Quello che non ha capito Papa Francesco del gender

Giuliano Ferrara

I preti sono tutti froci, e s’è capito. Ma ora il mondo al Pontefice chiede la vera prova d’amore: introdurre il sesso legale e universale nella chiesa

Non è così complicato, se vogliano fare sul serio, il lavoro dei capi delle Conferenze episcopali riuniti dal Papa regnante per capire che cosa altro architettare sul tema chiassoso, scabroso e potenzialmente letale degli abusi del clero e nel clero. I lavori saranno per così dire aperti da un libro scoop (c’è niente di più disgustoso?) di un giornalista e sociologo Lgbt molto accreditato e piacione, inchiestona a tesi, vecchio stile, il cui risultato è una schietta fregnaccia pubblicata in otto lingue che avrà eco universale almeno come “Spotlight”, l’assalto del Boston Globe all’indipendenza e alla libertà della chiesa cattolica in nome della sofferenza delle vittime di abusi (seguirà anche qui riduzione cinematografara, evvai): i preti sono tutti froci, e più sono moralmente conservatori più sono froci, più sono in alto nella gerarchia più sono froci e puttani, puttani e froci. Andiamo bene, torniamo ai tempi belli di Sesso in confessionale e altre prurigini. Torniamo a Roger Peyrefitte, la superchecca letterata che negli anni Sessanta accusò Paolo VI di avere un amante, spingendo la gerarchia a un grottesco triduo speciale di preghiere per sanare la ferita alla reputazione del Papa. Voyeurismo, pettegolezzi, e la non tanto strana teoria dei superlaici anticlericali secondo cui la sauna è il nuovo tempio della libertà e le chiese sono saune gay dell’oscurantismo. Ma a chi la vogliono raccontare?

 

I capi delle Conferenze episcopali non devono pregare per la reputazione perduta, devono agire. La messa in stato di accusa della chiesa per i peccati dei sacerdoti ha già comportato le dimissioni di un Papa, di cui un anno prima demmo conto come imminenti perché era evidente che la situazione si era fatta intenibile (e il caro padre Lombardi, il gesuita coordinatore della riunione di vertice antiabusi, ci derise come mitomani). Agire vuol dire affermare la verità: gli abusi sui minori si puniscono secondo la legge secolare, punto, ma gli abusatori della campagna sugli abusi devono sapere che la chiesa non si mette in ginocchio davanti a loro, semmai alla coscienza e a Cristo e alla sua antica cultura, e che non rinuncerà alla cura d’anime secondo la propria tradizione e sapienza; che non si fa processare dal mondo e dai comitati legali che hanno trovato nella retorica delle vittime una filiera succulenta per i risarcimenti nel più gigantesco ricatto dei tempi moderni. Quanto al sesso dei preti, vescovi e cardinali, che poi in un universo mentale pansessualista e tollerante siffatto dovrebbero essere letteralmente cazzi loro, la faccenda è più complicata.

 

Finché la chiesa diceva al mondo come doveva comportarsi a letto, e ovviamente accade di predicare bene e razzolare male, il problema era grande e grosso ma alla fine governabile. Nel concerto della tolleranza universale e del relativismo morale assoluto (relativismo assoluto, sottolineo), con Nietzsche e Foucault a farla da padroni (e parlo di cervelli notoriamente pensanti), la Lettera ai Romani di Paolo di Tarso e il peccato originale biblico-agostiniano possono sopportare una attualizzazione, un aggiornamento pastorale che superi come può l’orizzonte del virginale, del casto e dell’antisodomitico. Che si debbano legittimare, da un punto di vista di fede incarnata nella chiesa, matrimonio gay, divorzio, aborto e preservativo o pillola RU486, bè, questo magari è un altro paio di maniche. Però la faccenda non è del tutto intrattabile.

 

Di questo il mondo se n’è accorto, e ora rovescia la frittata per rendere ingovernabile tutta la faccenda, appunto, nel segno della battaglia contro l’immobilismo della chiesa, anche quella disponibile e disinvolta di Bergoglio. 

 

“Delenda ecclesia” è il suo motto e programma d’azione, e si procede. Il problema, si scopre, non è come devono comportarsi in amore i fedeli, l’Humanae vitae è ormai un’anticaglia, bensì come fanno l’amore i preti, questi conigli omofobi e omosessuali, tanto più gay quanto più moralisti. Ben scavato, vecchia talpa. Bergoglio non ha capito che il gender è ormai iscritto tra le questioni dirimenti della sua chiesa, che deve andare oltre l’ambivalente definizione del sesso come “dono di Dio”, che vuol dire tutto e vuol dire niente, deve introdurre il sesso legale e universale nella chiesa canonica e apostolica. Via il celibato, femminismo tra le suore, il sacerdozio femminile, avanti con la ratifica dell’indifferenza sessuale in amore: la questione è strutturale e istituzionale, e riguarda il corpo monosessuale in sé patologico del clero, basso e alto clero confusi insieme in un unico incastro di abusività e prepotenza, di doppia vita e di menzogna. La fanfara ha intonato il suo inno anticlericale.

 

C’è un solo problema, dal punto di vista dei cattolici. Come ricorda il latinista Nicola Gardini, Publio Ovidio Nasone, il grande poeta esiliato da Augusto a causa del suo carmen sull’Arte di amare, e delle scandalose Metamorfosi, non ha mai scritto un manuale erotico, ha scritto “una bestemmia”, che sarà anche liberatoria, fondata com’è sull’incertezza e il relativismo e lo scetticismo, ma entra in conflitto con l’ordine imperiale e la compattezza sociale. Infatti il sesso nasce come “dono di Dio”, ed è angelico nel dettato biblico prima del morso fatale alla mela, ma poi diventa “del Diavolo”. Lo sappiamo tutti: la ricerca del piacere, l’abbandono al desiderio, il dongiovannismo sono in tutti i tempi, pagani e cristiani, ideologie atee, miscredenti, incompatibili con gli sforzi ecclesiastici e sacerdotali, Augusto o il Papa poco importa, di dare pace agli spiriti e un ordine a uomini e donne. Sicché, aggredita nel suo nucleo fondante, la chiesa cattolica può decidere di non limitarsi a benedire il divorzio e il sesso indifferente tra i fedeli, atto follemente e incautamente comprensibile dal punto di vista pastorale, ma allora deve andare in fondo, e probabilmente a fondo: deve introdurre il sesso nella chiesa, esautorandone lo sfondo censorio di matrice biblica e apocalittica, insomma deve fondare una nuova famiglia sacerdotale in cui si scopa. Lutero aprì genialmente la strada, e ci diede la sua famiglia del monastero nero come fulgido esempio di virtù cristiana e familiare senza l’interdizione sessuale. Poi tutto si è complicato, ma lì, se del caso, bisogna tornare, a meno che non si decida di contrattaccare e di segnalare al secolo che ha bisogno di una predicazione che lo contraddica, che sarebbe il minimo.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.