato contestate sono omicidio colposo plurimo, disastro colposo, attentato alla sicurezza dei trasporti, violazione delle norme anti infortunistiche. 

  

Intanto, questa mattina il premier Giuseppe Conte è intervenuto nel dibattito sulla nazionalizzazione di Autostrade, che vede da un lato il M5s con Danilo Toninelli chiedere la revoca immediata della concessione ad Aspi, tramite decreto legge, affidando poi la ricostruzione del ponte a un soggetto pubblico; dall'altro il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti, che chiede di avviare subito i lavori in deroga al Codice appalti mantenendo la regia di Autostrade, per poi valutare costi e benefici della revoca, tenendo conto anche delle effettive responsabilità che saranno accertate dai giudici. Per Conte, invece, "la nazionalizzazione non è l'unica risposta", perciò non esclude "che si faccia una nuova gara" per individuare un nuovo soggetto gestore. 

 

Gli annunci del M5s di volere nazionalizzare la rete autostradale sono stati via via ridimensionati. Quelle che erano state presentate come vergogna e responsabilità esclusive del gruppo Atlantia per il crollo del ponte Morandi col passare dei giorni sono risultate piuttosto ripartite tra privati e controllori pubblici, locali e nazionali, compresi quelli alle dirette dipendenze di Toninelli. E soprattutto la Lega non ha dato nessun via libera all'intenzione di gettare a mare – né a Genova né altrove – una collaborazione sulle infrastrutture con i concessionari e con i costruttori privati che ha dato ottimi frutti in Lombardia e Veneto, e altri sono attesi nella stessa Liguria (con la Gronda e il Terzo valico), in Piemonte (con la Tav), con la Pedemontana veneta e quella lombarda.

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    06 Settembre 2018 - 15:03

    C'è Berlusconi?

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