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Auguri alla curia romana

Al termine di un anno turbolento cresce l’attesa per il consueto discorso del Papa ai monsignori del Vaticano

15 Dicembre 2019 alle 06:04

Auguri alla curia romana

Papa Francesco (foto LaPresse)

Restando su un piano meramente profano, l’evento più atteso delle prossime settimane in Vaticano sarà (come sempre) il discorso di auguri che il Papa rivolgerà alla curia romana. Da quando vescovo di Roma è Francesco, l’appuntamento ha fatto sudare più d’una porpora: un anno l’elenco delle malattie (parlò di “Alzheimer spirituale”) di cui sono affetti i monsignori che lavorano nei Sacri palazzi, l’anno dopo la denuncia delle “tempeste” e degli “uragani” che scuotono la Barca di Pietro. Discorsi sempre interessanti, pieni di sibillini riferimenti a casi d’attualità che hanno movimentato la vita oltretevere nel corso dei dodici mesi precedenti. Quest’anno l’attesa è forte non solo per sapere se ci saranno riferimenti alle guerricciole che hanno esposto la Segreteria di stato sui giornali per vicende immobiliari “opache” in quel di Londra, ma anche perché il discorso si terrà al termine di un rimpasto “di sostanza” in uffici che contano: la Segreteria per l’Economia (dopo la parentesi Pell) ha il suo nuovo capo, un gesuita che resterà semplice sacerdote senza essere ordinato vescovo. Propaganda fide, invece, vedrà a metà gennaio l’arrivo quale nuovo prefetto del cardinale Luis Antonio Gokim Tagle. Qualcuno mormora che al Papa non siano andati giù i commenti del solitamente prudentissimo Fernando Filoni, cardinale prefetto uscente, sull’accordo con la Cina. Commenti non proprio entusiasti. Chiacchiere, in assenza di riscontri possibili. In ogni caso, l’anno concluso è stato tutto meno che tranquillo. E il prossimo promette di essere ancora più turbolento.

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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