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“Sodoma”, ciarpame senza pudore

Il libro che vuole scoperchiare la cupola gay vaticana è ripugnante in ogni sua riga

17 Febbraio 2019 alle 06:24

“Sodoma”, ciarpame senza pudore

Foto LaPresse

Roma. Un estenuante sbrodolamento di pettegolezzi, insinuazioni, allusioni, frasi a effetto non supportate da alcuna statistica o prova, come quella sul fatto che in Vaticano quattro preti su cinque sarebbero gay. Non servono troppe parole per definire Sodoma, il “capolavoro” di Frédéric Martel, attivista lgbt e scrittore, che uscirà in venti paesi e otto lingue (in Italia per Feltrinelli) il prossimo 21 febbraio. Proprio il giorno in cui il Papa aprirà il vertice con i presidenti delle conferenze episcopali per cercare di stabilire una linea di condotta comune in relazione agli abusi sessuali da parte di membri del clero. Martel dice di averci lavorato quattro anni, di aver viaggiato tantissimo e di aver intervistato parecchie persone, testimoni credibili dello stato in cui versa la chiesa. Cinquecentosessanta pagine di continuo spiare dal buco della serratura, con il racconto pruriginoso di arcivescovi fidanzati con gentiluomini scozzesi, cardinali francesi innamorati di preti anglicani e porporati africani che vivono relazioni a distanza con gesuiti del Boston College. “Uccelli di rovo” al confronto è un’innocente puntata di “Heidi”.

 

La tesi è naturalmente precostituita: Bergoglio ce l’ha con i monsignori rigidi, i famosi legalisti, perché gay più o meno “praticanti” e gli omofobi conservatori della curia in realtà sono “puttanieri milionari” (citazione testuale) che si portano a letto seminaristi e gigolò, picchiandoli per sfogare la propria natura repressa. Il cardinale Alfonso López Trujillo, morto più di dieci anni fa, oltre che accusato di essere un delinquente della peggior specie dedito a intrallazzare con i narcotrafficanti di Medellin e forse a comprare “penetrazioni senza preservativo” (così nel testo), avrebbe anche indicato ai paramilitari colombiani i preti schierati dalla parte dei poveri. Sacerdoti che poi, ça va sans dire, gli stessi paramilitari ammazzavano nei barrios locali. Prove? Nessuna. Solo voci, interviste, testimonianze di chi sapeva bene come andavano le cose. Identico canovaccio anche per Sebastiano Baggio – pure lui defunto da un pezzo –, creato cardinale da Paolo VI ma subdolo cospiratore al servizio dell’ultraconservatorismo.

 

Voglie morbose

Non c’è nient’altro di rilevante in questo libro, se non la voglia morbosa di scandalizzare e di assestare qualche colpetto alla chiesa che non se la passa bene. Creare caos, fomentare risse verbali – sono già iniziate, con alcuni settori della destra cattolica caduti in pieno nel trappolone che teorizzano complotti dietro ai quali ci sarebbero addirittura Francesco e padre Spadaro. Martel insiste molto sui morti, divisi tra confidenti – viene tirato in ballo pure un gigante della chiesa qual è stato Jean-Louis Tauran, verso il quale Martel dice di aver provato grande affetto, nonostante “la sua insondabile schizofrenia” – e diavoli, come il già citato Lopez Trujillo, che il Papa avrebbe fatto esumare dal cimitero vaticano per spedirlo in Colombia, il più distante possibile da Santa Marta. Ciarpame senza pudore, allusioni ributtanti che si mischiano a pensieri sparsi di attivi esponenti della curia romana, come mons. Vincenzo Paglia che davanti a una Madre Teresa di Calcutta in versione pop-art che lampeggia a intermittenza fa sapere che “parlare della famiglia non significa stabilire delle regole; al contrario, significa aiutare le famiglie”. L’autore, che non ne può più di questa chiesa che continua a dire che la famiglia è quella tra uomo e donna, esulta. Mancava naturalmente lo scoop sul reale motivo delle dimissioni di Benedetto XVI – nel libro ce n’è anche per lui, per il suo segretario e per il suo predecessore – che non sarebbero state dovute all’età né agli scandali relativi alla pedofilia nel clero. Recatosi in viaggio a Cuba nel 2012, Joseph Ratzinger avrebbe lì scoperto “un mondo demoniaco” (sesso, abusi, eccetera) che non gli lasciò altra strada se non la rinuncia. Tra quattro anni attendiamo il sequel.

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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  • Abele

    Abele

    17 Febbraio 2019 - 13:01

    Ottimo articolo Matteo! Grazie.

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  • Giovanni Attinà

    17 Febbraio 2019 - 12:12

    Non solo ripugnate il libro ma tutto quello che viene annunciato come verità è tutto da provare. Non penso proprio che la Chiesa sia rifugio dei gay: cerchiamo di essere seri. Non c'è prescritto da nessuna parte l'obbligo di essere cattolici, ma ci vuole rispetto per questa religione. La Chiesa ad ogni modo è più forte di questi libelli: esiste da oltre duemila annji, come scriveva Giuseppe Prezzolini, e merita rispetto.

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  • Giovanni

    17 Febbraio 2019 - 12:12

    Immagino che Frédéric Martel dopo questa indagine ne faccia un altra sul mondo religioso islamico ...

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  • Silvius

    17 Febbraio 2019 - 11:11

    Non ho letto il libro e non credo che lo leggerò. Probabilmente Lei ha ragione, ma non si dovrebbero dimenticare le palate di guano buttate contro il mondo omosessuale. Pesano anche quelle, più di quanto Lei sembra immaginare. Non che questo giustifichi un libello (sempre che di libello si tratti). E non vanno nemmeno dimenticate le vittime degli abusi e le sentenze dei tribunali, mi sembra. Se poi si volesse parlare di persecuzione e di mala giustizia, il clero non sarebbe certo l’unica vittima.

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