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Il problema del prete virile

Il Sinodo amazzonico ha messo in discussione il celibato e la virtuosa solitudine del sacerdote. Fine di un mondo o sviluppo del cattolicesimo? Girotondo fogliante

30 Ottobre 2019 alle 10:13

Il problema del prete virile

Il Sinodo per l'Amazzonia che si è chiuso con la messa celebrata dal Papa domenica in San Pietro ha aperto la strada all'ordinazione sacerdotale dei diaconi permanenti (foto LaPresse)

di Aldo Maria Valli

Sono così vecchio che quando penso al celibato dei preti mi viene in mente Lucio Dalla. Era il 1979, facevo il servizio militare nella plumbea Roma del post sequestro Moro e la canzone di Dalla, “L’anno che verrà”, era la colonna sonora ideale mentre, da bravo granatiere, stavo di guardia in giro per la triste metropoli: “Si esce poco la sera, compreso quando è festa, e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra…”. Ma che c’entra quella canzone con il celibato dei preti? C’entra, perché a un certo punto diceva: “Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando… E si farà l’amore ognuno come gli va, anche i preti potranno sposarsi, ma soltanto a un a certa età”.

 

Ecco, direi che ci siamo. Il pertugio è stato aperto. Un pertugio amazzonico, ma serviva un pretesto, e di solito il pretesto arriva da un caso limite.

 

Lo dice il senso comune, lo si sente dire perfino dai bravi parrocchiani: “I preti dovrebbero sposarsi, basta con questa storia del celibato. Così finirebbe anche la faccenda della pedofilia”. Poco importa che non sia in realtà pedofilia ma, nel novanta per cento dei casi, efebofilia (attrazione dell’adulto verso la medio-tarda adolescenza) legata all’omosessualità. E poco importa che tutte le ricerche dimostrino che non c’è alcun nesso tra celibato e abusi. Il senso comune dice così e la neo Chiesa, che ha la missione di piacere alla gente che piace, non deve fare altro che adeguarsi.

 

Io sono così vecchio che i preti cattolici li voglio celibi. Lo so, lo so: non è un dogma, ma solo una disciplina, divenuta legge canonica a partire dal IV secolo. In realtà anche prima la continenza veniva proposta ai ministri della Chiesa come ideale assai raccomandabile, tanto che si può legittimamente parlare di origine apostolica del celibato. Ma non è questo il punto. Il punto è che sono affezionato al prete celibe, perché in lui vedo l’alter Christus, mentre nel prete con moglie e marmocchi al seguito vedo un funzionario.

 

Oggi siamo abituati al prete assistente sociale e al prete intrattenitore: questi i due modelli ammessi. Non si riesce neppure più a concepire che il ministero sacerdotale possa avere una dimensione ascetica. Giusto allora che il don abbia moglie e, perché no, marito. Se la funzione è assistere e intrattenere, e non curare le anime (portarle alla salvezza) perché dobbiamo farci tanti problemi?

 

Il celibato, disse una volta Benedetto XVI, è il segno “che posso fondare la mia vita su Cristo, sulla vita futura”. Ma Ratzinger era antipatico.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    30 Ottobre 2019 - 21:22

    Purtroppo ascoltar Bergoglio è solo un perder tempo e scrollar la testa per i "dubia" fuorvianti e sconsolanti insiti nelle sue confuse, ambigue e incerte esternazioni, ormai lo sappiamo. Ma in fondo non c'è nessun bisogno di un Papa così, per chi crede, il Credo non cita il Papa bensì la Chiesa Cattolica (e Bergoglio ha dichiarato che il suo Dio non è Cattolico, perciò transeat) facciamo finta di essere in conclave a fumata nera a tempo indeterminato e andiamo avanti tranquillamente. La Provvidenza oltretutto, cioè dopo pontificati grandiosi come quello di San Giovanni Paolo II Magno e del suo successore Benedettro XVI ancora ben presente, da quasi quarant'anni ci manda giù la Madonna a farci catechismo quotidiano e in diretta a tutto il mondo (c'è Radio Maria nei cinque Continenti, altro che la radiolina vaticana che nessuno ascolta!). Il Papa non deve rendere conto a me, né io a lui. Davanti a Cristo siamo peccatori tutti, ma proprio Lui s'è fatto come noi per salvarci.-

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  • williamgiampietro9

    30 Ottobre 2019 - 19:17

    Crippa parla di una "immagine mondana, estetica, del prete con la talare" a cui i "clericali" sarebbero così attaccati da aver paura che questa cosa sia messa in discussione dal Sinodo o dal Papa. Francamente non vedo il nesso col celibato sacerdotale. A parte che la "mondanità" si esprime con l'essere "del mondo", la talare è abbandonata da tempo: sarebbe obbligatoria in chiesa a Roma, ma credo che basti un segno di riconoscimento come il solo colletto. E ancora non capisco il percorso mentale talare-mondanità-estetica-clericale-paura-celibato! O l'inverso. Mi sembra che traspaia dall'articolo di Crippa una certa immotivata avversione per chi con umiltà e obbedienza pure continua a ritenere valida la "Sacerdotalis Coelibatus" di San Paolo VI. Non è mica scaduta?

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  • Caterina

    Caterina

    30 Ottobre 2019 - 18:55

    Consiglio la lettura di questo romanzo di A Trollope Barchester Towers (1857); trad. it. Le torri di Barchester, Sellerio, 2004. Quando si parla di celibato o meno per il sacerdozio penso sempre a Mrs. Proudie.

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  • kriszt49

    30 Ottobre 2019 - 17:20

    "La chiesa può fare a meno del celibato del clero, ma nel sacerdote non si vedrebbe più lo stigma dell’imitazione di Cristo e dell’obbedienza al popolo di Dio" - ecco, io la penso come l'Elefantino. kriszt49

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